Crisi del gas con l’Austria: la colpa è delle sanzioni alla Russia

La situazione di emergenza, dichiarata dal Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, in seguito all’esplosione dell’impianto di distribuzione di gas di Baumgarten, in Austria, è conseguenza del fresco pacchetto di sanzioni contro la Russia approvato dal Congresso alla fine di luglio e che vide, per l’Unione Europea, l’interruzione del progetto North Stream 2 con la Gazprom in favore dell’importazione – forzata – del più scadente gas naturale liquefatto statunitense.

Il TAP, nel lungo periodo, purtroppo, non rappresenta affatto un ripiego. Al momento trattasi di una soluzione impraticabile dato che pezzi di gasdotto sono ancora in fase di costruzione o progettazione a causa di Paesi che non riescono a trovare accordi sulle Royalties. Secondo uno studio dell’Oxford Institute For Energy, per di più, difficilmente l’Azerbaigian riuscirà a fornire 20 miliardi di metri cubi annui di azero all’Europa anche se entrasse in funzione il giacimento Shah Deniz II.

Il forte consumo interno, infatti, sta costringendo Baku a dipendere sempre di più da Mosca a livello energetico. Considerando, per giunta, che per questo tipo di gas i mercati privilegiati sono quelli turchi per via delle minori spese di trasporto, si capisce subito come l’ostilità al Cremlino sia, per noi europei, una autentica zappa sui piedi.

(di Davide Pellegrino)