Prassi rivoluzionaria: come Lenin conquistò il potere

Tra il 24 e il 25 ottobre 1917 del calendario giuliano (6 e 7 novembre per noi) avvenne un evento che diede il via ad una serie di cambiamenti che avrebbero fatalmente contribuito a plasmare il volto del XX secolo: la Rivoluzione d’Ottobre.

Già all’inizio dell’anno, con quella che rimarrà alla storia come la Rivoluzione di Febbraio, l’insurrezione di operai e soldati, distrutti fisicamente e moralmente dall’interminabile guerra contro la Germania e l’Austria-Ungheria, sull’onda delle pesanti sconfitte per l’esercito russo, diede vita al Soviet di Pietrogrado, un’assemblea composta principalmente da menscevichi, da socialrivoluzionari ed esponenti della classe operaia. Con l’allontanamento dal potere della famiglia Romanov, si era istituito un governo provvisorio appoggiato inizialmente anche dai bolscevichi. Ma da questi ultimi l’opzione democratica non era mai stata presa in considerazione.

L’intero movimento bolscevico traeva la sua forza dalle idee di Lenin, idee fondate sulla lotta operaia e rivoluzionaria, non sull’acquisizione democratica del potere, vista come una inutile finzione. Lenin era certo, e lo ribadiva nella sua opera “Stato e Rivoluzione”, che la dittatura del proletariato si sarebbe potuta affermare solo in maniera violenta. Già durante i moti del 1905, aveva affermato che essi erano solo il prologo di una rivoluzione che avrebbe colpito tutta l’Europa.

I bolscevichi non avrebbero mai potuto appoggiare definitivamente un governo provvisorio borghese, ma avrebbero dovuto proseguire con la lotta operaia fino a giungere alla già citata dittatura del proletariato. Una lotta di classe, ma che contemplava (a differenza di Marx) al suo interno anche la classe contadina, considerata fondamentale per il buon esito della Rivoluzione. Effettivamente, nel 1917, la Russia, nonostante le riforme di Alessandro III e del governo di Stolypin, era ancora un paese agricolo decisamente arretrato.

I contadini rappresentavano infatti la maggioranza dei sudditi dello Zar (una netta urbanizzazione sarebbe avvenuta solo con l’industrializzazione voluta da Stalin). Il governo provvisorio dimostrò molto velocemente di non aver alcun controllo sul gigante russo in completo disfacimento. Le politiche autoritarie di Kerenskij non fecero altro che inasprire ancora di più gli animi, giustificando agli occhi della popolazione le scelte rivoluzionarie dei bolscevichi, che ora si ergevano come baluardo contro la dittatura.

Quest’ultimi avevano costituito sotto la guida di Trockij un Comitato Militare Rivoluzionario, un centro di comando con il quale dirigevano l’esercito rivoluzionario che si stava formando, la cosiddetta Guardia Rossa. La smobilitazione dell’esercito zarista avvenuta alcune settimane prima aveva contribuito ad incrementare le fila dell’esercito bolscevico.

Lenin, consapevole che l’ora era giunta, tornò di nascosto a Pietrogrado e il 6 novembre (24 ottobre) 1917 diede l’ordine alla Guardia Rossa di occupare i centri di potere della città. Kerenskij riuscì a fuggire ma gran parte degli altri membri del governo provvisorio non ne ebbero il tempo. Si rintanarono nel Palazzo d’Inverno, circondati dalle guardie rosse, nella vana speranza di essere salvati dai pochi soldati rimasti fedeli. La storica cannonata dell’incrociatore Aurora diede il via ai brevi scontri che portarono alla presa del Palazzo d’Inverno, che si concluse nella mattinata dell’8 novembre, con l’arresto dei membri del governo.

Era il trionfo dei bolscevichi. Lenin tenne un discorso tra scroscianti applausi e, mentre i proletari intonavano l’Internazionale, proclamò la Repubblica dei Soviet, a cui vennero trasferiti tutti i poteri. Gli scontri continuarono e si andò costituendo un fronte anticomunista che avrebbe opposto una strenua resistenza ai sogni di Lenin. La Russia sprofondò in una spaventosa guerra civile che l’avrebbe lacerata fino alla definitiva vittoria della neonata Armata Rossa e dei bolscevichi.

Il 30 dicembre 1922, sulle ceneri del vecchio impero zarista, nacque l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Da una realtà rurale e decadente che per secoli aveva tentato di emulare senza successo le potenze europee sorse uno Stato in grado di affrontare le sfide della modernità, raggiungendo nel giro di pochi decenni traguardi che forse neanche Lenin avrebbe osato sperare.

(di Marco Montanari)