Niente più tema di italiano: una scuola sempre più in declino

Un popolo di poeti“. È la prima frase che si legge sulla facciata del Palazzo della Civiltà italiana a Roma. Un marchio, un legame indissolubile quello tra il Bel Paese e la scrittura che gli ha permesso di sommergere il mondo con le opere dei suoi autori.

Ma poi arriva il mercato, arrivano le esigenze della modernità e i Dante e dei Petrarca non interessano più così tanto. Serve gente che si prodighi non per qualcosa di artistico, ma per qualcosa di concreto, che si possa vedere, toccare, comprare e utilizzare.

Va in questa direzione la recente mossa del Ministero dell’Istruzione (guidato dall’ormai celebre Valeria Fedeli, contestata per il millantato titolo di laurea mai ottenuto e autrice di più svarioni grammaticali) che, con un colpo geniale, degno dell’Ulisse omerico (citiamolo prima che lo tolgano dai programmi scolastici), ha deciso di cancellare il tema di italiano negli esami di Terza media e alla maturità.

Al suo posto sarà chiesto agli studenti di formulare un testo sulla base di argomentazioni fornite dal docente. Una sorta di riassunto insomma, giusto per tastare il livello di comprensione del candidato.

In un momento storico in cui la tecnologia ha sovraccaricato la libertà di espressione permettendo a chiunque possegga una connessione internet di esprimere pubblicamente il proprio pensiero, la scuola, che dovrebbe fare in modo che questo pensiero sia realmente libero e il meno banale possibile, va nel senso opposto, diseducando alla libera argomentazione.

È un baratro sempre più profondo quello che sta risucchiando il mondo dell’istruzione, dominato com’è da incapaci e semianalfabeti arrivisti senza alcuna competenza specifica. Viene da piangere a pensare al cammino che il nostro sistema scolastico ha affrontato per passare dalla riforma Gentile alla situazione attuale di decandenza.

Situazione che non si risolve banalmente nel mondo scolastico, ma che si ripercuote inevitabilmente in una società incapace di formare una classe dirigente valida, in un circolo vizioso che porta dritti alla catastrofe, al dominio degli idioti sugli idioti.

(di Simone De Rosa)