Se i videogiochi diventano “Sport”

Analizzando l’etimo del termine Sport, non ci sarebbe nemmeno bisogno di chissà quale riflessione o elucubrazione mentale per asserire che la decisione del CIO, volta a riconoscere ufficialmente i videogiochi come attività sportiva, sia quantomeno paradossale ed antistorica.

Il termine Sport infatti, deriva dal latino “deportare” ovvero uscire di porta. La contraddizione è quindi estremamente evidente… i videogiochi infatti, sono esattamente l’attività per eccellenza associata alla sedentarietà e all’isolamento dal mondo esterno.

Lo sport è essere presenti a se stessi, essere di fronte alle proprie forze ed ancor di più, alle proprie debolezze e paure, lo sport è identificarsi in un ruolo che la società moderna non concede più, è rompere quell’apatia del vivere tipica della società occidentale. Lo sport è essere protagonisti, non essere spettatori, è superare i propri limiti, non è consumare i tasti di un joystick, lo sport è crescita personale, non è ipnosi di fronte uno schermo.

Nessuno vuole portare avanti alcuna crociata contro uno dei più divertenti passatempo della nostra epoca ma ci pare abbastanza ridicola una decisione del genere, da parte del comitato che dovrebbe teoricamente rappresentare e mantenere l’autenticità e l’essenza del senso tradizionale dello sport.

In seguito a questa decisione si spalancano quindi le porte che puntano all’introduzione dei videogiochi alle Olimpiadi di Parigi 2024. Una mossa che ha il sapore di offesa nei confronti di tutti gli atleti che per conquistare una medaglia olimpica hanno dedicato una vita intera alla fatica, al sudore ed alla disciplina, per poter mordere quel pezzo di metallo più o meno prezioso, dal forte valore simbolico che trascende e supera di valenza ogni cosa.

A Olimpia nel 776 A.C. , dove tutto iniziò, le discipline riconosciute erano corsa, pugilato, lotta, pentatlon, attività caratterizzate dalla fatica e dalla necessità di possedere un condizionamento fisico e mentale a dir poco estenuante. Che affinità potrà mai avere con queste nobili discipline, un’attività dove la pigrizia e la sedentarietà sono l’essenza dell’attività stessa? Nessuna, la risposta è semplice e ferma, nessuna affinità.

Ancor più paradossale è pensare che nel 2013 si è rischiato addirittura di escludere dai giochi Olimpici la Lotta, proprio una delle discipline più antiche e rappresentative delle Olimpiadi stesse; fortunatamente poi, la proposta non passò dopo una votazione all’interno del CIO.

Chissà se il Comitato Olimpico internazionale, prendendo la decisione di equiparare nerd a forti e vigorosi atleti, sarà stato influenzato dall’allettante business di 500milioni di dollari annuali che gli e-games generano ogni anno nel mondo. Non lo sappiamo e forse in fondo non ci interessa neanche, quello che più conta è augurarsi in un dietro front che sa quasi di utopia.

Ancora una volta il mondo moderno mina le basi ed i modelli della società classica e tradizionale, andando a creare nuovi stereotipi e nuovi canoni da perseguire, con l’intento di livellare tutto, sempre e comunque verso il basso ovviamente.

(di Marco Terranova)