Eva Bartlett: “Ecco tutte le assurdità contro la Siria”

Come se non avessimo memoria, i media continuano a riciclare accuse di carestie, armi chimiche e altro nella guerra di propaganda verso la Siria. Non c’è mai stata una “rivoluzione”, bensì una guerra premeditata verso la Siria da parte di forze straniere (USA, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Israele) i quali hanno finanziato perfino al-Qaeda, come ammesso dallo stesso Qatar. In supporto del conflitto è intervenuta una egregia macchina da propaganda appoggiata dai media, dalle celebrità di Hollywood e finti gruppi a sostegno dei diritti umani. Ciò che segue è un breve riassunto dei maggiori casi di disinformazione sul conflitto siriano.

I SOCCORRITORI DI AL-QAEDA
Documenti rivelano che il gruppo conosciuto come “White Helmets”, dipinto come “gruppo di volontari neutrali”, è finanziato dalle nazioni occidentali, lavora principalmente nelle zone dominate da al-Qaeda e altri gruppi estremisti, e ha partecipato a esecuzioni di massa. Eppure vogliono farci credere che soccorrono civili. Persone delle zone liberate da Al-Nusra e compagni li descrivono come “la Protezione Civile di Al-Nusra”.

I media occidentali non si sono disturbati di investigare questo evidente prodotto di propaganda. Invece, hanno fatto pressione per dare ai White Helmets il Premio Nobel. Non hanno ricevuto l’agognato premio, ma in compenso hanno ricevuto un Oscar e l’appoggio di George Clooney.

I PORTAVOCE DEI TERRORISTI
L’ex comico americano Bilal Abdul Kareem è un altro simpatizzante di al-Qaeda e altri gruppi “moderati” presenti ad Aleppo, ha promosso la loro narrativa e intervistato il terrorista saudita Abdullah Muhaysini. Eppure i media come la CNN lo hanno presentato come una fonte “indipendente” e credibile per quanto riguarda le informazioni sulla Siria.

Mentre Aleppo veniva liberata da al-Qaeda e compagni, Abdul Kareem sosteneva che i civili non volevano spostarsi nelle aree controllate dal governo. Nonostante in molte occasioni, poco prima della liberazione, i civili si spostassero davvero nelle aree controllate dal governo. Nel novembre 2016 ho intervistato una famiglia che ha cercato di scappare, assieme ad altre 40 persone. Questa famiglia in particolare aveva cercato due volte di fuggire, e in entrambi i casi è stata costretta a tornare indietro nel distretto di al-Halek in Aleppo dai “ribelli moderati”.

Quando sono tornata ad Aleppo est nel giugno 2017, ho parlato con i residenti che erano ritornati alle loro case una volta ripristinata la pace. Ho visto anche gli ospedali trasformati in quartier generali dei terroristi, con le cantine trasformate in prigioni. A seguito dell’espulsione di al-Qaeda e altri “ribelli moderati”, oltre 100.000 persone provenienti da Aleppo est si sono stabilite nelle aree messe in sicurezza dal governo, celebrando la liberazione della città.

CARESTIE IN SIRIA?
La storia di “Assad che affama i civili” è stata riciclata per anni, da Damasco ad Aleppo fino a Ghouta. Nel 2014, un mese prima che la Città Vecchia di Homs venisse messa in sicurezza, dei civili mi hanno riferito che i terroristi rubavano tutto il cibo che trovavano. Ho sentito le stesse storie ad Aleppo e Homs. Quando ho visitato Madaya, la gente mi ha detto che i terroristi saccheggiavano il cibo e lo rivendevano a prezzi che i civili non potevano permettersi.

Ho visto una fabbrica di bombe, stipata in un condominio, e resti di rifornimenti di cibo che Ahrar al-Sham e al-Qaeda avevano saccheggiato, e visitato alcune delle prigioni nelle quali torturavano i prigionieri. Quando i “ribelli” lanciavano colpi di mortaio nelle aree civili, i media riferivano che era opera del governo siriano. In un giorno di novembre del 2016, quando due colpi di mortaio caddero sulla Castello Road di Aleppo, a meno di 100 metri da dove io ero, il NY Times scrisse che i colpi erano partiti dall’esercito governativo. Eppure non c’erano dubbi del fatto che i colpi fossero stati lanciati dalla zona governata da Al-Nusra.

Nell’aprile 2014, dopo che una scuola elementare fu colpita con colpi di mortaio dai terroristi a est di Damasco, uccidendo un bambino, la BBC riferì che “il governo era accusato di lanciare bombe sulle zone che controllava”. Di recente ho fatto notare sui social media come la BBC avrebbe potuto facilmente calcolare la traiettoria delle bombe, scoprendo che il realtà erano partite dalla zona di Damasco controllata dai “ribelli moderati”.

