L’ossessione per il fascismo della politica italiana

Era il 28 Aprile 1945 quando Benito Mussolini, e pochi fedelissimi, venivano uccisi da un commando partigiano su ordine di una nota del CLN. Pochi giorni prima quello che rimaneva del regime era stato definitivamente abbattuto dall’avanzata angloamericana su Milano. Sono passati quindi più di 72 anni da quando il fascismo venne sconfitto militarmente, ma ad oggi Benito Mussolini rimane una delle figure più dibattute dell’ambito politico e culturale italiano.

Nonostante le sette decadi passate dell’ultima volta per la quale qualcuno potesse parlare di pericolo fascista, buona parte dell’opinione pubblica liberal-progressista continua ad essere preoccupata di un’inesistente trama nera pronta a rovinare la Repubblica nata dalla Resistenza, come se settanta anni di governi nati dalla Resistenza non lo avessero già fatto abbastanza.

L’invocazione delle leggi Scelba e Mancino sono mezzi politici per denigrare gli avversari sempre più frequenti, siano essi formazioni politiche che fanno propria l’eredità fascista (ad esempio CasaPound) o che più moderatamente si definiscono sovraniste (vedi Fratelli d’Italia o la Lega).

Tutto ciò senza contare la contraddittoria di queste leggi, che vorrebbero essere l’attuazione della XII disposizione transitoria della Costituzione che afferma: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, ma che in comma due conclude dichiarando: “In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”. Indi per cui per i vari Nenni, Togliatti, De Gasperi o Lussu gli ex gerarchi fascisti avrebbero potuto (dal 1953) rivendicare diritto di voto ed eleggibilità, mentre oggi i loro discendenti predicano la restrizione del suffragio per ‘salvare’ la democrazia.

Il fantasma del Duce continua quindi ad aleggiare per i salotti buoni della politica italiana, a dimostrare ciò sono molti fatti recenti. A partire dalla troupe di Agorà che entra nella cripta di Mussolini ad intervistare fanatici, sindaco di Predappio e ANPI, per passare all’ossessione dei media per il 9% di CasaPound ad Ostia, fino ad arrivare all’ingigantimento del blitz di Forza Nuova sotto la sede di Repubblica.

L’ossessione per il fascismo non è però solo della politica, su questo piano anche la magistratura non è da meno. Basti pensare al processo (finito poi in archiviazione) alla spiaggia fascista o alle puntuali indagini che tutti gli anni vengono aperte per apologia di fascismo in merito varie cerimonie di commemorazione con il saluto romano.

Che il fascismo sia un fenomeno per la quale gli italiani di oggi non debbano preoccuparsi è un dato di fatto, noto a chiunque viva nello Stato reale e non solo nei i palazzi delle istituzioni ed alti salotti borghesi. Con ogni probabilità l’impennata antifascista, fuori tempo massimo, di oggi sia dovuta al cercare di ricompattare la sinistra, uscita disastrata dall’esperienza di governo, con una classe dirigente sempre più lontana dai problemi e dalle esigenze reali del paese.

I problemi di oggi sono altri: disoccupazione, finanza speculativa, flussi migratori mastodontici, deindustrializzazione, emergenza abitativa, criminalità e corruzione. Non esiste nessun pericolo fascista e nessun movimento politico che si rifà a tali principi sta tramando un colpo di stato, che progressisti e radical chic vari se ne faccia una ragione.

(di Pietro Ciapponi)