Gli slavi prima del Cristianesimo: l’antica religione slava

«Gli slavi riconoscevano un unico dio, creatore del fulmine, solo padrone dell’universo, a cui venivano sacrificati bestiame e uccelli di diverso tipo.» Con queste parole lo storico bizantino Procopio di Cesarea, nella sua opera De bello gothico, descrive brevemente la religione degli antichi popoli slavi. In verità sappiamo che gli slavi veneravano invece un pantheon estremamente numeroso e variegato, composto sia da divinità antropomorfe che da entità naturali. Il paganesimo slavo era tuttavia fortemente enoteista – ovvero vedeva la preminenza di un unico dio sopra tutti gli altri – e da lì forse nasce l’equivoco di Procopio.

Sembra strano pensare che i gli abitanti dell’Europa orientale, dove ancora oggi è fortissimo l’attaccamento al Cristianesimo – sia cattolico che ortodosso – abbiano nella loro storia un lungo passato fatto di paganesimo e politeismo. Eppure proprio gli slavi furono fra gli ultimi popoli europei ad abbandonare le antiche usanze pagane, nonché fra i più tenaci difensori delle vecchie tradizioni religiose. Contro di loro furono addirittura condotte diverse crociate – sponsorizzate dai sovrani scandinavi e dai principi tedeschi – e ancora nel XIII secolo resistevano forti sacche di paganesimo slavo. Uno degli ultimi popoli a fare la sua comparsa nella storia europea, quello slavo fu anche il più tardivo ad accettare il Cristianesimo.

Purtroppo siamo in possesso di pochissime informazioni di prima mano circa la mitologia slava. Gli antichi slavi infatti non possedevano la scrittura e buona parte delle nostre fonti sono quindi o di epoca successiva – quando il Cristianesimo aveva già attecchito – oppure opera di testimoni e viaggiatori non slavi. Fra le principali ricordiamo sicuramente la Chronica Slavorum dello storico tedesco Helmond di Bosau (1120-1170) e le Gesta Danorum di Sassone Grammatico. Quest’ultima, scritta come cronistoria dei sovrani di Danimarca, fornisce tuttavia diverse informazioni sui popoli slavi della costa baltica, come i Vendi e gli Obodriti, e sui Rus di Kiev. Altre notizie sul paganesimo slavo si possono infine trovare nei numerosi poemi eroici della tradizione russa e balcanica.

Nonostante certe diversità e peculiarità geografiche, buona parte dell’impianto mitologico slavo è pressoché uguale in tutta Europa. Dalla Russia ai Balcani, passando per il Baltico e la Polonia, le divinità adorate dagli antichi slavi hanno nomi e caratteristiche comuni. Ciò è facilmente spiegabile: il paganesimo slavo è infatti precedente alle migrazioni del VI secolo, quelle che avrebbero poi portato alla frammentazione dei popoli slavi in occidentali, orientali e meridionali. Il pantheon dunque restò lo stesso, sebbene – man mano ci si allontanava dalla terra d’origine – si faceva sempre più soggetto a contaminazioni e sincretismi. Soprattutto in Russia e nel Baltico, il paganesimo slavo acquisì elementi di quello germanico e di quello baltico. Ad esempio, il dio slavo del tuono Perun ha enormi somiglianze con il Thor norreno e con il Perkunas baltico. Somiglianze talmente evidenti che ancora oggi non sappiamo se Perun sia una divinità autoctona slava, oppure un prestito del mondo scandinavo.

Perun – Signore del Tuono – è la divinità principale del pantheon slavo. E’ probabilmente a lui che si riferisce Procopio di Cesarea come unico dio degli slavi. Ancora oggi, in diverse lingue dell’Europa orientale, al termine perun sono riconducibili le traduzioni di tuono e di fulmine. In una cronaca russa si legge il giuramento fatto da alcuni mercanti Rus, i quali promettono di «rispettare quanto è stato stabilito, altrimenti l’ira di Perun incomberà su di noi». Un’altra importante divinità era il dio Svarog, personificazione del fuoco e creatore del Sole. Spesso rappresentato come un fabbro, era anche il protettore della metallurgia e dei forgiatori di spade. Stribog invece era il dio del vento e del cielo, e una sua grossa statua svettava su di una collina a Kiev. Con l’arrivo del Cristianesimo, Stribog fu assilimato allo Spirito Santo.

