Libia: la coscienza sporca dei dirittoumanisti

«Se ci minacciate, se ci destabilizzerete, ci sarà confusione. Questo è ciò che accadrà. Avrete l’immigrazione, migliaia di persone invaderanno l’Europa dalla Libia. E non ci sarà nessuno a fermarli. Bin Laden verrà a stabilirsi nel Nord Africa e lascerà il Mullah Omar in Afghanistan e Pakistan. Avrete Bin Laden alle vostre porte. Ci sarà un Jihad islamica di fronte a voi, nel Mediterraneo.»

Era il 2011 quando Mu’ammar Gheddafi, a Tripoli, esprimeva queste sagge parole in un’intervista poco dopo le prime proteste contro di lui. Nicolas Sarkozy, sorvolando sulla natura islamista degli insorti di Bengasi, volava a Washington a chiedere a Barack Obama e Hillary Clinton l’appoggio per attaccare la Gran Jamāhīriyya Libica Popolare Socialista. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU varava l’assenso ai bombardamenti aerei.

Gad Lerner, sotto l’effetto allucinogeno dei “venti di democrazia” provenienti dal Paese, definiva partigiani della libertà tutti quei cittadini musulmani partiti con niente o poco più per andare a combattere il terribile “dittatore”, auspicando la stessa identica cosa nella Siria di Bashar al-Assad, all’epoca colpita dai primi tumulti ad Homs e Dara’a. Tutto restava ignorato, quasi fosse un delirio di una mente disturbata.

Nel frattempo sei anni e mezzo sono trascorsi e l’Europa è diventata un colabrodo: flussi migratori ne stanno minando il tessuto sociale. Le periferie si stanno lentamente trasformando in quartieri dormitorio preclusi alle autorità statali e dove vigono leggi diametralmente opposte agli ordini costituzionali dei Paesi dove sono ubicati. Giovanotti vengono venduti al mercato nero degli schiavi, per soli 800 dollari, se finiscono preda delle milizie di Sabrata prima della traversata nel Mediterraneo. Oggi i piagnistei non si contano: Giorgio Napolitano nega il suo continuo richiamare alle “decisioni difficili” e alla Realpolitik che, all’epoca, sgombrarono il campo da ostacoli su cui Silvio Berlusconi sembrava destinato a inciampare. Chi auspicava alle rivoluzioni democratiche nel mondo arabo si defila o si nasconde dietro silenzi imbarazzanti. È la coscienza lercia di chi ha le mani ancora sporche del sangue innocente di un martire caduto per la Patria, quel 20 ottobre 2011 a Misurata.

(di Davide Pellegrino)