Uomo, quindi ignorato: la storia di William

Nel giorno dell’ultimo incontro con la madre il bimbo le aveva promesso: «Non so dove andrò, ma quando sarò grande ti cercherò perchè ti voglio bene». Il bambino non ha dovuto aspettare la maggiore età e già nei prossimi giorni potrà tornare ad abbracciare il genitore.

Sembra un passaggio tratto direttamente da un racconto strappalacrime di Charles Dickens, invece è la curiosa romanzata che Il Giornale di Brescia fa riguardo il figlio di Elena Perotti, la cui adottabilità è stata revocata proprio ieri. Il motivo per cui Elena era stata ritenuta non proprio idonea ad avere un bambino in affidamento sta nel fatto che nel settembre 2012 ebbe la “sana idea” di andare dal suo ex, William Pezzullo, e sfregiarlo con dell’acido.

Il motivo? L’aveva lasciata incinta, aveva troncato la relazione e non riconosceva il figlio (il giovane da par suo racconta degli atteggiamenti ossessivi della donna, capace secondo lui di dichiarare precedenti gravidanze mai avvenute).  Secondo la ragazza, allora studentessa di economia, l’atteggiamento di William costituiva una forma di “maltrattamento”.

La donna era stata condannata in via definitiva a 8 anni di carcere, e le era stato tolto l’affido dei due figli  (il primo, nato nel 2013, nel 2015, il secondo, di un anno, concepito con un altro uomo conosciuto durante la detenzione in comunità, nel marzo 2017). La donna fa ricorso, oggi la Corte d’Appello le da ragione, perché l’adottabilità andrebbe “decisa solo quando non sono praticabili tutte le altre misure”. Tribunali e quotidiani locali insomma vanno a braccetto: per Il Giornale di Brescia altro non è se non la storia romantica di bambino che può “riabbracciare la propria madre”.

Nel frattempo, William è sfigurato: il 30% del suo corpo non è recuperabile ed è invalido al 100%. Si è sottoposto a decine di interventi chirurgici, costati una fortuna che non si poteva permettere se non tramite il crowdfunding.

La stampa nazionale, che sulla vicenda mantiene il più stretto riserbo, sta da anni portando in primo piano i casi delle donne sfigurate, violentate, oppresse: Lucia Annibali, Gessica Notaro, Domenica Foti e altre.

Niente da dire, ci mancherebbe. Ma il “soggetto uomo”, in questo caso, viene ignorato dai più. Sulla carta e anche in tv (ne parla giusto qualche programma di rotocalco pomeridiano come Pomeriggio 5 e a Le Iene). Almeno per ciò che concerne il mainstream nazionale. In quello locale serpeggia il “romanzo” citato nell’introduzione: qualcuno racconta anche dei bambini con le madri da “riabbracciare”, qualcun altro ricorda che la donna è malata di tumore e strumentalizza decisamente una tragedia che rimane tale, ma resta una circostanza per cui la legge già è stata applicata, concedendo ad Elena gli arresti domiciliari: non credo sia necessario ricordare che ciò non allontana il problema di un bambino che dovrebbe essere protetto.

“In aula Elena Perotti parla con la voce rotta dal pianto e gli occhi pieni di lacrime”, scrive BresciaToday. Una vittima, perché si allude anche a questo, con il melodramma che la fa da padrone, dimenticando che esistono i reati e dovrebbero esistere anche le pene. Elena è la donna “che lotta per riavere i suoi figli” (titolo precedente, poi editato dal giornale).

Noi intanto ci abbiamo parlato, con William, ovvero la vittima ignorata dai media di questa triste vicenda. Tommaso Longobardi gli ha posto delle domande cruciali. Quelle che dovevano essere fatte a un uomo che i media e i sedicenti “difensori contro la violenza” dimenticano, a seconda dei casi disponibili.

William, come hai reagito alla revoca dell’adottabilità? Pensi che ad oggi abbia pagato per ciò che ha commesso nei tuoi confronti?”

Ha ricevuto una condanna ad 8 anni di reclusione e a risarcirmi di 1.280.000€, ovviamente non ho visto un euro di questa somma in quanto nullatenente, ha scontato 3 mesi in carcere, se questo è aver pagato per ciò che ha commesso…

Il fatto che presto la sua vita sarà quasi tornata alla normalità come ti fa sentire?

Beh non credo abbia avuto una vita difficoltosa in questi anni, a differenza mia che ho dovuto affrontare 30 interventi e ne dovrò affrontare ancora, non appena troverò i soldi.

Pensi che lei si senta in colpa per quello che ti ha fatto? Credi che in questi anni si sia pentita?

Credo di no, nonostante in un’intervista fatta poco tempo fa per giornale di Brescia, abbia detto di essersene pentita. Ma ascoltando le sue parole, ho potuto notare che non è cambiata in questi anni.

Sono passati ormai 5 anni dal giorno di quella terribile violenza, tra processi e condanne varie. Ad oggi che pensiero hai della giustizia italiana?

Nel mio caso ci sarebbe da stendere un velo pietoso, nonostante l’avvocato abbia svolto un ottimo lavoro. Purtroppo la giustizia ottenuta non è stata altrettanto degna di nota.

(di Stelio Fergola e Tommaso Longobardi)