Yemen, tutto quello che i media non dicono

L’attuale conflitto in Yemen è stato scosso dall’apparente svolta di Ali Abdullah Saleh in favore dei sauditi e, di fatto, al governo di Abdrabbuh Mansur Hadi. Inizialmente, le truppe fedeli a Saleh hanno cominciato a combattere i ribelli Houthi nella capitale Sana’a. Inoltre, secondo le ultime notizie, Ali Abdullah Saleh, presidente dello Yemen dal 1990 al 2012, sarebbe morto oggi a San’a, la capitale del paese.

I media arabi hanno riportato che il 2 dicembre le forze leali a Saleh avevano il controllo della maggior parte di Sana’a, ma nella mattina del 3 dicembre gli Houthi hanno dichiarato di avere ribaltato la situazione a causa delle diserzioni dei militari di Saleh. Per capire il significato di tutto ciò, è importante capire il background di entrambi i “presidenti”, Saleh e Hadi.

Nel 1990 la Repubblica Araba dello Yemen (Yemen del Nord) e la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (Yemen del sud) si sono unite in un unico stato, sotto la presidenza del nordyemenita Ali Abdullah Saleh. Lo stato unito, che non ha mai vissuto una vera pace, fu smantellato nel 1994 durante il primo di tanti conflitti civili. Nel corso della guerra, il sudyemenita Abdrabbuh Mansur Hadi si è schierato non per i ribelli del sud ma con il governo di Saleh. L’Arabia Saudita, clamorosamente, ha contravvenuto agli ordini degli Stati Uniti e si è schierata con il sud.

Infine, le forze del sud hanno perso e lo Yemen è tornato unito. Hadi, divenuto ministro della difesa durante il conflitto, fu premiato per la sua fedeltà con il ruolo di vicepresidente.
La stabilità nello Yemen, tuttavia, è sempre stata traballante a causa degli interessi contrastanti delle varie fazioni. Nel 1994 nacque un nuovo gruppo di opposizione attorno alla figura di Hussein Badreddin al-Houthi. Dopo la morte di Hussein nel 2004, la leadership del gruppo è passata a Abdul-Malik Badreddin al-Houthi. Il gruppo Houthi conosciuto come Ansar Allah (“sostenitori di Dio”) ha fatto pressioni al governo centrale per ottenere una più equa distribuzione della ricchezza, minore corruzione e più rappresentanza democratica per gli sciiti Zaidi, i quali compongono il 40%della popolazione in un paese principalmente sunnita.

Allo stesso tempo, dopo il 2007 si è formato un nuovo gruppo del sud, chiamato “Movimento del Sud”. Questo gruppo chiede la creazione di uno Yemen del Sud ed è composto da socialisti pan-arabi, marxisti-leninisti che intendono restaurare il modello sovietico del precedente stato e alcuni elementi salafiti. Il movimento, pur avendo la sua influenza, è molto lontano dall’avere una coerenza politico-ideologica.

Nel 2011 iniziano le proteste contro il presidente Saleh. Tra i partecipanti alle proteste c’era il movimento Houthi e il Movimento del Sud. Altre forze includevano terroristi di al-Qaeda. Negli stessi anni l’ISIS ha fondato delle cellule nel paese.  Nel 2012, Saleh si è dimesso ed è stato rimpiazzato dal vice presidente Hadi. Nonostante gli Houthi inizialmente fossero a favore dei cambiamenti, le riforme che sono avvenute non hanno incontrato le loro aspettative. In particolare, gli Houthi non hanno visto di buon occhio il tentativo di creare nuove unità federali nel paese.

Di conseguenza, nel 2015, gli Houthi hanno attaccato il Palazzo Presidenziale obbligando Hadi a fuggire. Da allora Saleh è diventato un sostenitore della ribellione Houthi. Saleh inizialmente era molto importante per gli Houthi: in quanto presidente più longevo dello Yemen, ha subito dato credibilità a un movimento altrimenti contenuto. Saleh era necessario per permettere agli Houthi di essere presi sul serio a livello internazionale, non da ultimo perché lo Yemen è spesso il paese più ignorato della regione mediorientale.