LE BUGIE DI CHANNEL 4 E DEL GUARDIAN
Nel giugno 2016, in un hotel di Aleppo, ho incontrato il giornalista di Channel 4 Krishnan Guru Murthy, senza sapere chi fosse. Poco tempo dopo ho preso familiarità con Channel 4 e l’instancabile propaganda anti-siriana di Guru Murthy: la sua romanticizzazione delle fazioni terroristiche, il mancato racconto dei loro crimini e l’uso di persone vicine ad al-Qaeda come fonti.
Guru Murthy ha prodotto un reportage assieme ai terroristi della fazione Nour al-Din al-Zinki, da lui definiti “moderati” nonostante alcuni mesi prima essi avessero brutalmente decapitato un ragazzo palestinese, Abdullah Issa. Per Channel 4 non era un problema, visto che gli è bastato eliminare il video incriminato. Così come hanno glissato sugli 11000 civili uccisi dai bombardamenti e dai cecchini dei “ribelli moderati”.

Nell’aprile 2016 il Guardian riportò che un attacco aereo russo o siriano aveva “completamente distrutto” l’ospedale Quds di Sukkari, Aleppo. Il Guardian poi dichiarò che lo stesso ospedale stava prendendo in cura i civili dopo un attacco con gas cloro, senza informarsi del fatto che l’unica azienda produttrice di gas cloro in Siria era stata occupata da Al-Nusra nel 2012.
Queste menzogne sulla distruzione di Al-Quds provengono principalmente da Medici Senza Frontiere, il quale ha dichiarato che l’ospedale Quds era “distrutto”, “ridotto in cenere”. Il Guardian ha riprodotto la notizia senza controllare. Io l’ho fatto. Nel giugno 2017 ero dentro l’ospedale, intatto. Non è mai stato distrutto.

Ho anche incontrato Omran Daqneesh, il ragazzo che, secondo il Guardian, era stato ferito da un attacco aereo russo o siriano nel 2016. Mahammad Daqneesh ha dichiarato che suo figlio era stato ferito solo leggermente, e non da un attacco aereo. Ha incolpato i media e gli Elmetti Bianchi per avere usato suo figlio come propaganda.

LA FINTA GUERRA USA ALL’ISIS
Nel giugno 2017 la coalizione guidata dagli USA ha attaccato illegalmente la Siria, abbattendo un aereo siriano. Gli USA lo hanno fatto dichiaratamente per proteggere le sue forze di terra, i SDF curdi, che gli americani usano non per combattere l’ISIS ma per destabilizzare la Siria e controllare i suoi pozzi petroliferi.

Nel settembre 2016, la coalizione USA ha attaccato le posizioni dell’esercito siriano a Deir ez-Zor, permettendo all’ISIS di guadagnare terreno. Nel maggio 2015, i convogli dell’ISIS si sono mossi per centinaia di km di deserto, conquistando l’antica città di Palmira senza che le forze USA muovessero un dito. Una cosa che anche Robert Frisk, noto per la sua opposizione al governo siriano, ha notato.

L’America ha anche “accidentalmente” inviato armi all’ISIS e progetta di instaurare un “principato salafita” nell’est della Siria, come emerge da un documento della DIA. Oppure si può sempre dare credito alle parole di John Kerry, quando nel settembre 2016 sosteneva che gli USA avessero contribuito all’insorgere dell’ISIS. “Siamo rimasti a guardare. Abbiamo visto che Daesh cresceva in forze. E pensavamo che Assad fosse minacciato”.

I TERRORISTI ISIS AMICI DI ISRAELE
Nel luglio 2017 il Washington Post scriveva di un attacco israeliano in Siria, riportando le parole di Benjamin Netanyahu secondo il quale “Israele ha attaccato la Siria dozzine di volte”. Mint Press News riportava la notizia di soldati israeliani che davano trattamenti medici a oltre 3000 terroristi, mentre un articolo di 21st Century Wire riferiva che i politici israeliani vedevano di buon occhio una vittoria dell’ISIS in Siria. Secondo il Times of Israel, l’ISIS ha aperto il fuoco contro Israele e si è scusato. Questo è il gruppo jihadista, l’ISIS, che non attacca il suo nemico naturale, Israele, ma ci collabora.

MEMORIE INCREDIBILI
La bambina di Aleppo di otto anni, Bana al-Abed, che non sa né parlare né scrivere in inglese, ha recentemente pubblicato le sue memorie. La bambina ha uno sponsor di eccellenza, la scrittrice J.K. Rowling, la quale è a sua volta sponsorizzata dalla Blair Partnership. Le critiche su Amazon mostrano che tante persone non si sono bevuti la storia di Bana, nonostante la sua apparizione all’ONU e i suoi discorsi sui bambini che muoiono per la fame e le bombe.

Gli esempi sopra riportati non sono che la punta dell’iceberg della propaganda di guerra sulla Siria, ma ci servono a capire da dove i media traggono le loro fonti, e quale agenda servono. Un indizio: il loro obiettivo non è portare la pace al popolo siriano. Forse è tempo di credere ai “propagandisti russi”: quelli che vanno a parlare davvero con i cittadini siriani, invece di citare al-Qaeda come fonte.

(da , di Eva Bartlett per Russia Today – Traduzione di Federico Bezzi)