Sì lo IUS SOLI: così la CGIL tradisce ancora i lavoratori italiani

Il titolo è già una leggera indicazione, ma il principale sindacato italiano, a parole un ente a tutela del diritto al lavoro e al giusto compenso, ha ben deciso di fare un endorsement diretto alla cittadinanza regalata alle centinaia di migliaia di stranieri futuri figli di chi è sbarcato illegalmente in questi ultimi sei anni in Italia.

“Chi nasce e cresce in Italia è italiano” e “noi ci mettiamo la faccia” per non tradire una retorica del falso coraggio che stride con la realtà dei fatti.

Sì allo Ius Soli dunque, perché oltre 7 milioni di poveri non sono abbastanza, ed evidentemente non lo sono nemmeno l’11% di disoccupati e il circa 35% di disoccupazione giovanile. Meglio importare altri milioni di poveri e disoccupati, da porre in diretta competizione con cittadini di cui ci si dovrebbe occupare primariamente, a cui dare sostegni sociali, per i quali occorrerebbe favorire un inserimento nel mondo del lavoro il più rapidamente possibile.

Tutto ciò a quale fine, se non quello di creare ulteriori conflitti sociali, economici, e perché no, anche etnici. Giusto così.

Un’uscita che certifica la morte del sindacato italiano. Non che non fosse già avvenuta da decenni, ma leggere l’effige sulla pietra tombale fa comunque un certo effetto.

Noi ci permettiamo di aggiungere una sola parola: vergogna.

(di Stelio Fergola)