Crisi aziendali e Stato assente: si torni ad una direzione pubblica dell’economia

Nonostante i grandi proclami di qualche mese prima, la Whirpool – nota azienda del ramo degli elettrodomestici casalinghi – ha deciso di chiudere i battenti in Italia lasciando così a casa senza lavoro circa 500 operai. Quanto avvenuto con la Whirpool non è affatto un caso isolato, purtroppo.

Recentemente, ha chiuso i battenti anche un’altra azienda importante. Si tratta della Eaton di Monfalcone specializzata nella produzione di componentistica varia, soprattutto in favore di grandi conglomerati industriali del settore automobilistico. Gli operai che rischiano di ritrovarsi senza lavoro, e di conseguenza senza reddito, sono circa 150.

Tutti questi esempi concreti fanno capire che, nonostante i vari commenti della stampa allineata al governo sulla presunta ripresa economica sbandierati qua e là, ripresi anche da diversi altri organismi ed istituzioni pubbliche, la crisi economica ed occupazionale è ancora forte e riguarda direttamente sempre più soggetti della fascia debole della popolazione italiana. Ma non solo.

I casi qua trattati ed esaminati rendono ancora una volta evidente un fatto inconfutabile: lo Stato – in tutte le sue articolazioni centrali e periferiche – non ha più alcun potere effettivo di direzione e di regolazione dell’economia reale e sui suoi operatori, con la conseguenza che, al massimo, le Istituzioni intervengono quando una crisi aziendale è già esplosa con tutte le derive del caso.

Per evitare che casi del genere si moltiplichino a dismisura lo Stato dovrebbe ritornare ad avere un ruolo di primo piano nella regolamentazione e direzione dell’economia per il benessere collettivo.
Regolamentazione dell’economica che potrebbe attuarsi, ad esempio, attraverso l’elaborazione e l’attuazione di “piani industriali” di natura pubblica dalla durata temporale ritenuta più opportuna per i campi economici più disparati, che stabiliscano in che modo, con quali risorse e con quali obbiettivi questi si devono sviluppare e potenziare per assicurare l’interesse nazionale.

Diversi paesi – assolutamente non accusabili di essere socialisti tout court – attuano questa metodologia per garantirsi uno sviluppo organico ed ordinato della propria economia nazionale.
Basti pensare ai paesi attualmente mergenti appartenenti al gruppo dei BRICS. Farlo, sarebbe un primo importante passo per iniziare ad uscire dalla grave crisi in cui siamo impantanati.

(di Manuele Serventi Merlo)