Le forze governative in Siria ormai inarrestabili

L’avanzata delle forze lealiste siriane è ormai inarrestabile. Non solo l’autoproclamatosi “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” ha perso il controllo di più del 95% del territorio che occupava a fine 2014, ma nuovi accordi internazionali fra Turchia, Siria, Iraq ed Iran hanno permesso di diminuire drasticamente i guadagni illeciti che arricchivano i terroristi dell’ISIS.

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Con una serie di grandi offensive vittoriose le forze irachene e siriane, appoggiate da volontari sciiti sia Libanesi che Iraniani, sono riuscite ad occupare tutte le grandi roccaforti del Califfato, circondando i terroristi al confine fra i due paesi. Le forze governative siriane hanno liberato proprio in questi giorni una vasta area nel bacino occidentale dell’Eufrate. Guidate dalle Tiger Forces , le forze dell’Esercito Arabo Siriano hanno liberato i villaggi di Ajrama, al-Safsafah, Ksu Umm Saba, al-Jahlah, al-Dwair, Wadi Abu Jasim, Surat al-Kshma, Subaykhan, Gharbiyah, Suwaydan Shamiyah, Dabyan, Musallakhah.

Obiettivo delle Tiger Forces è ora quello di incontrarsi con le forze lealiste provenienti dalla città di al-Bukamal appena conquistata, così da liberare definitivamente tutto il corso siriano dell’Eufrate. Pure i ribelli siriani, i cosiddetti “terroristi moderati” che hanno dato inizio alla guerra civile nel lontano 2011, sono ora alle strette in seguito ad una serie di scontri interni fra fazioni per la supremazia.

Un’intensa battaglia fra l’esercito siriano e i ribelli a sud di Aleppo è il segnale d’inizio della grande controffensiva governativa nell’ovest del paese con obiettivo la liberazione della base aereadi Abu al-Duhur. I ribelli non devono solo vedersela con la ora superiore forza militare dell’esercito lealista, ma anche con sparuti gruppi di miliziani del Daesh: a nord di Hama infatti una cellula del Califfato si sta espandendo nella zona della cosiddetta “opposizione democratica siriana” (leggi Al-qaeda), conquistando numerosi villaggi.

L’Intelligence militare siriano è riuscito proprio in questi giorni ad intercettare, nei pressi di Damasco, una grande convoglio di rifornimenti per i ribelli. L’operazione ha permesso di intercettare un grosso carico di missili antiaerei di produzione sovietica ed iraniana di contrabbando, nonché una grande quantità di droghe, fra cui cocaina e marijuana trasportate per uso e consumo dei miliziani dell’ormai morente Califfato.

Il 22 novembre il presidente russo Vladimir Putin ha reso possibile l’incontro a Sochi fra il presidente Turco Erdogan e l’Iraniano Ali Khamenei. In accordo con le dichiarazioni congiunte “I tre presidenti hanno espresso il loro supporto per il dialogo con tutti i rappresentanti delle diverse fazioni siriane”, ribadendo “l’urgenza di un dialogo fra forze governative e opposizione che preveda sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale della Siria”.

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Così da poter cominciare a ricostruire la nazione quando ogni conflitto sarà sedato. L’incontro di Sochi ha di conseguenza chiaramente mostrato una nuova alleanza Siriana-Iraniana-Irachena e Turca con l’appoggio di Mosca, che l’asse USA-Israele-Arabia Saudita dovrà accettare.

(di Marco Franzoni)