“Abbasso la Patria, Viva la Matria”: Michela Murgia, la nuova Laura Boldrini

Ebbene sì. Pensavamo che una rivale degna avrebbe richiesto anni, decenni, forse secoli. E invece eccola qui. Pronta, disponibile. Sorprendente. Addirittura proveniente dal cosiddetto mondo “della cultura” o meglio di quegli intellettuali del mondo d’oggi che non a caso Costanzo Preve definiva, poco prima di passare a miglior vita, “stupidi”.

Il 14 novembre, in mattinata, un sacro proclama si stampa sulle pagine di Facebook: “Si sentono rumori di fascismo sempre più forti in Europa e in Italia”. Così la scrittrice Michela Murgia aveva presentato sulla sua pagina social uno spettacolo in programma a Lucca sul tema “Se il fascismo ritornasse, lo riconosceresti?”

Citiamo il fascismo per cominciare nel modo più divertente possibile, anche perché andando avanti ci sarà poco da ridere. La Murgia, per chi la conoscesse, scrive romanzi da una decina da anni, e da un po’ meno ha uno spazio da recensorA in quel concentrato di semicoltismo che risponde al nome di Quante storie, programma di Raitre condotto da Corrado Augias.

RecensorA, signori miei, non è casuale (lo potevate dedurre dal titolo) perché la nostra ha superato con un micidiale uno due, in altrettanti giorni, il livello di banalità di fuoriclasse assoluti come Roberto Saviano, Saverio Tommasi e la stessa Laurona Boldrini che tanto ha allietato i nostri pomeriggi annoiati in ufficio.

La “doppietta” si realizza perché, già il 12 novembre, la saggia sarda aveva scritto una nota su Facebook che riportiamo parzialmente nell’immagine sottostante:

Matria, già. Secondo la supposta intuizione della Murgia, poi pubblicata su L’Espresso (giusto perché gli amici vanno sempre a braccetto), la Nazione avrebbe fatto solo danni nella storia dell’umanità e rappresenterebbe un concetto fallace di per sé, visto che il significato riguarderebbe un tramandamento unicamente personale e non basato sull’oggettivo radicamento “alla terra”.

Ma non finisce qui, visto che “la seconda ambiguità è in quel plurale monogenitoriale, quel categorico “padri” che solleva simbolicamente dalle loro tombe un’infinita schiera di vecchi maschi dal cipiglio accusatorio rivolto alla generazione presente. Le madri nella parola patria non ci sono, benché per definizione siano sempre certe, né generano appartenenza, nonostante ce ne sia una sola per ognuno di noi. Non possono esserci perché nell’idea del patriottismo è innestata la convinzione profonda che la donna sia natura e l’uomo cultura, cioè che la madre generi perché è il suo destino e l’uomo riconosca la sua generazione per volontà e autorità, riordinando col suo nome il caso biologico di cui la donna è portatrice.”

E vabbè. In altre parole la Murgia cancella (o meglio come vedremo sotto sminuisce e ridicolizza, visto che non le fa comodo)  la parola composta Madrepatria come se fosse acqua fresca, anzi acqua immaginaria, sebbene sia popolarissima dalla notte dei tempi, per la cui conoscenza, tra l’altro, non è necessaria nemmeno chissà quale cultura, ma la lettura di uno o due racconti di impronta guerresca a caso.

Altra perla (tutte nello stesso articolo, incredibile!): “Averlo caro [il concetto di patria, ndr] del resto non ha alcuna attualità; appartiene a un mondo dove il diritto di sopraffazione e la disuguaglianza sociale ed economica erano voci non solo agenti, ma indiscutibilmente cogenti: per metterle in crisi ci sono volute rivoluzioni di pensiero prima ancora che di piazza, e quelle rivoluzioni ci hanno lasciato in eredità il dovere di fare un atto creativo nei confronti di tutte le categorie che non bastano più a raccontare la complessità in cui siamo. E se proprio non è possibile uscire dalla percezione genitoriale dell’appartenenza collettiva – padre, ma anche l’ossimoro madre patria – potrebbe essere interessante cominciare a parlare di Matria”.

