L’intrigo di Lugansk: cronistoria di un possibile golpe

Ciò che sta succedendo in questi giorni a Lugansk appare ancora piuttosto confuso. Di sicuro ci sono dei cambiamenti significativi nei rapporti di forza all’interno della Repubblica. Anche se trarre conclusioni è prematuro, si sta comunque delineando uno scenario da colpo di stato. Tuttavia cercando di descrivere e interpretare i fatti è ancora d’obbligo il condizionale.

Martedì 21 novembre, uomini armati, in uniforme ma senza segni di riconoscimento, hanno preso posizione nel centro di Lugansk bloccando sia gli edifici governativi, come pure gli edifici per la radiodiffusione e della televisione.

Lo stesso giorno, il capo del Ministero dell’interno, Igor Kornet, già esonerato dal suo incarico dal giorno precedente, sul sito web del dipartimento, trasmetteva un videomessaggio dove “dissipava le voci sulle sue dimissioni”, riferiva, al contempo, di spie ucraine intorno al capo della Repubblica Popolare di Lugansk (LNR). Poco dopo, il capo della LNR Igor Plotnitsky dichiarava: “Da parte mia, voglio assicurare che la situazione è sotto il controllo delle autorità e che a breve sarà completamente risolta”.

Igor Kornet

Lo stesso giorno, sui social network di Lugansk, giravano voci contrastanti secondo le quali Plotnitsky aveva già lasciato la sua residenza per una destinazione sconosciuta, molto probabilmente Mosca. Si riferiva anche che i comandanti della milizia, presumibilmente, erano schierati con Kornet e che avrebbero continuato a presidiare il Palazzo del Governo. È apparso anche un video, da parte degli abitanti di Lugansk, dove si supponeva che le unità armate entrate a Lugansk sarebbero arrivate dalla Repubblica Popolare di Donetsk. I social network si sono subito riempiti di notizie sulla possibile imminente unificazione delle due Repubbliche. 

Igor Plotnitsky

Sulla stessa posizione anche il giornale “Vzglyad” (Sguardo), dove una loro fonte, molto vicina alle strutture di potere della LNR, affermava: “A Lugansk c’è un colpo di stato per unirsi alla vicina DNR”. “Sono arrivati i ragazzi di Donetsk – ha detto la fonte – Kornet agisce in accordo con loro. L’obiettivo è quello di allontanare Plotnitsky  e incorporare la Repubblica di Lugansk in quella di Donetsk. Ci sarà un’unica repubblica con capitale a Donetsk”.

Riguardo a questi eventi il Cremlino, da parte sua, il giorno 22, smentiva le notizie, provenienti, sembra, dall’entourage dell’assistente del presidente Vladislav Surkov, secondo le quali ci sarebbe stato un  “sostegno a certe forze politiche” della LNR. Una smentita categorica da parte di Mosca, dal momento che, secondo le dichiarazioni del capo Dipartimento della direzione del presidente per la cooperazione economica-sociale con i Paesi della CSI Mikhail Arutyunov: “La situazione a Lugansk è un affare interno alla LNR, e da Lugansk nessuno ha mai chiesto il sostegno del Cremlino”.  

Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha preferito non commentare la situazione: “Una comprensione c’è (su ciò che sta succedendo n.d.r.), ma non voglio commentare ora, perché non ho informazioni dettagliate”, “Sarebbe sbagliato dare delle valutazioni superficiali, quindi mi asterrò”.

All’interrogativo da parte di un giornalista ucraino, se il Cremlino fosse disposto a sostenere l’unificazione della DNR e della LNR, Peskov ha risposto: “Questa, piuttosto, è una questione delle due Repubbliche”.

Il giorno 23, il giornale Novaya Gazeta, citando proprie fonti a Lugansk, confermava che il corteo di macchine su cui viaggiava: Igor Plotnitsky, il capo dell’amministrazione della Repubblica Irina Teytsman, la responsabile della compagnia televisiva e radiofonica statale Anastasia Shurkaeva, con un certo numero di altre persone… precedentemente accusate dalle forze di polizia della LNR di collaborazione con i servizi speciali ucraini, ha lasciato Lugansk in direzione della Russia. Allo stesso tempo, gli edifici governativi della Repubblica restavano sotto il controllo delle forze ministeriali di polizia. 

Il giorno 24 sempre, su “Vzglyad”, si riferisce: “L’intrigo di Lugansk è vicino all’epilogo”: “da tre giorni le informazioni sulla fuga di Igor Plotnitskij con tutto il suo entourage si stanno diffondendo sui media ucraini… Le posizioni di Igor Kornet in questi tre giorni sono davvero cresciute. È apparso chiaro che le risorse di Plotnitsky sono ormai vicino allo zero, e che può solo contare sugli aiuti esterni. Per un giudizio finale, si dovrà aspettare ancora un po’, ma le prospettive del capo del LNR non sono tra le migliori. La Procura della Repubblica, si è arresa a Kornet senza combattere. L’addetto stampa dell’Ufficio del Procuratore Generale di Lugansk David Kats ha riferito che ai dipendenti sono state distribuite armi con l’ordine di difendersi nei confronti delle forze del Ministero dell’interno, che ha bloccato l’edificio. Tuttavia i pubblici ministeri non hanno voluto diventare ostaggio della lotta tra il gruppo di Plotnitsky e le forze del Ministero degli interni. Kats ha suggerito di arrendersi, decisione che poi è stata presa”.

Continua: “Ci sono persone che in breve tempo riescono a coinvolgere tutti. A Donetsk, immaginare tale situazione è impossibile. L’autorità di Alexander Zakharchenko nel complesso è innegabile. Non è così a Lugansk: una massa critica di astio generale verso il tandem Plotnitsky – Teytsman ha causato una reazione a catena.

Allo stesso tempo, Igor Kornet ha presentato prove molto convincenti sulla sua versione di ciò che stava accadendo. Secondo la sua interpretazione, Plotnitsky e il suo gruppo stavano preparando, né più né meno, un diretto ritorno della LNR in Ucraina. Secondo Kornet (che si muove liberamente a Lugansk,  dove ha tenuto una riunione nei locali della scuola di polizia, praticamente con tutti i funzionari del Ministero dell’interno e della Procura), nel corso delle prossime due settimane il gruppo di Plotnitsky prevedeva di creare le condizioni per l’ingresso a Lugansk dell’8° reggimento delle forze speciali dell’esercito ucraino. 

Alla luce di questi molteplici elementi ora appare meno assurda, sbalorditiva la dichiarazione del ministro degli esteri della Repubblica Popolare di Lugansk Vladislav Dainego apparsa su Sputnik il 10 di novembre riguardo alla possibilità di far ritornare la LNR in Ucraina. Dainego, infatti, riteneva possibile cambiare il nome della LNR in “Regione Autonoma di Lugansk” (tale denominazione sarebbe stata valida anche per Donetsk): “Siamo d’accordo con il nome che gli europei hanno scelto per noi”, chiarendo, inoltre, che tale cambiamento avrebbe rafforzato la posizione negoziale di Lugansk verso l’Ucraina.

Posizione immediatamente respinta dal presidente del Consiglio della Repubblica popolare di Donetsk (DNR) Denis Pushilin, secondo il quale non esiste alcuna possibilità che il Donbass possa tornare sotto il controllo di Kiev.

(di Eliseo Bertolasi)