Le pressioni neocon per un regime change in Iran

I neoconservatori americani e i liberal interventisti stanno spingendo Donald Trump ad aumentare le pressioni su Teheran, mentre le proteste innescate dalla stagnazione economica proseguono per il quinto giorno di fila. Come ha dichiarato il Vice Segretario di Stato per l’Iran e l’Iraq Andrew Peek, sono allo studio nuove sanzioni. La consigliera di Trump, Kellyanne Conway, ha confermato questa possibilità in un’intervista a Fox News.

La Casa Bianca “sta considerando tutte le possibilità“, ha dichiarato l’addetta stampa Sarah Huckabee Sanders ai giornalisti. “Gli americani attendono il giorno in cui gli iraniani faranno parte dei popoli liberi del mondo”. Alla domanda se gli USA vogliano un cambio di regime in Iran, la Sanders ha dichiarato che “Washington vuole vedere gli iraniani godere dei più basilari diritti umani, e vuole che l’Iran smetta di sponsorizzare il terrorismo”. Le sanzioni sono solo una parte delle “armi a disposizione” degli Stati Uniti, ha dichiarato la portavoce del Segretario di Stato Heather Nauert. “Ci sono molte opzioni che stiamo vagliando“.

Le minacce implicite arrivano poche settimane prima che Trump decida di certificare se l’Iran sia in regola con l’accordo nucleare Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). Nonostante la conformità dell’Iran, come verificato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), l’amministrazione Trump ha già imposto sanzioni a Teheran, presumibilmente per la sua ricerca sui missili balistici. A ottobre, Trump ha rifiutato di ricertificare la conformità dell’Iran e ha annunciato ulteriori sanzioni. Mentre i media statunitensi continuano a dare ampio spazio alle proteste e la Casa Bianca studia le sanzioni da mettere in atto, sia i falchi neoconservatori che gli interventisti liberal stanno implorando Trump di intervenire.

Un articolo apparso su Politico scritto a quattro mani da Mark Dubowitz, del think tank neocon Foundation for Defense of Democracies, e Daniel Shapiro, ex ambasciatore USA in Israele sotto l’amministrazione Obama, accusa l’Iran di essere un Paese “socialista” che “combatte l’imprenditoria privata” e chiede “uno sforzo bipartisan” per colpirlo attraverso il Global Magnitsky Act e usare le sezioni 402 e 403 dell’Iran Threat Reduction and Syria Human Rights Act. La blogger neoconservatrice del Washington Post Jennifer Rubin ha ripreso le parole dell’ex ambasciatore in Turchia Eric Edelman per “chiarire che tutto il mondo sta guardando la situazione in Iran” e chiedere di imporre sanzioni “in stile Guerra Fredda”. Rubin ha detto che i tweet di Trump che minacciano l’Iran “sono giusti”.

“Ciò che è più importante delle dichiarazioni pubbliche sono le politiche degli Stati Uniti in grado di inibire la capacità coercitiva del regime e la loro capacità di oscurare le comunicazioni”, ha scritto su The Atlantic Karim Sadjadpour della Carnegie Foundation. Il senatore John McCain, filmato nel 2007 mentre cantava “bombardiamo l’Iran”, ha chiesto di “porre fine alla corruzione in Iran”. Molti giornalisti hanno tuttavia fatto notare come i proclami a favore dell’interesse dei cittadini iraniani siano ipocriti.

(da RT – Traduzione di Federico Bezzi)