Le donne di Hollywood non sono eroine: sapevano tutto

Matt Walsh è un blogger cattolico statunitense, autore del libro “The Unholy Trinity: blocking the left’s assault on life, marriage and gender”. Su Twitter: @MattWalshBlog

Lo scandalo del giorno (uno dei tanti scandali in realtà, oggi potrebbe essere un giorno pieno di scandali) riguarda il fatto che l’attrice Michelle Williams sia stata pagata quasi niente per rigirare le sue scene nel film “Tutti i soldi del mondo”, mentre Mark Wahlberg sia stato pagato oltre un milione di dollari. La platea ha citato questo caso come ennesima prova del fatto che viviamo in una distopia patriarcale.

Ovviamente, l’intera controversia è piuttosto stupida. La Williams è stata pagata meno per due motivi: lei era d’accordo ad essere pagata meno, e lei stessa vale meno. Mi spiego. Come essere umano, ha la stessa dignità e valore di qualunque uomo. Come star del cinema, il suo valore si conta in dollari e centesimi. Mark Wahlberg è, credeteci o no, l’attore più pagato di Hollywood perché, credeteci o no, i suoi film sono quasi sempre dei grandi successi. I suoi ultimi cinque film hanno incassato oltre un miliardo di dollari al botteghino. In due anni. I film di Michelle Williams… non altrettanto, per dirla in modo gentile.

La gente va a vedere un film solo perché c’è dentro Mark Wahlberg. Quasi nessuno va a vedere un film perché c’è dentro Michelle Williams. Nessuno direbbe ai suoi amici il venerdì sera: “Ehy, andiamo a vedere il nuovo film di Michelle Williams?”. E se lo facesse, si sentirebbe rispondere: “Chi è Michelle Williams?”.

Penso che lei sia un’attrice di talento, ma questi sono affari. Se tu fai fare un miliardo di dollari al tuo datore di lavoro, vieni pagato in proporzione. Se non glieli fai fare, no. E va bene così. Non piangiamo per Michelle Williams. Sono sicuro che sta benissimo, anche se la sua villa è molto più piccola di quella di Mark Wahlberg e il suo maggiordomo lavora solo part-time. A volte, nella vita, dobbiamo sopportare certe privazioni.

Ma la ragione per cui questa storia ha avuto visibilità, è perché fa parte della ben più grande narrazione secondo la quale le donne di Hollywood sarebbero vittime innocenti (anche se ricche e affascinanti) di una cospirazione sessista. Le attrici di Hollywood sono martiri ed eroine, le inattaccabili Buone Donne contro i Maschi Bruti: così ci viene detto.

Questo è stato il tema centrale dei Golden Globe di domenica, dove le donne “hanno preso il centro della scena” in un evento che “celebra le donne”. Una donna dopo l’altra si sono messe di fronte alle telecamere per condannare gli uomini cattivi che rapiscono la loro innocenza; e noi abbiamo sorriso e annuito, senza chiederci neanche per un istante se davvero tutte loro fossero estraneee all’epidemia di abusi sessuali a Hollywood.

Personalmente sono d’accordo sul fatto che le donne debbano essere celebrate. Ma trovo difficile celebrare queste donne in particolare, visto che molte di loro per anni hanno chiuso gli occhi davanti agli abusi sessuali che accadevano tutti attorno a loro, solo al fine di partecipare in una produzione Weinstein o lavorare con qualunque altro dei ben noti molestatori dell’industria cinematografica.

Ora hanno riscoperto le loro convinzioni femministe solo perché quelle convinzioni sono improvvisamente diventate utili alla loro carriera. La carriera era la loro maggiore preoccupazione, quando aiutavano e spalleggiavano i molestatori e li pregavano di entrare nei loro film e di ricevere i loro soldi; e la carriera è tutt’ora la loro maggiore preoccupazione. Vedo pochissime eroine nel mondo delle attrici. Probabilmente ci sono tante eroine quanti sono sono gli eroi nel mondo degli attori. Cioè, quasi nessuno.

