Il 4 novembre dimenticato: una “memoria” che nessuno tiene in vita

Il rituale, ripetuto e costante, delle strette di mano, degli inni strombettati e delle foto istituzionali. La farsa delle dichiarazioni ufficiali, dei finti sorrisi, del finto ricordo e del finto amor di Patria. La realtà di una festa che non si insegna, sconosciuta ai più e celebrata nell’autoreferenzialità del sentirla un obbligo, trattandola a mo’ di funerale e sfregiandola già nel nome.

La “festa delle forze armate” (come fosse solo la loro) passa inesorabilmente ogni 4 novembre nel più assoluto anonimato di una ricorrenza non sentita né conosciuta. È impietoso il confronto con altre feste nazionali straniere (come il giorno della vittoria russo, ma anche il 4 luglio americano) o addirittura con le ben più esaltate celebrazioni faziose di una guerra persa con conseguente conflitto civile ogni 25 di Aprile.

È il frutto di uno Stato che coltiva “l’antinazione”; uno Stato che disunisce e, imbevuto di retorica pacifista ed automortificante, nulla mette in atto per instillare nel popolo un pizzico di fierezza per la propria storia.

Se il 4 novembre diventa la sola festa delle forze armate è assolutamente fisiologico che venga dai più ignorata. Eppure gli uomini che si sono battuti nella Grande Guerra, sul Piave, sul Grappa, sul Carso, erano gli uomini semplici di questa nazione; era il popolo, da Bolzano a Lampedusa, che si riversava nel campo di battaglia per scacciare il nemico invasore.

Non ha nulla di istutuzionale, nulla di retorico né autoreferenziale il sangue versato dai nostri eroi per condurci a quella che non può e non deve essere ricordata in altro modo se non come “La giornata della Vittoria”.

Termine che si ha quasi paura di usare, da esclamare sottovoce, col timore incessante di essere tacciati di bellicismo, imperialismo e violenza, per il solo fatto di voler urlare, a pieni polmoni, che la guerra è stata vinta.

E non basta il cambio di nome, già realizzato aggiungendo “Unità nazionale” a forze armate. Urge un cambio di passo netto e deciso, già nella “pubblicità” che si fa di questa ricorrenza. La situazione attuale di ignoranza collettiva sull’evento, figlia, come già detto, di uno Stato assente ma anche di una generazione sessantottina e antipatriottica che domina il campo dell’istruzione, è assolutamente intollerabile.

Non si può pretendere un senso forte di unità nazionale nella popolazione se ogni cosa che possa, anche solo in minima parte alimentarlo, viene da media, mondo dell’istruzione e delle istituzioni giornalmente ignorata o peggio vilipesa.

(di Simone De Rosa)