L’Islam e la Mezzaluna, un falso storico

L’uomo conosce attraverso la semplificazione. L’attività cognitiva è molto spesso un lavoro di riduzione e semplificazione volto a comprendere e quindi acquisire e conoscere. Lo stesso verbo “comprendere” deriva dal latino comprehendĕre, la cui accezione più antica è quella di contenere, racchiudere e quindi possedere. La logica della mente è semplice: circoscrivere una cosa ci aiuta a possederla e quindi capirla.

Questo processo è ancor più velocizzato grazie ai nomi che diamo alle cose, e l’uso dei simboli ne è forse l’esempio più lampante. Ogni rappresentazione che assurga allo stadio di “simbolo” è infatti un immenso tesoro di significati. L’utilizzo di uno specifico simbolo ci rimanda infatti non solo al nome della cosa a cui si riferisce, ma anche a tutto il sostrato reale e ideale che questo racchiude.

Questo processo funziona in qualsiasi ambito; prendiamo ad esempio il simbolo della Apple, il famoso brand di Steve Jobs. È una semplice mela mancante di un pezzo probabilmente per un morso, eppure quando vediamo questo simbolo noi non pensiamo ai meleti del Trentino Alto Adige o al sapore del frutto in questione, nemmeno al morso di Adamo a cui effettivamente rimanda. Pensiamo piuttosto agli iPhone, ai Macbook, pensiamo ai prodotti di alta tecnologia che hanno radicalmente cambiato il vivere comune dei giorni nostri.

Un esempio molto semplice, ma i simboli sono ancora più potenti se lo pensiamo alla storia o alla religione. La falce ed il martello, la croce latina, le stelle della bandiera americana, il corsivo della Coca Cola, ogni simbolo ha un potere trascendentale che travalica il suo essere immagine. A volte però un simbolo perde il suo significato originario per acquisirne uno nuovo, diverso, che nulla a che fare con la sua originaria valenza. Così accadde per la mezzaluna islamica.

Per il mondo occidentale la mezzaluna è infatti il simbolo della religione islamica, l’unico veramente riconoscibile dell’Islam – a noi europei è infatti celato l’alfabeto arabo. Eppure non è così. La religione islamica, nata intorno al 600 d.C. dopo la predicazione di Maometto fra le popolazioni arabe, possiede infatti un forte carattere iconoclasta che le vieta di rappresentare in qualsiasi modo il volto di Allah, e della divinità in generale. È per questo qualora dovessimo entrare in una moschea, al contrario delle chiese Cristiane e dei luoghi di culto Buddhisti o Induisti, ci troveremo di fronte un trionfo di disegni decorativi e splendidi ricami floreali. Ma nessuna raffigurazione diretta di Dio.

L’origine di questo simbolo è infatti molto più antica e per conoscerla dobbiamo tornare indietro nel tempo, quando Roma faceva i suoi primi incerti passi nel mondo. In una notte buia del IV secolo a.C., Filippo di Macedonia, il padre di Alessandro Magno, stava assediando la città di Bisanzio, (futura Costantinopoli ed odierna Istanbul), ed approfittando della notte senza luna aveva dato ordine alle sue truppe di avvicinarsi alle mura della città nel silenzio più assoluto con l’obbiettivo di scalarle di nascosto.

Un forte vento si alzò all’improvviso allontanando le nuvole e facendo brillare la luna che rivelò la presenza dei Macedoni sotto le mura, allertando così i difensori della città. Gli abitanti di Bisanzio respinsero di conseguenza molto facilmente le truppe nemiche allo scoperto e, in onore della dea della luna Artemide, che li aveva salvati dalla sconfitta, fecero proprio il simbolo della mezzaluna.

Facciamo un altro salto temporale, siamo ora nel 1453, di fronte alle mura della stessa città l’esercito Turco del Sultano Maometto II sta assediando Costantinopoli, l’ultima città e capitale dell’Impero Romano. La Seconda Roma cadrà di lì a poco, e nella sua difesa morirà l’ultimo imperatore romano Costantino Paleologo XI. Caduta Costantinopoli i tesori che i Turchi saccheggiarono furono enormi.

Fu allora che il Maometto II, guardandosi intorno, vide centinaia di raffigurazioni del simbolo della capitale, la famosa mezzaluna, a cui i cristiani avevano affiancato una stella a simboleggiare la Vergine Maria. Il Sultano decise allora di fare proprio quel simbolo, (che invero apparteneva già al bagaglio simbolico turco), e la mezzaluna divenne l’unico emblema dell’impero Ottomano, il più grande stato musulmano del tempo.

Fino ad allora gli eserciti dell’Islam avevano utilizzato bandiere di tutti i colori, fra cui primeggiavano il nero, il rosso ed il verde, ancora oggi i colori più in voga fra gli Stati e i movimenti politici musulmani. Prima di Maometto II il primo ad utilizzare una mezzaluna a rappresentare l’Islam fu Alp Arslan, signore dei Turchi Selgiuchidi, che in seguito alla conquista di Ani nel 1061, fece rimuovere dalla cattedrale della città la croce per porvi una mezzaluna, uno fra i tanti simboli delle popolazioni nomadi turciche.

Per quanto ne sappiamo l’unico altro simbolo utilizzato dai musulmani era, niente poco di meno che un’aquila, presente sul gonfalone del profeta Maometto. L’impero Ottomano regnò su tutto il Medio Oriente e su gran parte dell’Africa musulmana per così tanti secoli che la mezzaluna divenne per passaggio il simbolo dell’Islam. Un simbolo che si è ben radicato nella coscienza di noi europei, tanto che nell’arte europea successiva al 1500 i musulmani sono sempre riconoscibili per via delle bandiere con la mezzaluna.

Al giorno d’oggi, in seguito al disfacimento dell’impero dei Sultani, molti dei nuovi stati nazionali sorti dalle rovine di questo e dal periodo della decolonizzazione, hanno adottato come bandiera e simbolo nazionale la mezzaluna: Tunisia, Algeria, Turchia, Azerbaijan e molti altri paesi, fra cui il Pakistan e l’Uzbekistan, mostrano la Luna di Bisanzio sulla loro bandiera.

Se nella mentalità europea questo simbolo è assurto a rappresentare l’Islam per antonomasia, nel mondo musulmano invece c’è chi lo rigetta con forza, conoscendo e ricordando le sue radici che affondano nel mondo pagano e cristiano che molto prima di quello arabo musulmano aveva dominato il Mediterraneo.

(di Marco Franzoni)