Dopotutto, se gli uomini devono essere passati alle forche caudine e castigati per il proprio silenzio (meritatamente), cosa dovremmo dire di Meryl Streep, che ha preso milioni di dollari per partecipare nei film di Weinstein? O di Julia Roberts, che ha fatto lo stesso? E Jennifer Lawrence? Natalie Portman? Jessica Alba? Melissa McCarthy? Naomi Watts? Rachel McAdams? Laura Dern? Oprah? Rooney Mara? Uma Thurman? Nicole Kidman? Potrei andare avanti per pagine intere.

Possiamo dire con certezza che la grandissima maggioranza delle attrici più famosi di Hollywood -e molte di quelle che sono salite sul palco domenica- abbia lavorato con Weinstein. E questo è solo Weinstein. Non ho menzionato le altre “femministe” che hanno lavorato con Woody Allen (Cate Blanchett, etc.), Roman Polanski (Kate Winslet, Michelle Williams, etc.), Kevin Spacey (Jennifer Aniston, etc.) o con altri ben noti molestatori.

Dobbiamo presumere che nessuna di queste donne avesse la minima idea dei presunti crimini commessi da questi uomini? Era un “segreto di Pulcinella” conosciuto a tutti tranne le donne più importanti dell’industria? Ci aspettavamo che Matt Damon sapesse delle losche abitudini di Weinstein, ma Meryl Streep e Jennifer Lawrence no? La Lawrence ha dichiarato di non sapere degli abusi di Weinstein, però sapeva che era un “cane” e un “bruto”. Pensate che Ben Affleck se la sarebbe cavata, con una scusa così?

Ovviamente dobbiamo renderci conto che una donna abusata può avere paura di parlare contro il suo molestatore. Ma molte di loro non sono state abusate, secondo le loro stesse testimonianze. E non tutti gli abusi sono uguali. Una donna stuprata, certamente, non può essere giudicata per il suo silenzio. Ma una donna che ha avuto una conversazione inopportuna? O a cui sono stati proposti favori in cambio di sesso? Se rimane in silenzio, e addirittura sceglie di lavorare con l’uomo in questione, dobbiamo credere che lo ha fatto per paura? Può la “paura” essere una motivazione sufficiente per accettare tonnellate di soldi al fine di partecipare in un film prodotto da un molestatore seriale? E’ paura, o ambizione e codardia?

Se le donne di Hollywood fossero le femministe spaccaculi che ora fingono di essere sempre state, Weinstein e i suoi compari sarebbero usciti dai giochi molto tempo fa: non solo perché i loro comportamenti sarebbero stati di dominio pubblico, ma anche perché non avrebbero trovato nessuna donna disposta a partecipare nei loro film. Eppure, fino all’ultimo minuto, tutte queste donne facevano la fila per essere in una produzione Weinstein. Non sono responsabili per queste decisioni? Dovremmo ora prendere le loro proteste da “girl power” seriamente?

Ci sono molte donne che sono state inghiottite e sputate da Hollywood per essersi rifiutate di sacrificare la loro integrità in nome della fama e dei soldi. Rose McGowan, per esempio. Sono sicuro che ce ne sono molte altre, ma non conosco i loro nomi perché vivono nell’oblio, lontani dai riflettori. Queste donne sono le vere vittime di questa favola e le vere eroine. Celebrate loro.

Ma le donne che si sono esibite sul red carpet vestite di nero, urlando slogan a favore di telecamera e mostrando fiere la testa del drago, quando per anni hanno venduto la loro integrità e la loro anima proprio al drago al fine di ottenere la fama della quale godono oggi – queste donne non meritano nessuna celebrazione. Se “il tempo è scaduto” per gli uomini, dovrebbe essere scaduto anche per queste donne.

(di Matt Walsh, da The Daily Wire – traduzione di Federico Bezzi)