The Punisher, l’antieroe della nuova serie tv Marvel

Nell’ormai lontano 2005 la Marvel, la mamma di alcuni tra i più noti fumetti d’impronta “supereroistica”, decise di fare qualcosa di veramente innovativo, qualcosa che cambierà, nel bene e nel male, il modo di sviluppare cinema e televisione.

Nonostante poi la casa produttrice fondata da Goodman sia stata inglobata nella più grande Walt Disney Company quest’ultima ha comunque deciso di avallare l’ambizioso progetto e fu così che nacque il Marvel Cinematic Universe (MCU); un media franchise che comprende film,  fumetti, videogiochi e Serie Televisive.

Lw serie tv sono state spesso considerate, soprattutto in passato, un surrogato, talvolta scadente, del mondo cinematografico; prodotte con pochi denari, rappresentavano perlopiù un trampolino di lancio per molti attori sconosciuti che speravano nel successo televisivo al fine di entrare nel ben più ricco e patinato mondo di Hollywood.

Da qualche anno pare che la tendenza stia cambiando con serie TV dal budget stratosferico che si possono permettere attori di ‘serie A’ a prestarne il volto. Che tutto questo sia un bene o un male lo lasciamo decidere a voi, non è l’argomento di discussione dell’articolo, ma questo ha inevitabilmente elevato l’asticella qualitativa verso l’alto e ad oggi sono tante le serie tv che ci hanno dimostrato che anche sullo schermo di casa si può godere di uno spettacolo degno di questo nome.

Non fanno eccezione quelle prodotte da Netflix, e nello specifico ambientate nel mondo Marvel. Seppur con alti (tanti) e bassi (pochi) dal 2015 Netflix ha prodotto e pubblicato Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist, The Defenders e per ultimo The Punisher.

The Punisher è l’anti eroe per eccellenza: un reduce militare violento e spietato, in cerca di Vendetta ma nonostante questo con dotato di uno spiccato senso della giustizia e onore.

Il personaggio nasce dalla penna di Gerry Conway e dalle matite di John Romita Sr. e Ross Andru nell’ormai lontano 1974, inizialmente come nemico dell’Uomo Ragno. Lo sviluppo successivo del personaggio fu qualcosa di particolarmente complesso – un ambiguo giustiziere assetato di sangue in maniera implacabile.

La serie The Punisher ripropone lo stesso Punitore visto ed ammirato nella spettacolare seconda stagione di Daredevil interpretato da Jon Bernthal (The Walking Dead). Ogni serie Marvel/Netflix è in possesso di una propria peculiarità stilistica derivata dallo stesso stile del personaggio trattato: Daredevil è stilisticamente Dark, Jessica Jones un Noir, Iron Fist un film sulle Arti Marziali – e così via.

The Punisher, pur ricalcando le ambientazioni e lo stile di Daredevil, inserisce una buona e sana dose di Pulp ed è perciò pieno di situazioni  macabre, violenza e tanto, tantissimo sangue. La serie si compone di 13 episodi e, come le precedenti, la narrazione si può considerare piuttosto autoconclusiva. In questa stagione vedremo Frank Castle e il suo nuovo compagno Micro impegnati nel vendicare la famiglia Castle brutalmente assassinata  da un gruppo governativo illegale. Scoprono però un complotto molto esteso che coinvolge vecchie e nuove conoscenze di Frank, ma per evitare spoiler non ci addentreremo ulteriormente nella trama.

La psicologia e i rapporti tra alcuni personaggi sono i cardini della storia; nel primo caso noteremo fin da subito come Castle sia un personaggio estremamente complesso benché i suoi obiettivi possano sembrare estremamente banali. Il rapporto (conflittuale) che si crea tra lui e Micro è qualcosa che merita molta attenzione ed esso si sviluppa nel tempo, puntata dopo puntata, senza mai incappare in forzatura. Anzi, spesso ci si trova a non sapere per chi fare il “tifo”.

Purtroppo, non potremo parlare del Villain, il “cattivone” di turno, perché ci ritroveremo a fare dei pesanti spoiler; sappiate solo che forse questo non si trovi tra i più memorabili dell’universo MCU (siamo lontani anni luce dal Kingpin di D’Onofrio) ma è decisamente funzionale alla narrazione e comunque non è sicuramente il motivo principe per cui questa serie funziona – e funziona eccome.

Non c’è un episodio ‘filler’ o riempitivo, come è accaduto per altre serie Netflix e la trama scorre ottimamente fra un puntata e l’altra; alcuni cliff hanger ci daranno sicuramente una mano a non annoiarci.

In questa serie, ci dispiace deludere i fan di Rosario Dawson, non ci sarà Claire Temple, il raccordo fra le diverse saghe Marvel che ci accompagnato fino ad ora. In questo caso ne farà le veci la Karen Page delle prime due stagioni del diavolo di Hell’s Kitchen.

In sintesi ci troviamo dinanzi ad un gran protagonista, un’ottima spalla, ambientazioni e stile fantastici, ottime trame e sottotrame, alcuni colpi di scena, tantissimi colpi d’arma da fuoco e tanto sangue.

(di Florian Lorenzini)