La rinascita della superpotenza russa

Molte delle analisi contemporanee sulla Russia tendono a dipingere gli anni tra il 1991 ed il 2000 in modo complessivamente negativo, mentre gli eventi occorsi tra il 2000 e i nostri giorni vengono raccontati positivamente. Personalmente sono il primo ad ammettere che gli anni ’90 siano risultati nell’insieme un periodo infernale per la Russia e che il corso iniziato negli anni 2000 si sia rivelato invece ampiamente positivo, ma ci si dimentica che alla fine della presidenza Medvedev la Russia si trovava in una posizione geopolitica diversa da quella in cui si trova oggi.

Il 2011 è stato l’anno della resa dei conti per l’intero globo, ed in particolare per il Medio Oriente. È stato nel 2011 che le potenze occidentali hanno scatenato una guerra contro la Libia ed altri simultanei conflitti per attuare dei “regime change” in Siria, Egitto, Tunisia e Yemen. Medvedev, che è sempre stato accusato di nutrire in maniera latente delle tendenze liberali, com’è noto permise al blocco occidentale di approvare la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’ONU che consentiva alla NATO di istituire una no-fly zone sulla Libia, riconoscendo alla stessa NATO i poteri per “proteggere i civili a qualsiasi costo”.

Allora i campanelli d’allarme avrebbero dovuto suonare in tutto il mondo, e sulla stampa russa in diverse circostanze effettivamente suonarono. Ma sotto Medvedev la Russia si è semplicemente astenuta dal votare la risoluzione quando l’uso del diritto di veto da parte della Russia sarebbe stato non solo appropriato, ma assolutamente necessario al fine di offrire un’alternativa pacifica alla disastrosa guerra della NATO contro la Libia, un Paese innocente che è stato fatto fuori solo per soddisfare le esigenze occidentali.

Molti in Occidente si sono sentiti ingannati. La generazione di leader che aveva promosso una campagna per far sì che non si ripetessero gli errori della guerra di Bush e Blair in Iraq, si è invece comportata nello stesso modo in Libia, premurandosi solo di aggiustare un poco il linguaggio utilizzato per giustificare le atrocità compiute. Per Barack Obama, David Cameron e Nicholas Sarkozy, è sembrato nuovamente il 2003, ed il risultato che ne è conseguito ha visto un altro prospero Stato arabo venire ridotto in macerie.

A differenza dell’Iraq, la Libia non mostra segni di ripresa. Il Paese con il più alto livello di vita della storia dell’Africa è ora uno Stato fallito con molteplici governi in competizione tra loro e diversi gruppi terroristici che stanno facendo il bello ed il cattivo tempo.

Fu in seguito alla recessione globale del 2007-2008 che molti in Russia sembravano aver perso la fiducia nelle sue capacità di creare condizioni prospere ed economicamente valide per il proprio popolo. In un’epoca precedente alla “One belt one road” cinese, e segnata dalla leadership cinese di Hu Jintao, evidentemente meno aggressiva di quella imperante nella Cina oggi guidata dall’imponente figura di Xi Jinping, molti in Russia pensarono che giocare a palla con i neoliberali fosse l’unica strada verso la salvezza.

In realtà, un’attenta gestione delle politiche fiscali e monetarie portò la Russia a superare la tempesta della crisi finanziaria globale più efficacemente rispetto alla maggior parte degli Stati europei. Con il senno di poi, è ora possibile considerare quanto i timori che circondavano la capacità di recupero della Russia fossero del tutto vani. In realtà, il crollo finanziario del 2007-2008 ha portato alla nascita di molteplici partiti e movimenti che si oppongono alle istanze neoliberali, in Europa e negli Stati Uniti, mentre in Russia si è potuto rivendicare l’utilizzo di uno stile di gestione economica fortemente conservatore.

Ritornando al fatidico anno del 2011, l’influenza della Russia in Medio Oriente era poco incisiva. I tradizionali alleati vennero in gran parte lasciati a sé stessi e l’idea di cementare le alleanze con gli abituali partner degli Stati Uniti nella regione risultava per molti impraticabile. Oggi la storia è cambiata ed i punti di svolta si sono verificati negli anni 2014 e 2015.

Nel 2012, Vladimir Putin divenne nuovamente Presidente e da allora la Russia non ha più avuto nulla a che fare con il tenore dell’indecisa Presidenza Medvedev, il cui unico risultato di valore fu la prevenzione di quello che avrebbe potuto essere un drammatico spargimento di sangue in Abkhazia ed Ossezia del Sud nel 2008, all’inizio della sua Presidenza. Allo stato attuale, molti osservatori hanno concluso che il Primo Ministro Putin ed i suoi colleghi furono i veri responsabili dell’efficacia delle operazioni di sicurezza contro la pulizia etnica del regime georgiano.

Nel 2014, molti timori espressi dai i politici russi, in particolare Vladimir Zhirinovsky, all’opposizione con il Partito liberal-democratico russo, sono stati confermati quando gli Stati Uniti hanno portato il loro progetto di cambio di regime a Kiev, in quello che storicamente viene considerato il cuore del territorio russo, alle porte della odierna Federazione russa. Chi, come Zhirinovsky, avvertì in merito al fatto che gli Stati Uniti avrebbero usato dei conflitti per procura nelle zone di confine della Russia per fomentare una guerra più ampia contro di essa, vennero liquidati come i vaticinatori di una iperbolica oscurità, dei cospirazionisti.

