Come Putin è diventato il primo interlocutore in Medio Oriente

Vladimir Putin è diventato il primo interlocutore in Medio Oriente perché la Russia ha meritato il rispetto e la considerazione di cui gode tuttora nel modo più semplice: agire secondo principi solidi nella maggiore equità possibile.

Un alleato come Bashar al-Assad è attaccato mediante un tentativo di colpo di Stato eterodiretto? Lo difende in base al diritto internazionale. Vede partner geopoliticamente agli antipodi come Turchia e Iran? Propone soluzioni condivise nella piena tutela, però, della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale della Siria.

Un eccezionale modus operandi che i venditori di fumo, dopo il 1989, ci avevano fatto dimenticare: la reductio ad hitlerum di Slobodan Milošević e le fialette finte di antrace di Colin Powell, infatti, precedettero di poco le nuove azioni della “comunità internazionale”, legittimando le riunioni d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, le sanzioni, gli embarghi, i “bombardamenti umanitari”, e il rinvio al Tribunale Penale Internazionale.

Il tutto con la complicità della narrativa faziosa dei mezzi di informazione e il dirittoumanismo a senso unico delle ONG. Fino a che l’Occidente continuerà su questa strada, negando ai popoli il diritto all’autodeterminazione, ingerendo negli affari interni e massacrando in nome del globalismo più spietato, l’unica maniera che adotterà per far sopravvivere il suo sempre più claudicante dominio unipolare sarà una guerra d’aggressione a viso aperto. Per la nostra immensa “gioia”.

(di Davide Pellegrino)