Trattativa trafficanti-ONG, lo dice anche Report. Terzomondisti sempre più nel caos

Chi, in queste ore, sta sventolando la retorica immigrazionista contro Report e la sua inchiesta di ieri sera è chi, insieme alle cooperative, ha enormi intrallazzi ed interessi in tale business, ulteriormente alimentato dai 4 miliardi di euro che il governo ha recentemente stanziato nell’ultimo DPEF. Inutile negarlo.

L’inchiesta ha svelato filmati che paleserebbero rapporti tra scafisti, le principali ONG e la guardia costiera libica. Vengono mostrate, nello specifico, le operazioni dei “facilitatori”, sedicenti pescatori che, in realtà, coordinerebbero le operazioni di “salvataggio”, fornendo indicazioni ai barconi carichi di migranti e salutando le ONG.



La trasmissione di Rai 3, contrariamente a quanto possano sostenere taluni benpensanti come Enrico Mentana e Roberto Saviano, non si è inventata nulla: i primi a parlare delle prove delle collusioni tra ONG e “trafficanti” sull’altra sponda del Mediterraneo sono stati i servizi di Intelligence tedeschi ed olandesi attraverso il dispositivo europeo Eunavformed nell’ambito del contesto Frontex.

Questa primavera, addirittura, un agente dello SCO era salito a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children, per documentare le sue presunte collusioni coi trafficanti di esseri umani che operano a Sabrata. Risultato? Il GIP di Trapani, Emanuele Cersosimo, ha potuto sequestrare la Iuventa, nave della Jugend Rettet, e indagare, per favoreggiamento all’immigrazione clandestina, Marco Amato, comandante del servizio taxi della ONG londinese.

Ma non è finita qui: Medici Senza Frontiere, indagata e che non firmò il codice di condotta di Marco Minniti, ha sospeso le sue operazioni di soccorso sulle coste libiche. Niente di nuovo sul fronte occidentale. Risultato? I morti nel Mediterraneo, che raggiunsero livelli record nei periodi di Triton e Mare Nostrum, sono diminuiti.

Gli scafisti o non fanno proprio partire i barconi o non ne usano appositamente di fatiscenti che affondano dopo 1 miglio dalla costa libica. Oggi, per pulirsi la coscienza, i paladini dell’immigrazionismo hanno cambiato strategia: alte nel cielo si levano le grida di denuncia circa la condizione dei migranti negli hotspot in Libia.

La verità innegabile è che la traversata è spinta esclusivamente dalla ricerca di quell’eden che esiste solo nella propaganda martellante di organizzazioni che protestano ad ogni piè sospinto. Queste ultime non frignavano però sui “diritti” quando sponsorizzavano, tramite working papers, la “guerra umanitaria” contro Mu’ammar Gheddafi che avrebbe portato al caos odierno.

(di Davide Pellegrino)