Molti in Russia, in particolare quanti politicamente vicini a Medvedev, per non parlare dei liberali veri e propri, restarono convinti di quanto, a loro dire, gli Stati Uniti non lo avrebbero mai “effettivamente fatto”. Nel 2014, quando la destra neonazista ucraina tramite procura statunitense rovesciò il Governo ucraino, la Russia agì in modo decisivo per riconoscere l’accesso al voto democratico ai crimeani affinché si unissero nuovamente alla Russia. Mentre molti in Russia credevano che la stessa soluzione avrebbe dovuto essere offerta alle repubbliche del Donbass, agli occhi del resto del mondo si era giunti ad un punto di non ritorno, tuttavia…

I fatti furono questi: gli Stati Uniti attaccarono direttamente la Russia progettando ed attuando un colpo di stato a Kiev e, come conseguenza, la Russia consentì il pacifico ritorno a sé di parte del suo territorio storico, piuttosto che permettere al regime di Kiev appoggiato dagli Stati Uniti di condurre una guerra in Crimea.

L’anno seguente, la Russia decise di ascoltare la richiesta di un suo alleato di lunga data, la Siria, e di condurre delle operazioni militari contro il terrorismo scatenatosi nel Paese. Ora, due anni dopo, la Siria si trova vicina alla vittoria finale, e la sua alleanza con Mosca è più forte che mai. Inoltre, la Russia è oggi de facto la principale risolutrice di quasi tutti problemi del Medio Oriente.

La Russia ha rafforzato la sua collaborazione con l’Iran, ha rivitalizzato una storica amicizia con l’Iraq, ha continuato ad incrementare la partnership con il Libano, ha riavviato le relazioni con l’Egitto, e tutto questo mentre contemporaneamente erigeva dei buoni legami, che potrebbero essere definiti storici, con tutti i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo.

L’ascesa della Russia in Eurasia, in Medio Oriente, in Asia orientale ed in Asia sud-orientale ha inoltre promosso l’inaugurazione della ”One belt one road” cinese nel 2013. Nello stesso 2013, molti ancora si dimostravano scettici su quanto avrebbe potuto dimostrarsi forte e duratura la cooperazione post-Guerra Fredda tra Russia e Cina, adesso, Russia e Cina sono entrambe superpotenze, e formano insieme la più importante partnership bilaterale esistente.

Per la maggior parte dei paesi al di fuori dell’UE, per gli Stati Uniti e per scarsa parte degli Stati a maggioranza bianca dell’ex Impero britannico, la “One belt one road” cinese non è solo un buon modello economico e di sviluppo, ma è “il” modello. La Russia, naturalmente, è il più grande membro della “One belt one road”.

Oggi la Russia vanta delle importanti partnership non solo con la Turchia e l’Iran, due storici avversari, ma anche con Pakistan, Filippine, Tailandia, Indonesia e Corea del Sud, pur mantenendo buoni legami con il Vietnam e, per molti aspetti, con l’India. Anche le relazioni con il Giappone sono assai migliori che in qualsiasi altro momento della storia tardo-moderna. L’Unione economica eurasiatica patrocinata dalla Russia sembra intensificare ulteriormente i partenariati con il sudest asiatico, legandosi armoniosamente con il corso della “One belt one road” cinese che cerca di coprire questa regione, economicamente dinamica.

La Russia ha fatto molta strada dal 2011. Nel 2001, molti russi si convinsero che, anche qualora fosse stato possibile ripristinare l’ordine economico interno, migliorare gli standard di vita della popolazione e proteggere i cittadini russi sotto attacco in luoghi come l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia, la Russia non avrebbe potuto giocare un ruolo particolare nel mondo. Oggi si sta verificando l’opposto.

Il suo modello diplomatico, dinamico, pragmatico ed anti-ideologico ha portato la Russia a guadagnare il ruolo di guida nell’agone geopolitico, posizione alimentata dall’apporto dall’economia cinese. Detto questo, l’economia della Russia sta diventando sempre più diversificata e potente mentre la Cina sta diventando sempre più aggressiva nella diplomazia globale.

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno perdendo molti degli alleati di cui una volta consideravano scontata la fedeltà, e tali paesi iniziano a girarsi verso est. Turchia, Pakistan e Filippine sono solo tre dei grandi paesi sui quali gli Stati Uniti una volta contava ad occhi chiusi. Non sono più in grado di farlo. Molti altri paesi nel mondo arabo e nel sud-est asiatico potrebbero presto aderire a questa lista.

Mentre molti continuano a speculare sul fatto che il Presidente Vladimir Putin cercherà di ottenere un altro mandato, è evidente che la sua eredità si sia già comunque solidificata, in un modo o nell’altro. Il periodo iniziale della sua carica fu principalmente dedicato alla risoluzione dei problemi interni ed economici ereditati dagli anni di Eltsin. Durante il suo attuale mandato, la Russia è passata dall’essere un Paese focalizzato sulle proprie problematiche ad essere un Paese al quale il resto del mondo fa riferimento per risolvere le peggiori crisi di portata globale.

Tra il 2012 ed oggi – periodo del corrente mandato di Putin – la Russia è passata dal tentativo di riemergere cercando di recuperare il ruolo di superpotenza all’indiscusso raggiungimento di tale obbiettivo, arrivando non solo ad essere l’unica rivale degli Stati Uniti, ma ad eclissarli in molte aree. Nel 2000 in tanti pensavano che la Russia si fosse lasciata alle spalle i suoi giorni migliori e che tutto ciò che un buon leader avrebbe potuto fare sarebbe stato controllare la velocità e la gravità del declino. Oggi, un simile scenario relativo alla Russia viene avanzato solamente dall’altro gigante geopolitico della storia moderna.

Le opinioni che sostengono la tesi della gestione del declino rispetto a quelle che riguardano il dominio globale si trovano ora sulla punta della lingua degli osservatori e degli analisti più razionali della politica statunitense. Le carte in tavola sono cambiate, radicalmente, ed in un brevissimo periodo di tempo.

(da The Duran – Traduzione di Giovanni Rita)