Armi americane in Ucraina: un’escalation inquietante

L’11 dicembre Trump ha firmato una legge sul budget della difesa degli Stati Uniti per il 2018, che prevede lo stanziamento di 350 milioni di dollari sotto forma di assistenza militare all’Ucraina. La legge autorizza la fornitura a Kiev di armi letali di “natura difensiva”. Tra queste anche i missili anticarro Javelin (missili con un raggio d’azione di 2-3 km, dotati di altissimo potere di penetrazione). Con tale provvedimento gli Stati Uniti ampliano significativamente i parametri del loro sostegno all’Ucraina nel campo della sicurezza e della difesa.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha sottolineato il bisogno di Kiev di ricevere armi letali, rassicurando comunque che: “Le Armi americane nelle mani dei soldati ucraini – non serviranno per attaccare, ma per una risolutiva resistenza all’aggressione, per proteggere i soldati e i civili ucraini, così come per un’efficace auto-difesa, conformemente all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite”.

Diversa, certamente, la posizione della Russia. Secondo il ​​segretario di Stato e viceministro degli esteri Grigory Karasin, la fornitura di qualsiasi arma all’Ucraina non farà altro che incoraggiare l’ala bellicosa di Kiev. Il sostegno degli Stati Uniti agli umori bellicosi ucraini “aumenterà il pericolo di un affossamento del processo di regolarizzazione della situazione in Ucraina e metterà in discussione le prospettive per l’attuazione degli accordi di Minsk”. Di fatto s’impedisce “l’instaurazione di un dialogo tra Kiev e il Donbass, senza il quale la crisi non potrà essere risolta”. 

Il capo della Commissione della Duma per la politica dell’informazione Aleksey Pushkov, a sua volta, ritiene che la decisione degli Stati Uniti sia un chiaro segnale a Kiev per sostenere un tentativo di soluzione militare del conflitto nell’est del paese.

La Federazione Russa ha ripetutamente messo in guardia contro i piani di fornitura di armi all’Ucraina, poiché questo passo porterebbe solo a un’escalation del conflitto nel Donbass. Come anche affermato dal segretario-stampa del presidente russo Dmitry Peskov, tale la fornitura non contribuirà certamente alla soluzione della crisi nel Donbass e all’attuazione degli accordi di Minsk.

Anche in Europa c’è un certo malumore nei riguardi di questa decisione americana. Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato che la fornitura di armi all’Ucraina rappresenta una soluzione molto rischiosa e controproducente per uscire dalla crisi.

Se ci spostiamo a Kiev, solo un mese fa, il deputato della Rada Evgeny Rybchinsky è arrivato a paragonare gli abitanti del Donbass agli scarafaggi: “Non mi interessa la vita degli scarafaggi, anche se un milione di loro sono nati nella mia cucina, questo non significa che la cucina apparterrà a loro”, cita il parlamentare su Facebook

Certo, si tratta semplicemente della dichiarazione di un parlamentare, magari sovradimensionata nei suoi toni offensivi, tuttavia ha una base esplicativa dell’atteggiamento di Kiev nei confronti della popolazione russa e russofona del Donbass. Con queste prerogative e con un incremento del supporto militare americano, le prospettive di una risoluzione pacifica della crisi ucraina appaiono decisamente sempre più lontane.

La guerra nel Donbass, sta entrando nel suo quarto anno consecutivo; anche se a bassa intensità e concentrata intorno alla linea del fronte, non ha mai cessato di mietere vittime soprattutto tra i civili.

Con un’eventuale ripresa dei combattimenti su vasta scala queste perdite sono destinate ad aumentare drammaticamente. Oltre a ciò, si apre uno scenario del tutto realistico: durante gli scontri, prevedibili, le truppe delle due Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk potrebbero entrare in contatto con istruttori americani o NATO sul posto per addestrare i militari ucraini all’uso dei nuovi armamenti.

Questa eventualità potrebbe diventare una grave causa di escalation del conflitto, in quanto Stati Uniti e Nato si sentirebbero poi legittimati a intervenire in maniera più pesante (in fondo si tratta di un’eventualità che Kiev sta rincorrendo da tempo). Da tale scenario a uno scontro diretto con la Russia la strada sarebbe brevissima.

(di Eliseo Bertolasi)