Unicef e Vaticano: le interferenze straniere sullo Ius soli

Duole ricordare proprio nel settantesimo anniversario della Costituzione come la sovranità, almeno in teoria, appartenga al popolo e il Parlamento, ancora più in teoria, ne sia l’espressione. Il già inquinatissimo dibattito sulla riforma sulla cittadinanza, recentemente naufragata in Senato per la mancanza del numero legale e probabilmente destinata a non vedere più la luce in tempi brevi, si intorbidisce ulteriormente a causa delle pressioni estere favorevoli alla sua approvazione: quelle che si potrebbero tranquillamente definire “ingerenze straniere”.

Non è compito dei due rami del Parlamento, dunque, decidere per l’approvazione o meno di una legge tuttavia invisa alla maggioranza degli italiani; una legge “divisiva ma necessaria a potenziare gli anticorpi e a creare argini contro la deriva di forze antidemocratiche e destabilizzanti”, come l’hanno curiosamente definita i rappresentanti del comitato #italianisenzacittadinanza nella lettera al Presidente Mattarella. A intervenire in favore della legge intervengono contemporaneamente UNICEF e il Vaticano.

Partiamo dai primi. Sul proprio sito italiano, l’UNICEF illustra in un “decalogo sullo ius soli temperato” i motivi per i quali l’organizzazione si mostra favorevole alla legge. A destare però un’alzata di scudi contro l’organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite è stato l’atteggiamento dell’account Twitter di Unicef Italia. Alla notizia della mancata approvazione in Senato ha commentato la decisione come “una pagina incivile per il Paese” , “migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia rimarranno ‘stranieri’ e c’è pure chi brinda con toni da curva”. Addirittura, secondo il portavoce Andrea Iacomini “l’Italia ha violato l’art.2 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in materia di non discriminazione, è un dato di fatto malgrado le continue raccomandazioni dell’Onu”.

Un social media manager, a maggio descritto da Il Post come “eroico” (sic), che tuttavia ha usato l’account ufficiale per attaccare talvolta con insulti chiunque manifestasse un pensiero contrario all’approvazione della legge, come illustrato sotto. Una “caduta di stile” per un account ufficiale di un’organizzazione, la quale ha fatto una mezza marcia indietro: «Un troll ha usato l’epiteto idiota contro di noi fino a quando, vistoselo restituire (caduta di stile, lo ammettiamo) è corso dal giornalista amico. #Stoppiagnisteo». E’ tuttavia innegabile come una organizzazione registrata come ONLUS -quindi beneficiaria di contributi italiani, tra i quali il 5×1000- e facente capo all’ente sovranazionale delle Nazioni Unite abbia scelto una strategia aggressiva e a tratti intimidatoria per fini di propaganda.

Ben più esplicita la posizione del Vaticano – il quale, è bene ricordare, è a tutti gli effetti uno stato estero. Lo stesso Papa generalmente attaccato per le sue posizioni di retroguardia su matrimoni omosessuali, aborto ed eutanasia ha raccolto il beneplacito della sinistra radicale sui migranti dopo l’omelia della Messa di Natale: “Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”. Riassume bene un messaggio scritto su Twitter: “Noi atei e mangiapreti che non avremmo mai pensato di dover difendere un Papa dagli attacchi di cattolici infuriati perché ricorda loro la pratica del Vangelo. E in quelle parti con cui persino noi siamo d’accordo”.

Ma l’ingerenza vaticana in tema di ius soli parte da molto più lontano: come svelava Il Giornale nel settembre di quest’anno, monsignor Rino Fisichella, ora presidente del Consiglio Pontificio per l’Evangelizzazione, ha fatto pressioni su Angelino Alfano per fare votare lo ius soli ai rappresentanti di Alternativa Popolare e raccogliere i voti sufficienti alla sua approvazione. Già Avvenire, negli stessi giorni, spingeva per l’approvazione dello ius soli con l’editoriale del direttore Marco Tarquinio, mentre il presidente della Caritas, il Cardinale Francesco Montenegro, diceva testuale che “oggi (i migranti) li vogliamo allontanare ma tra dieci anni saremo costretti a pagarli per farli venire”. Questo, paradossalmente, nonostante lo Stato della Città del Vaticano non preveda l’acquisizione automatica della cittadinanza.

Se in Italia manca il supporto, prima ancora che politico, popolare alla legge (secondo SWG il 53% degli intervistati è sfavorevole allo ius soli), non significa che le pressioni estere al fine della sua approvazione non manchino. Cui prodest, non è dato sapere.

(di Arturo Zaia)