Negli anni ’70, i Lynyrd Skynyrd avevano dimostrato di essere una delle più grandi band sul panorama musicale mondiale. Tuttavia, nei giorni immediatamente postumi il lancio del loro quinto album in studio (Street Survivors), la loro brillante carriera subì una brusca interruzione.

Il 20 ottobre 1977, esattamente 40 anni fa, il charter Convair CV-300 sul quale viaggiavano precipitò a Gillsburg, Mississippi, uccidendo sul colpo il leader, Ronnie Van Zant, il chitarrista, Steve Gaines, e la corista, nonché sorella maggiore di Steve, Cassie Gaines. Fu una delle più grandi tragedie che la storia della musica ricordi. Il perché è presto detto: se i Led Zeppelin erano considerati il non plus ultra dell’epoca, i Lynyrd Skynyrd ne erano i diretti rivali, ribelli e un po’ scapestrati.

Alla raffinatezza e alla ricercatezza dei Robert Plant e dei Jimmy Page, infatti, contrapponevano quelle timbriche grezze, spesso urlate, sempre imitate ma mai fedelmente replicate da nessun gruppo Southern, sia a loro contemporaneo (Steppenwolf, The Band, The Byrds, Canned Heat, Grateful Dead, Allman Brothers Band), sia “postumo” (Gov’t Mule piuttosto che i Black Crowes).

Tuttavia, non furono solo questo. Free Bird, ballata capolavoro di 9 minuti dedicata alla scomparsa di Skydog Duane Allman, è un insieme di sonorità romantiche, gentili, delicate, intervallate e “spezzate” dal mastodontico assolo di Allen Collins al minuto 04:55, uno dei più lunghi mai concepiti. Negli anni successivi il brano divenne un classico. Nello specifico, è diventata consuetudine che gli spettatori lo richiedano a gran voce a dispetto dell’artista o del genere musicale dello stesso.

Tale trend ebbe inizio con Whipping Post della Allman Brothers Band, che veniva richiesta dal pubblico in maniera simile. Un analogo episodio legato a questa goliardica tradizione accadde anche durante il celebre Unplugged in New York dei Nirvana nel 1994 dove uno spettatore urlò: «Free Bird!» in risposta alla domanda di Kurt Cobain su quale pezzo i fan volessero che il gruppo suonasse.

Tuttavia, venne scherzosamente accennata Sweet Home Alabama, altro pezzo da 90 della band Southern Rock. Il punto di partenza, ovvio e necessario, è che trattasi di uno dei riff più riusciti e riconoscibili dell’intera storia del Rock anni ’60/’70. Da pellicole cinematografiche come Forrest Gump a videogiochi come Starcraft 2 è stato rimbalzato milioni di volte fino a entrare, un po’ per osmosi, anche nelle viscere del più distratto degli ascoltatori. Sweet Home Alabama è parte del nostro patrimonio culturale, anche se noi non lo sappiamo.

Tutto merito dei duelli chitarristici tra Steve Gaines e Allen Collins; si cercano, si provocano a vicenda mentre Ronnie Van Zant – che all’inizio chiede al tecnico del suono di alzargli il volume in cuffia – fa quello che sa fare, e cioè cantare come una delle più grandi voci Southern di sempre. Poi ci sono le sue origini, la polemica con Neil Young, che in brani quali “Southern Man”, muovendo una critica pregiudiziale agli ex Stati confederati per il loro atteggiamento conservatore e “razzista” nei confronti dei movimenti per i diritti civili guidati da Martin Luther King, scatena l’orgoglio nazionalista dei Lynyrd Skynyrd.

Dopo la prima strofa, infatti, si udiscono inviti al cantautore canadese a farsi gli affari propri e si assiste ad una difesa dell’Alabama e della sua eredità sudista, il tutto sfoggiando orgogliosamente la bandiera confederata, divenuta vera e propria icona Pop negli anni ’70 grazie a telefilm come Hazzard e pellicole revisioniste quali The Outlaw Josey Wales, diretto da Clint Eastwood.

C’era anche un verso decisamente più ambiguo, dove Van Zant sembra condividere le posizioni del Governatore dell’Alabama, George Wallace – conservatore, segregazionista, anti hippie – e affermare che del Watergate, in fondo, gli interessasse poco perché sostenitore di Richard Nixon, sebbene quest’ultimo non fosse un prodotto sudista alla stregua di Donald Trump oggi, idolo della rust belt e dei bikers nella Route 66.

La cosa entrava un po’ in contrasto con quelle che fino ad allora erano state le idee espresse dal gruppo in merito alla segregazione, ma fondamentalmente i Lynyrd Skynyrd ci marciarono su, costruendosi quell’aria politicamente scorretta che, di questi tempi, manca come l’aria. Nazionalisti, ma non troppo. Illuminati, tantissimo.

(di Davide Pellegrino)