L’ “ossimoro” sussiste fin dall’antica Grecia, ovvero da quando nasce la stessa formulazione di patria per come la intendiamo oggi. Guarda caso da quando esiste la civiltà, ma non solo. L’ossimoro non ha prodotto nessun diritto di sopraffazione e disuguaglianza. Anzi, sono più i casi della storia in cui ha aiutato a combatterli, dalla nascita dei primi Stati nazionali fino alla decolonizzazione prima sudamericana e poi africana.

L’ossimoro ha permesso alla Russia di reagire e vincere contro il giogo napoleonico e, un secolo e mezzo più tardi, di farlo contro quello nazista. L’ossimoro ha permesso all’Italia di completare il processo unitario che alla Murgia starà anche sul gozzo, ma è lì e ha prodotto sacrifici degni solo di stima.

L’ossimoro è riuscito, una volta nella storia, addirittura ad avere risvolti pacifici, quando il Mahatma Gandhi guidò il suo popolo alla liberazione definitiva dal dominio britannico senza tirare fuori nemmeno un ceffone: un miracolo probabilmente irripetibile.

L’ossimoro ha rafforzato i socialismi arabi, grazie ai quali, prima che i padroni del mondo, quelli veri, esportassero la democrazia generando una delle più grandi emergenze umanitarie del XX secolo pur essendo già tutti noi nel XXI, si sono sviluppate società civili prima impensabili. I succitati padroni, al contrario, le hanno distrutte: dominatori a cui la Murgia dev’essere implicitamente molto devota.

L’ossimoro in Siria nel 1970, nell’appena nato regime ba’thista poco dopo presieduto da Hafiz al Assad, ovvero la testimonianza più fulgida di nazionalismo e patriottismo (con buona pace di chi vuole ancora tenerli distinti), garantiva alla donna pari opportunità per partecipare alla vita politica, sociale, culturale ed economica del Paese. Via ogni ostacolo allo sviluppo delle donne e la loro partecipazione per costruire la società siriana.

L’ossimoro, nell’Iran che il caro Roberto Saviano definiva uno Stato preclusivo della presenza femminile nelle università, è stato tra i principi ispiratori di una società dove le donne, guarda un po’, sono proprio la maggioranza negli atenei.

L’ossimoro ha ispirato Gamal Nasser, guida dell’Egitto negli anni Cinquanta e Sessanta, a produrre quelle riforme agrarie necessarie al Paese, a nazionalizzare il Canale di Suez.

L’ossimoro è principio ispiratore del Libro Verde con cui Gheddafi sanciva in Libia il sacrosanto diritto alla casa.

L’ossimoro non ha significato soltanto, come sostiene la scrittrice aspirante filosofa, prevaricazione, oppressione dell’altro e imposizione, ma spesso cura della propria comunità, del proprio popolo, di tutto ciò che – in estrema sintesi – il pensiero di cui costei è serva si propone di distruggere. Eccolo, l’ “indiscutibilmente cogente”.

E questa “Matria” cosa sarebbe? Uno squallido tentativo (ma potremmo anche definirlo petaloso), di neologismo, tipico di chi vuole fare il passo più lungo della gamba. Un passo, come da tradizione politicamente corretta, contraddistinto pure da arroganza e saccenza. Una pietra di saggezza (massì, diamoci anche noi alla libertà espressiva) di rara bruttezza.

Un approccio che avvicina la sedicente donna di cultura Murgia alla effettiva donna di acume Laura Boldrini. Ne é addirittura un’evoluzione pseudo-epistemologica, visto che evolve il femminismo isterico e schizofrenico delle radici sostantivali femminili, inventato dalla nostra simpaticissimA presidentA della Camera, in un dibattito dalle spiccate pretese accademiche. Noi, poveri illusi, credevamo che fosse impossibile, e invece è accaduto.

In compenso una certezza ci è di consolazione sufficiente per andare a dormire sereni: oltre all’eredità boldriniana, l’unica a costituire un ossimoro è proprio la cara Michela Murgia.

(di Stelio Fergola)