Vittoria del 1918 e gli anti-nazionali: sfogo di un’italiana stanca

In effetti, avete tutti ragione. La nostra intera storia fa schifo: un insieme putrido e malsano di menzogne e mistificazioni. Il Risorgimento e l’Unità furono cosa solo di massoni e venduti; la Grande Guerra fu solo supplizio per gli ultimi, costretti alla morte dagli infami: non ci fu eroismo, non ci fu gloria, non spirito di sacrificio.

Sul Ventennio poi, taciamo per carità di patria: manco gli edifici e le opere pubbliche – che sfidano con spocchia autocelebrativa il Tempo – meriterebbero di stare in piedi. La Prima Repubblica? Ruberie, malaffare, tangenti e criminalità organizzata: nient’altro.

Solo noi contemporanei abbiamo capito tutto: non ci facciamo infinocchiare da retorica e nostalgie. Non ci interessa avere un passato comune da onorare, riconoscendone senza ingenuità le storture e riabilitandone le vittime innocenti: non ne abbiamo bisogno.

Perche siamo moderni, disincantati, critici verso ogni slancio, e proiettati solo al meraviglioso futuro di un unico ordine mondiale di serenità e pace in cui crediamo fermamente, mettendo – chissà come – da parte il nostro ferreo cinismo.

La Storia d’Italia non esiste, se non in termini da dimenticare, revisionare, distruggere; nulla ci accomuna se non un progressismo rosè e cosmopolita, che lascia fuori analfabeti funzionali, populisti e la categoria onnicomprensiva dei fascisti. E pazienza se a livello giuslavoristico siamo tornati all’età giolittiana; pazienza se disoccupati e inattivi hanno sfondato ogni tetto precedentemente registrato; pazienza se 11 milioni di donne e uomini rinunciano a curarsi.

Pazienza persino se il 2017 ha superato il numero dei decessi del 2015, anno record in cui le morti registrarono un’impennata tale quale si era visto solo durante le due Guerre mondiali. Pazienza se l’aspettativa di vita si accorcia, cosa mai successa prima, dall’Unità d’ Italia ma, malgrado ciò, l’eta pensionabile assurge a termini irragionevoli e veniamo rimproverati di morire comunque troppo tardi.

Pazienza se siamo divenuti incapaci di ribellarci a ogni sopruso e infamia che subiamo: sono i frutti di quell’educazione che ha smontato ogni velelità di riscatto e di eroismo, considerandola alla meglio inutile e alla peggio ridicola.

Però noi abbiamo capito tutto: indipendentisti fiscali e dialettali che non riescono a finire un discorso in italiano; irredentisti sardi a cui 4 mori non bastano e ne vogliono 500 al giorno; neoborbonici neomelodici, che i mali del Sud vengono da Mazzini, non dallo schifo in cui vivono immersi e circondati senza più manco accorgersene; zecche che si professano rivoluzionarie mentre vivono a spese della comunità; progressisti al caviale, tutori dei “diritti carini” e degli interessi bancari e speculativi.

Tutta gente che sputa sulla nostra Storia, perchè sa che l’ultimo soldato analfabeta, morto con la testa nel fango, pieno di terrore e nostalgia di casa, vale molto più di loro.

(di Federica Poddighe)