Hadi ha raggiunto l’ex capitale meridionale di Aden per allearsi con una combinazione di personaggi di sinistra del Movimento del SUd, gruppi Takfiri e la coalizione del Gulf Cooperation Council guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi (il Qatar ha lasciato la coalizione nel 2017, venendo bersagliato dai media sauditi). Negli ultimi mesi Saleh è diventato sempre meno indispensabile per gli Houthi. In quanto leader politico, Abdul-Malik Badreddin al-Houthi ha dimostrato di essere una guida capace, mentre Saleh è sempre più visto come un opportunista che cerca di allearsi con i vincitori.

Sembra, a quanto emerge ora, che Saleh abbia cambiato posizione dopo avere fatto un patto con i sauditi. Benché i dettagli, nonché l’esistenza, di tale accordo, non siano noti, di recente Saleh è apparso in televisione per chiedere una tregua con quelli che ha chiamato “i nostri fratelli sauditi”.

La salita al potere del Principe Muhammad bin Salman (MBS) in Arabia Saudita aveva tra le sue premesse quella di terminare la guerra in Yemen: la stessa guerra che lui, da ministro della difesa, aveva fomentato. I bombardamenti indiscriminati dei sauditi hanno causato una crisi umanitaria come mai si era vista nel ventunesimo secolo, con epidemie di colera e carestie.
Dal punto di vista saudita, Riyhad e MBS devono affrontare l’imbarazzante situazione di non riuscire a sconfiggere le forze armate Houthi, nonostante le loro armi siano imparagonabili rispetto a quelle ultramoderne dei sauditi.

Per giustificare questo imbarazzo, i media sauditi continuano a sostenere che gli Houthi sono finanziati dall’Iran o, ancora più assurdamente, da Hezbollah. Tuttavia è logisticamente impossibile che l’Iran abbia rotto l’embargo saudita e portato le armi agli Houthi. E nemmeno Hezbollah, visto che non possiede né aerei né navi. Secondi altri gli Houthi vengono riforniti di armi da dei trafficanti dell’Oman, ma non ci sono prove di questo fatto.

La fine della “luna di miele” degli Houthi con Saleh viene proprio in un momento in cui gli Houthi stanno prendendo vantaggio dell’instabilità politica dell’Arabia Saudita, aumentando gli attacchi missilistici. I missili usati sono balistici a corto-medio raggio rubati alle basi militari yemenite. Sono molto rozzi rispetto ai missili iraniani, tuttavia riescono talvolta a colpire il territorio saudita nonostante l’avanzatissimo sistema anti-missilistico americano. Non si sa di preciso cosa riescano a colpire, perché gli Houthi sostengono di avere colpito un bersaglio, mentre i sauditi sostengono di avere abbattuto lo stesso missile.

A seguito del cambio di politica di Saleh, i social media legati agli Houthi hanno iniziato a screditarlo. E’ stata pubblicata una fotografia, dicono in un rifugio di Saleh, che mostra un tavolo pieno di bottiglie di alcolici. Una cosa che farebbe infuriare i pii sostenitori di Abdul-Malik Badreddin al-Houthi.
Tutto ciò ci porta a concludere che, se una volta il conflitto in Yemen era una guerra tra fazioni a sostegno di due diversi presidenti (Saleh e Hadi), ora il conflitto riguarda gli Houthi contro tutti, incluse le forze fedeli a Hadi, le forze fedeli a Saleh e l’Arabia Saudita.

Se gli Houthi continueranno a tenere testa all’Arabia Saudita, anche senza Saleh, la situazione per i sauditi diventerà sempre più imbarazzante. Gli Houthi non hanno bisogno di “vincere”, ma di far perdere i sauditi, per reclamare una vittoria significativa. I sauditi, dal canto loro, devono riconquistare Sana’a tutta intera per giustificare la loro guerra aggressiva. Una guerra che non si preannuncia breve.

(da The Duran – Traduzione di Federico Bezzi)