Sull’isola di Rügen e presso diverse tribù del Baltico era infine particolarmente venerato il dio Svetovit. Questi – chiamato anche Svantovit, Sventovit o Svetovid – era la divinità della guerra e della fertilità. Secondo Sassone Grammatico, il dio era pregato sotto forma di un’enorme statua di legno, dalla forma antropomorfa e dotata di quattro facce. Svetovit reggeva inoltre una spada in una mano e un corno – simbolo di fertilità – nell’altra. Il suo animale preferito era uno stallone bianco, che era solito cavalcare in battaglia. A causa delle numerose somiglianze fra il culto di Svetovit e quello di Perun, si è ipotizzato che il primo non sia altro che una versione locale del Signore del Tuono slavo.

Altre divinità che troviamo nel pantheon slavo – sebbene non ovunque – sono l’antica entità Rod, signore del destino, il dio della terra e degli inferi Veles, e il protettore dei viandanti Radigost. Alcune tribù veneravano in particolare una soltanto di queste divinità, mentre altre le pregavano tutte. Inoltre, come detto in precedenza, spesso gli slavi del Baltico e della Russia adottarono riti e credenze dei popoli vicini, norreni in primis. Quando poi molti scandinavi migrarono verso sud-est – mischiandosi agli slavi e dando vita al popolo Rus – questa mescolanza divenne ancora più forte ed evidente. Forse è proprio dai vichinghi che gli slavi adottarono anche il concetto di Albero del Mondo.

L’Albero del Mondo, per gli slavi, è una quercia. Essa sostiene tutto l’universo, e su di essa si trovano tutti e tre i mondi in cui quest’ultimo è diviso. Il tronco della quercia ospita Jav, che è il mondo materiale. Qui è dovevo vivono gli uomini e tutti gli altri esseri viventi. Anche le divinità abitano tuttavia questo mondo, tranne Svarog che invece risiede nella chioma della quercia. Qui si trova il mondo spirituale, reame della magia e delle entità ancestrali. Le radici dell’Albero del Mondo affondano infine negli inferi, abitate da creature oscure e mostruose di cui purtroppo sappiamo poco.

Oltre alla quercia, un altro simbolo ricorrente nella mitologia slava è il kolovrat. Molto simile – per forma e significato – alla swastika, per gli antichi slavi esso rappresentava il Sole. Diversi kolovrat sono stati trovati incisi sui monumenti di legno e sulle statue delle divinità slave. In altri casi il simbolo è posto vicino alle sepolture dei guerrieri caduti in battaglia, come emblema di vita eterna e di aldilà. Questi kolovrat potevano essere disegnati solo da persone fortemente legate al mondo degli spiriti e della magia, come gli sciamani. Lo sciamanesimo era infatti una caratteristica fondamentale del paganesimo slavo, che faceva della mediazione fra il mondo dei vivi e quello dei morti, nonché delle divinità, una condizione essenziale.

Negli ultimi anni il mondo slavo ha assistito a un vero e proprio revival delle sue antiche tradizioni. Come per i vecchi culti celtici e germanici, anche quello slavo ha visto la nascita di diversi movimenti neo-pagani. Il più famoso è forse il Rodnovery – o Fede Nativa Slava – particolarmente diffuso in Russia e in Ucraina. Unendo ritualità antiche a elementi moderni, la Fede Nativa Slava è classificata come nuovo movimento religioso ed è legalmente riconosciuta in diversi Paesi dell’Europa orientale. Un’altra comunità neo-pagana molto numerosa è la Chiesa Nativa Polacca. Alcuni di questi movimenti hanno fatto della difesa delle tradizioni slave la loro missione, spesso mischiando aspetti religiosi ad altri più prettamente sociali e politici. Questo ritorno al paganesimo è dunque da interpretare in una duplice maniera: da un lato nel sempre maggior interesse dei popoli europei verso la propria Storia e le proprie antiche tradizioni – unito a insofferenza e delusione per i fallimenti del Cristianesimo – dall’altro nel desiderio di affermare una propria precisa identità, nonché di difenderla davanti al pericolo della globalizzazione.

(di Andrea Tabacchini)