Il Partito Baath: storia del nazionalismo arabo

Le giornate dal 4 al 7 Aprile del 1947 rappresentano uno spartiacque fondamentale nella storia del Medio Oriente, a Damasco, nei locali del Rashid Coffee House, ha luogo il congresso fondativo del partito della resurrezione araba, il Baath. Sono presenti più di duecento partecipanti, al congresso accorrono anche osservatori dal Libano, dalla Giordania, dalla Palestina e dall’Iraq.

Michel Aflak, uno degli storici fondatori del partito, pronuncia il suo discorso di apertura: “Il partito Baath ha dovuto fronteggiare tutte le difficoltà che hanno accompagnato la sua fondazione. All’inizio eravamo pochi, circa una decina. In seguito, dal 1943 al 1945, l’aumento fu lento, soltanto dal 1945 il partito ha preso forma e ha affermato la sua esistenza sulla scena siriana e araba […] Il Baath è il partito dell’unità e della grande rivoluzione araba del ventesimo secolo. È il partito della rinascita. Il partito ha un ruolo specifico da ricoprire, un ruolo d’avanguardia […] Il nostro obiettivo è chiaro, senza alcuna ambiguità: Un’unica nazione araba, dall’Atlantico al Golfo. Gli Arabi formano una sola nazione, col diritto imprescindibile di vivere in uno stato libero. I mezzi della resurrezione sono i seguenti: l’unità, la libertà ed il socialismo.”

Unità, libertà e socialismo rappresentano il celebre trittico che incarna il pensiero di Aflak e del Baath delle origini. Il nazionalismo baathista è panarabo, l’idea dell’unità della nazione araba costituisce l’idea centrale del pensiero baathista. Gli arabi secondo Aflak sono stati divisi, ingannati e mal governati. La soluzione alle angherie subite dal popolo arabo, come ricorda la carta fondativa del 1947, è la ricerca di un’unità economica, politica e culturale.

Il nazionalismo del Baath non è una ideologia totalitaria o xenofoba, Aflak non perde occasione per distinguere l’esperienza baathista dalle degenerazioni del fascismo in Italia, del nazismo in Germania e soprattutto del sionismo, che ai suoi occhi sono “delle caricature dei nazionalismi e allo stesso tempo l’opposto del nazionalismo, in quanto il fascismo e soprattutto il nazionalsocialismo tedesco, hanno voluto dominare gli altri popoli e distruggerne alcuni. Bisogna precisare che la nostra opposizione al sionismo, ideologia totalitaria e ingiusta, non ci ha mai fatto chiudere gli occhi sui crimini commessi in Europa ai danni degli ebrei […] Noi consideriamo gli Arabi ebrei come nostri fratelli, allo stesso modo degli Arabi cristiani e musulmani.”

Nella definizione del pensiero baathista non si devono dimenticare gli studi europei del giovane Aflak e di Salahedine al-Bitar, un altro studente siriano, ricordato insieme ad Aflak come fondatore del Baath. Michel Aflak si era trasferito a Parigi nel 1928, per completare gli studi universitari alla Sorbona, egli si era interessato allo studio dei grandi pensatori europei come Proudhon, Marx, Sorel, Bergson e Maurras. Con Bitar si instaura una importante amicizia, i due giovani studenti damasceni fondarono l’Unione degli studenti arabi in Francia, prima di fare ritorno in Siria dove intrapresero la carriera di docenti in un liceo di Damasco.

Nonostante il fecondo percorso di studi in Europa, Michel Aflak è convinto che il mondo arabo debba rifiutare le grandi ideologie nate e diffuse in Occidente, dal marxismo al liberalismo. Secondo Aflak ogni teoria economico-politica deve avere uno stretto legame col corpo sociale e con la nazione in cui essa debba venire realizzata. La nazione in questione, ovvero la nazione araba, si identifica in un solo popolo, in una lingua, in una storia ed in un patrimonio culturale comune.

