“Sono tornato”: banalità e luoghi comuni per un film che (non) parla di Mussolini

Non siamo ancora pronti a un film del genere e forse, più semplicemente, non siamo ancora pronti a dibattere realmente sul Fascismo. Quando si parla del fenomeno che ha segnato la storia d’Italia per più di 20 anni, l’obbiettività, la sincerità e la capacità di un’analisi critica scevra da pregiudizi e sentimentalismi, va sempre a farsi benedire, lasciando il posto ad analisi semplicistiche e superficiali di ogni tipo.

Anche questo film infatti segue perfettamente la traccia della semplificazione più estrema, di un argomento che al contrario, ha nella complessità, la caratteristica più rilevante. Nella prima parte del film si ride e si riflette molto grazie al finto Duce che, osservando l’Italia del 2017, non si capacita di come la sua patria si possa trovare in una situazione cosi paradossale; dalla composizione etnica della popolazione, ai matrimoni gay, dall’abbigliamento succinto agli inganni dei politici. Lodevoli e degne di nota la critica e l’ironia sulla democrazia che fanno capire in modo molto chiaro la visione del mondo fascista che si contrappone in modo netto alla visione moderna, basata sull’egualitarismo, sul materialismo, sul progressismo e sul più bieco consumismo.

Fino a qui tutto bene insomma, o quasi. Il vero problema di questa commedia infatti è che la seconda parte del film è intrisa delle solite litanie sul tema del razzismo, sulla violenza, sui crimini di guerra e sul mondo neofascista dipinto come il solito ammasso di gente gretta e ignorante…nulla di nuovo insomma. Nessuno chiede a una commedia di trasformarsi in un documentario che analizzi pedissequamente e contestualizzi storicamente ogni provvedimento preso dal Fascismo in quegli anni, ma forse si potrebbe semplicemente evitare di scadere sempre e comunque nella solita condanna all’insegna del politicamente corretto e della superficialità. Si parla infatti di razzismo, ma non si accenna minimamente ai colloqui tra il Duce e Julius Evola che dibattevano su Aristotele e Platone per trovare una definizione al razzismo fascista, caratterizzato soprattutto da una differenza spirituale, molto più che biologica. Si parla di leggi razziali ma non si cita il fatto che il governo fascista è stato composto anche da ministri ebrei; insomma è un po’ troppo comodo prendere una parte di una forma molto complessa e strumentalizzarla sempre e comunque per trasmettere ai più un messaggio distorto della realtà.

Una commedia dovrebbe far ridere e riflettere contemporaneamente, dovrebbe accendere delle domande nelle teste degli spettatori, dovrebbe stuzzicare la critica in positivo o negativo, senza sputare sentenze preconfezionate. Curioso anche vedere nel film un Mussolini che spara uccidendo un povero cagnolino, quasi a voler enfatizzare la spietatezza e la cattiveria del dittatore di Predappio. Molto più curioso, in realtà, è che fu lo stesso Mussolini a fondare l’E.N.P.A, l’Ente Nazionale Protezione Animali, derivato dalla “Società Reale per la protezione degli animali” ideata nel 1871, e fu proprio il regime a emanare le prime leggi in difesa degli animali, ma anche questo ahimè è omesso nel film. Si cita inoltre una guerra di civiltà, con un Mussolini in salsa “destroterminale” che sembra assumere delle posizioni simili a quelle moderne di Oriana Fallaci, ma anche in questo caso ci si dimentica di ricordare il soprannome dato dal Gran Mufti di Gerusalemme al vero Mussolini, che lo proclamò difensore dell’Islam.

Insomma senza analizzare e sviscerare ogni scena di questo film, è opportuno segnalare che sono davvero troppe le banalizzazioni e le semplificazioni storiche presenti in questa pellicola che esce in un momento in cui tutto il pensiero unico liberal-democratico muove le proprie forze propagandistiche contro il cosiddetto pericolo fascista e razzista. Come anticipato, siamo davvero ancora molto lontani dal riuscire a fare una disamina vera sul Fascismo e su Benito Mussolini; l’Italia presenta ancora, come è fisiologico che sia, gli strascichi della guerra civile che ha dilaniato una nazione e che ancora divide in nome di un’appartenenza a un colore politico piuttosto che a un altro, mentre sullo sfondo i media alimentano un pensiero unico che non si può e non si deve attaccare. Sembra quindi che ad essere tornato, non sia stato Benito Mussolini, ma come al solito l’unica cosa ad essere tornata in questo film è la banalità.

(di Marco Terranova)