Più controlli e meno attentati: il dato sull’immigrazione nel confronto USA-Europa

Breitbart, in una recente statistica, aveva evidenziato l’inquientante frequenza di attentati in Europa. Un numero sul quale l’influenza di una certa leggerezza nelle politiche migratorie è resa palese dal confronto con gli USA, che, da sempre più rigidi sul tema immigrazione (anche durante la presidenza Obama) sono riusciti con molta più efficacia a contenere il fenomeno terroristico.

Mentre negli ultimi anni si è assistito infatti al drammatico aumento degli attacchi nel Vecchio Continente, negli Stati Uniti il fenomeno è decisamente più contenuto. Anche lì non mancano episodi come quelli che hanno insanguinato le strade delle città europee, basti pensare al recente attentato di New York. Tuttavia colpisce il fatto che una nazione che si fonda sull’immigrazione, non stia subendo gli stessi contraccolpi che stanno interessando le democrazie europee, costantemente minacciate da individui, cittadini o meno, di origine straniera.

Analizzando le leggi americana e degli Stati europei in materia di immigrazione, un dettaglio risalta subito all’occhio. Mentre in Europa la politica dei rimpatri rimane qualcosa di sospeso e molto spesso dipendente dalla buona volontà dei Paesi d’origine, negli Stati Uniti essa viene applicata in modo sistematico e, all’occorrenza, coercitivo.

Tutto questo non ha origine recente con la presidenza Trump, perché se guardassimo ai numeri di rimpatri nell’era Obama, ci accorgeremmo che sono stati più di 2,5 milioni, senza contare tutti i respingimenti effettuati direttamente al confine.

La differenza, dunque, sta semplicemente nel fatto che lo Stato americano esercita un controllo sull’immigrazione, mentre noi no. La politica migratoria americana sembra somigliare a quella europea solo nel caso della famosa lotteria per ottenere la Green Card. Si tratta di una lotteria annuale che mette in palio 50.000 Green Card per altrettanti partecipanti, con cui ai vincitori è concessa la possibilità di soggiornare negli Stati Uniti e lavorarvi. È una parziale falla nel controllo degli ingressi, poiché i partecipanti sono sottoposti ad alcuni controlli, tra cui quelli relativi ad un eventuale passato criminale.

Come però hanno dimostrato i fatti di New York, il vincitore della lotteria può essere chiunque, e se non ha reale interesse ad integrarsi, il rischio di radicalizzazione è molto elevato. Difatti il rischio legato all’immigrazione di grandi numeri non sta tanto nel pericolo – anch’esso comunque concreto – di consentire l’accesso a potenziali terroristi, quanto nel creare delle comunità di individui dalla cultura sostanzialmente estranea a quella del Paese ospitante, che senza una reale politica di integrazione e assimilazione, sono esposti alla radicalizzazione.

Ad ogni modo è indubbio che la politica migratoria americana, che ora Trump promette di rivedere in senso più stringente, ha esposto gli Stati Uniti a minori rischi rispetto alle controparti europee.

Sarebbe a questo punto saggio guardare al di là dei nostri confini e cercare esempi positivi da cui prendere spunto. Forse il modello americano in materia di immigrazione non è perfetto, ma è senz’altro più efficace nel tutelare la sicurezza dei suoi cittadini rispetto a quanto si è visto fino ad ora in Europa.

(di Lorenzo Tubani)