Il Sionismo cristiano e il ruolo delle chiese evangeliche nella politica USA

Credere che nella nostra epoca religione e politica non si influenzino ancora reciprocamente come in passato, vuol dire aver capito poco di entrambi i fattori. Pensiamo ad esempio alla questione arabo-israeliana, la quale è tornata all’attenzione dell’opione pubblica a seguito della decisione del presidente americano Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale unica d’Israele. Decisione che, come previsto, ha suscitato una nuova ondata di tumulti nella regione da sempre instabile.

Una delle tante motivazioni dietro questa decisione del governo americano la si può ricollegare a un fenomeno fortemente presente nel territorio a stelle e strisce, un territorio che è stato sempre fertile a sette di ogni tipo e nuovi movimenti religiosi. Questo fenomeno è spesso chiamato Sionismo cristiano. Secondo dei recenti articoli de ‘Linkiesta’ e ‘Gli occhi della guerra’ l’elettorato evangelico di Trump ha accolto favorevolmente questa scelta, motivata da ragioni messianiche. In questa ottica il riconoscimento della capitale d’Israele sarebbe il primo passo a cui farebbe seguito la ricostruzione del tempio che aprirà la strada agli ultimi giorni e la venuta di Cristo. Non solo lobby ebraiche dunque influenzerebbero le decisioni alla Casa Bianca.

Questo movimento evangelico, che potremmo definire integralista, trova uno dei suoi centri vitali nel CUFI (Christians United For Israel) una sigla che ben delinea l’idea dell’associazione. La funzione di questo nuovo gruppo politico-religioso non è di sostituirsi all’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee)  in termini di pressione nella classe dirigente, ma di propagare la teologia sionista nelle chiese evangeliche e fare in modo che il sostegno alle offensive israeliane sia percepito dalla maggioranza degli Stati Uniti come un dovere. L’inquadramento delle chiese evangeliche si è sostituito a quello dei partiti repubblicani, e le evoluzioni teologiche sono determinanti per la politica di Washington. Perfino Netanyahu si sarebbe espresso in merito al CUFI, considerandolo parte vitale della sicurezza nazionale di Israele.

D’altronde l’azione neoconservatrice ha avuto fin dai tempi di Bush Jr sempre un approccio quasi messianico, un intreccio fra religiosità e patriottismo WASP giunto alle tristi conseguenze che tutti conosciamo. Ovviamente non si può considerare un panorama così ramificato come quello evangelico totalmente aderente a tale dottrina. Dirsi cristiani e non comprendere la differenza fra Israele politico ed Israele spirituale è infatti un grossissimo errore.

(di Emilio Bangalterra)