Addio al voto in condotta: dagli anni Sessanta è assassinio della Scuola

Insomma, addio anche al voto in condotta. Lo dice il Miur. Per carità, mica per eliminare la valutazione della disciplina! Ma per sostituirla con una “valutazione del comportamento con giudizio sintetico e non più con voti decimali, per offrire un quadro più complessivo sulla relazione che ciascuna studentessa o studente ha con gli altri e con l’ambiente scolastico”.

L’istruzione italiana, insomma, prosegue senza sosta in quel viaggio verso l’inferno successivo all’accantonamento prima della Riforma Gentile (che porta il nome anche se, in verità, fu già stemperata dallo stesso Mussolini dopo pochi anni) e la conseguente abolizione di ogni forma meritocratica negli anni Sessanta (la stessa che era stata spacciata per “classismo”, sebbene non vi sia traccia di alcun favore di classe all’interno della stessa), poi con la perdita di autorità degli insegnanti, schiacciati dai cosiddetti “Consigli di istituto” nati negli anni Settanta, che altro non hanno fatto se non ribadire un mantra da sempre affermato con la solita saccenza dal mondo progressista sessantottardo: via all’autorità degli adulti, addio alla gerarchia, viva il governo dei giovani, o la mancanza di governo di tutti, per quel caos totale che è principale responsabile della attuale situazione.

Mi permetto di segnalare l’eccezione della Riforma Berlinguer, che alla fine degli anni Novanta se non altro reintroduceva l’esame di maturità con tutte le materie di studio (velocemente depotenziato eliminando i membri esterni nella commissione d’esame dopo qualche anno: troppe difficoltà, i diplomi è giusto continuare a regalarli), e anche alcuni vani tentativi della “Buona Scuola” delle origini: stante l’assoluto fallimento della riforma (che, lo ricordiamo, ormai è portavoce di provvedimenti assassini come quello di cui discutiamo in questa sede), andrebbe ricordato che originariamente essa prevedeva di ridimensionare del 95% i criteri di anzianità e di favorire quelli meritocratici per l’avanzamento di carriera dei professori. Il che poteva rappresentare almeno in quell’ambito, comunque la si veda, un progresso rispetto alla drammatica situazione attuale.

Ma se un progetto iniziale viene sostanzialmente capovolto per i soliti gridi e strepiti di chi non vuol perdere i propri privilegi (con il risultato che l’anzianità ha ripreso a farla da padrone, soffocando tutto il resto) poi è un po’ bieco, oltre che ipocrita, lamentarsi.

Comunque, si tratta di piccole gocce inghiottite in partenza in un oceano che continua a muoversi a senso unico. Il liceo italiano, capolavoro che, nonostante continui depotenziamenti, è sopravvissuto fino agli anni Novanta, poi, non esiste più.

Le medie sono il prossimo bersaglio. Non si raccontino storie, che della “valutazione non espressa in decimali” non ce ne frega nulla. Quella “valutazione” sarà un ulteriore pretesto per interpretare, in senso rigorosamente permissivo, la condotta dell’alunno, eliminando la nettezza del freddo numero.

La storia ha ampiamente dimostrato quanto questi mezzucci fungano, da sempre,  da apripista per l’indisciplina e l’ulteriore indebolimento dell’istruzione. Poi sarà bello lamentarsi degli studenti violenti o rozzi, un po’ come oggi lo si fa riguardo coloro che non sanno scrivere in italiano. Come se la scienza dovesse essere “infusa”, come si suol dire.

Complimenti a tutti.

(di Stelio Fergola)