“Come non stuprare”: l’ultima frontiera dell’ “antirazzismo”

“Come avvicinare una donna per conoscerla, come corteggiarla e comportarsi con lei nell’intimità, questi i contenuti delle lezioni.”

Non è uno scherzo, ma la geniale iniziativa di un’associazione in provincia di Modena. Si chiama Leone Rosso, e si occupa di iniziative atte a favorire la sempreverde integrazione degli immigrati e dei profughi. Insegnandogli proprio tutto, perfino come non violentare.

La stessa cooperativa, che nel 2017 avviò corsi di italiano in una parrocchia, ha avviato anche corsi di italianità: l’insegnamento ai profughi della cultura italiana, dagli articoli della Costituzione all’alimentazione fino all’approccio di genere, si legge anche sull’ANSA.

L’antirazzismo da operetta, insomma, non cessa di sciorinare le sue perle giorno dopo giorno. Sempre pronto a fare la predica sull’accoglienza, a insistere su un’uguaglianza tra popoli e razze che non esiste (com’è giusto e sano che sia), sempre pronto a gridare al razzismo contro gli immigrati ad ogni mezza parola si dica in difesa dei popoli europei, per poi scivolare nelle dichiarazioni involontarie di personalità intellettuali di valore immenso quali la mai troppo lodata Emma Bonino e il caro Alessandro Gassman, diversi per formazione, lavoro, impostazione ma identici quando si tratta di rilevare l’utilità degli immigrati da accogliere nella raccolta dei pomodori nei campi.

Ora però si va oltre, perché l’immigrato non è solo un utile schiavo al sistema dei “lavori che gli italiani non vogliono più fare”, ma anche un sottosviluppato a cui insegnare come comportarsi nelle relazioni e negli approcci di coppia. “Stiamo un pochino esagerando”, ci arriva perfino La Voce del Trentino.

Ma perché mai, dico io. È tutto così sano, così liberoeguale, così antirazzista.

“Se dice di no, non picchiarla!” è il prepotente slogan di Leone Rosso. Sconvolgente e molto civile. Comunque devo essere sincero, l’iniziativa mi piace. All’avanguardia, progressista, puro futuro. La fantascienza del dirittocivilismo antirazzista.

Mi piace così tanto che suggerisco ai signori di Leone Rosso di fare un passo ulteriore. Come molti di voi ricorderanno, quell’altra mente illuminata di Pietro Grasso chiese scusa “a nome di tutti gli uomini” dopo l’omicidio di Nicolina, la ragazza foggiana uccisa dall’ex-compagno della madre.

Mi pare un ottimo contenuto del programma didattico futuro: leonesse, leonessi, o come diavolo vi chiamate, io lo inserirei. “Se qualche vostro compare uccide o violenta, imparate a chiedere scusa in suo nome”.

Per dare un futuro a questo mondo fantastico di integrazione, accoglienza, raccolte di pomodori e sottosviluppati da elevare che state costruendo con tanta fatica. Giù il cappello al cospetto di cotanta umanità.

(di Stelio Fergola)