Ius soli: avrebbe effetti nefasti. Il dossier di un gruppo di diplomatici italiani

Il documento rivelatore arriva dal Centro Studi Politici e Strategici “Machiavelli” che riporta, in un dossier del 28 dicembre scorso, una accurata analisi atta a smentire la retorica comune su ius soli e cittadinanza facile. Il testo è firmato a nome “Ambassador”, pseudonimo dietro il quale si celano un gruppo di diplomatici italiani.

L’Italia risulta essere, dal documento che riporta dati ISTAT, ONU e del Ministero dell’Interno, il Paese europeo che ha distribuito più cittadinanze nel 2015. Una crescita costante e dai numeri impressionanti (nel 2002 furono concesse 12.000 cittadinanze, nel 2016 oltre 200.000).

Viene fatta luce poi su un aspetto volutamente sottaciuto dai retori dello ius soli ovvero il fatto che, la legge italiana vigente impedisce l’apolidia garantendo cittadinanza immediata a chi nasca su territorio italiano da genitori apolidi, ignoti o che non possano trasmettere la cittadinanza del Paese d’origine.

La legge odierna, inoltre, garantisce l’ottenimento della cittadinanza dopo i 10 anni di residenza, riducendo la fascia degli interessati dal provvedimento tanto sbandierato, ai soli che vi risiedono da tempo minore ed ai minori con genitori con cittadinanza straniera.

Questi ultimi in particolare, strumento della propaganda mediatica in atto, sarebbero i maggiormente interessati dallo ius culturae (cittadinanza per chi ha frequentato stabilmente per 5 anni un percorso formativo nel nostro Paese, purché nato in Italia o entratovi prima dei 12 anni).

Passando ai numeri, con lo ius soli regalerebbe la cittadinanza a tutti quelli nati nel nostro Paese dal 1999 i cui genitori hanno permesso di soggiorno lungo UE o permanente e che vivono da più di 5 anni in Italia. Parliamo di circa 635.000 persone. 167mila sarebbero invece i beneficiari dello ius culturae.

A margine del documento considerazioni su quanto pericoloso sia questo provvedimento dal punto di vista sociale, economico e quanto dia altra forza propulsiva a un fenomeno, già difficilmente gestibile oggi, come quello migratorio.

Una voce fuori dal coro dunque quella che emerge da questo gruppo di diplomatici, per fare luce su quanto la retorica buonista, infarcita di fake news, attecchisca nel nostro Paese e quanti danni possa portare.

Un dettaglio allarmante quello dell’essersi dovuti nascondere dietro uno pseudonimo per evitare le ripercussioni della psicopolizia del pensiero unico, pronta a bollare come razzista e a distruggere chiunque dissenta dal mantra che essa impone.

(di Simone De Rosa)