Uno dei primi momenti di mobilitazione del nuovo partito è rappresentato dallo scoppio del conflitto in Palestina del 1948, a seguito del piano di divisione del vecchio mandato britannico, proclamato dall’ONU nel novembre del 1947, che portò alla nascita dello stato di Israele. Qualche anno più tardi nel 1953, il partito Baath si unisce al partito socialista arabo di Akram al-Hurani, divenendo il partito della resurrezione araba e socialista (Ḥizb al-Baʿth al-ʿArabī al-Ishtirākī) Il partito Baath ha raggiunto dei numeri importanti ed una struttura sempre più radicata, le sue idee cominciano a diffondersi in tutta la nazione araba.

In Iraq il partito Baath raggiunse il potere per un breve periodo di tempo nel 1963, quando un colpo di stato pose fine all’esperienza politica di Abdul Karim Kassem, portando alla presidenza del paese Ahmed Hasan al-Bakr, destituito tuttavia pochi mesi più tardi. Lo stesso anno in Siria, il Baath raggiunse il potere, figura di primo piano in quegli anni fu Salahedine al-Bitar. Tuttavia tre anni più tardi, nel 1966, al-Bitar fu allontanato insieme ad Aflak dall’ala radicale del partito – quest’ultimo si rifugiò in Iraq e offrì un contributo decisivo alla prese del potere del 1968.

Nel 1966 si consumò la definitiva scissione tra il Baath siriano e quello iracheno, a causa della moltitudine di orientamenti interni al movimento e soprattutto a causa dell’allontanamento dalla Siria imposto ad Aflak e al-Bitar. Qualche anno più tardi, nel violento conflitto tra Iran e Iraq, si ripropose lo scontro tra le due grandi anime del Baath, con la sezione siriana a sostegno dell’Iran dell’ayatollah Khomeini.

Anno di svolta nella storia del Baath siriano fu il 1971, anno in cui Hafez al-Assad giunse alla presidenza dello stato siriano, dopo aver ricoperto il ruolo di ministro della difesa. Con Hafez al-Assad il partito Baath siriano assunse un carattere più nazionale, esaltando la propria specificità siriana, ma mantenendo l’ideale panarabo come strumento di legittimazione di fronte agli altri stati arabi.

In Iraq la presidenza di Saddam Hussein, iniziata nel 1979, portò il paese ad un durissimo conflitto con l’Iran, dal 1980 fino al 1988. L’aggressiva condotta di Saddam Hussein condusse l’Iraq alla prima guerra del Golfo del 1990 e alla successiva seconda guerra del Golfo del 2003, che vide la fine dello stesso Saddam e del Baath iracheno. A seguito del caos provocato dall’invasione statunitense del paese, si è tentato di eliminare qualsiasi retaggio baathista dall’Iraq, fatti tristemente noti sono la profanazione della tomba di Michel Aflak e la distruzione del mausoleo di Saddam Hussein nel 2015, a seguito degli scontri tra le truppe governative ed i terroristi dello Stato Islamico.

A distanza di undici anni dalla pubblica impiccagione di Saddam Hussein, l’unico esecutivo ancora guidato dal partito Baath è quello siriano di Bashar al-Assad, che tuttavia, a seguito della riforma costituzionale del 2012, ha visto ridimensionato il ruolo del partito Baath all’interno dello stato siriano, permettendo l’esistenza di altri partiti politici. Nel 2017 la Siria rimane il principale rappresentante del nazionalismo arabo e il principale referente dei movimenti di liberazione nazionale della Palestina e del Libano. La Siria conserva faticosamente quegli ideali di emancipazione e riscatto sociale promossi dagli intellettuali del Baath, nonostante la preoccupante diffusione dell’estremismo islamico in Medio Oriente e nonostante le continue interferenze delle potenze straniere nella regione.

(di Alessio Brunini)