Il terrorismo ceceno e il teatro Dubrovka

La Seconda guerra cecena iniziò con la veloce conquista, nel gennaio del 2000, della capitale Grozny da parte delle truppe russe. A differenza del primo conflitto, l’esercito ceceno, con la caduta della capitale, venne in poche settimane sbaragliato. Con la fine di febbraio, gli ultimi nuclei armati ceceni, che si nascondevano tra le montagne, vennero quasi totalmente sconfitti.

La resistenza si fece sentire solo con sporadiche azioni fino al maggio del 2000 quando l’intero territorio si trovò definitivamente in mano russa. A giugno, l’ormai presidente eletto Vladimir Putin nominò Akhmad Kadyrov capo del nuovo governo ceceno, di tendenze filorusse. Sconfitti militarmente, i combattenti rimasti si riorganizzarono per una nuova fase della guerra cecena fatta di una serie di attentati volti a sfiancare l’esercito federale e le forze di polizia del nuovo governo instauratosi a Grozny.

Le tecnica era quella adottata in tutto il Medio Oriente dalle forze terroristiche palestinesi e, in seguito, anche da al-Qaeda. I terroristi si avvicinavano ai posti di blocco dei federali e della polizia con auto imbottite di esplosivo per poi farsi esplodere causando ingenti danni agli avversari. Oltre a queste azioni, i guerriglieri, o per lo meno quel che ne rimaneva di loro, ricorreva anche alle uccisioni degli ufficiali russi e agli assalti ai convogli militari.

La situazione in Cecenia andò avanti cosi per altri due anni. Sembrava quasi che ormai gli unici danni che i ribelli erano in grado di fare ai russi fossero quelli causati da questi attacchi sporadici, ma non fu così.

Il terrorismo wahhabita non era ancora morto e con lui non era ancora morto Shamil Basayev, leader della resistenza islamista. Mentre Aslan Maschadov, ex presidente ceceno estraneo all’internazionalismo islamico di Basaev, si era dato ormai alla latitanza, limitandosi a coordinare le ultime milizie che gli erano rimaste, ordinando categoricamente di ricorrere alla violenza solo contro le forze di occupazione e solo in territorio ceceno, Shamil Basayev, ferito e umiliato dalla cocente sconfitta di Grozny, organizzava una serie di attentati che sarebbero poi rimasti nella storia per la loro inaudita violenza.

Era la sera del 23 ottobre del 2002, a Mosca, e nel teatro Dubrovka era in corso lo spettacolo “Nord Ost”. Durante lo spettacolo, irruppe nel teatro un commando composto da 42 terroristi. Tra di loro vi erano molte donne facenti parte del nuovo gruppo terroristico creato da Shamil Basayev chiamate le “vedove nere”. Erano le mogli dei soldati ceceni morti durante la guerra che, per vendicare i loro defunti consorti, si arruolarono tra le fila dei terroristi di Basayev. Una delle loro caratteristiche più rilevanti era il loro vestito nero e la cintura che portavano alla vita, la cosiddetta “cintura del martirio”, chiamata così perché imbottita di esplosivo.

Il commando riuscì a prendere in ostaggio ben 850 persone. Alcuni di essi, che durante l’irruzione si trovavano dietro le quinte, riuscirono a fuggire da una finestra dietro al palco e ad allertare la polizia di cosa stava accadendo nel teatro. I sequestratori, capeggiati di Movsar Baraev, nipote di quel Baraev, cugino di Basaev, che aveva contribuito, durante la presidenza Maschadov, a trasformare la Cecenia in un vero e proprio stato criminale in cui i rapimenti erano giornalieri.

Ancora una volta, come fu ai tempi dell’occupazione dell’ospedale di Budennovsk, durante la Prima guerra cecena, la richiesta dei terroristi fu il ritiro immediato delle forze federali dal territorio ceceno e una dichiarazione pubblica del Presidente Putin, in cui si sarebbe dovuto impegnare a concludere definitivamente la guerra contro la Cecenia. La situazione era grave come a Budennovsk ma questa volta le trattative non avrebbero avuto luogo.

I primi ostaggi ad essere rilasciati, sempre nella sera del 23 ottobre, furono 15 bambini e un uomo gravemente malato di cuore. Dopo questo primo rilascio, nella notte del 24 ottobre, avvenne un fatto incredibile. Una giovane donna di 26 anni, Ol’ga Romanova, riuscendo a superare il perimetro di sicurezza che avvolge il Teatro Dubrovka, entrò dentro di esso e con estremo coraggio tentò di aprire dei negoziati con il gruppo di Baraev ed esortando gli ostaggi a opporsi ai terroristi, i quali, scambiandola per un’agente dei servizi segreti, la uccisero.

La mattina del 24 ottobre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiese l’immediato rilascio di tutti gli ostaggi e il Cremlino offrì ai terroristi la chance di lasciare la Russia illesi. I sequestratori, dal canto loro, chiesero l’intervento della Croce Rossa per aprire con essi le trattative. Notevole è stata anche la partecipazione di molti personaggi pubblici, tra cui Mikhail Gorbachev, che chiesero di poter fare da intermediari nelle trattative.

Sempre il 24 ottobre, altri 39 ostaggi vennero rilasciati dai terroristi. Essi promisero, inoltre, di liberare altri ostaggi qualora fossero iniziati i negoziati per concludere l’occupazione russa della Cecenia. Tuttavia, anche nella giornata del 25 ottobre, vennero liberati 75 cittadini stranieri, in accordo con le loro rispettive ambasciate di appartenenza, insieme ad 8 bambini.

Le cose cambiarono nella mattina del 26 ottobre. Le forze speciali russe, Omon Spetsnaz e membri del FSB, presenti al di fuori del teatro si prepararono a fare irruzione all’interno dell’edificio dopo che, a quanto dissero i testimoni oculari, gli attentatori iniziarono a sparare sugli ostaggi. Ma prima di entrare, le forze speciali avevano immesso per quasi 4 ore, attraverso il sistema di condizionamento del teatro, un potente gas anestetico per addormentare i terroristi.

Alle 6 del mattino, ora di Mosca, scattò l’attacco delle Spetsnaz che entrarono da varie direzioni, comprese le fogne ed il tetto dell’edificio. Accorgendosi della presenza di gas all’interno delle sale, i terroristi rimasti ancora svegli indossarono le maschere antigas. Troppo tardi. Avevano inalato già abbastanza gas e negli scontri a fuoco con le Spetsnaz non saranno abbastanza lucidi per combattere. La sparatoria durò per più di un’ora, poi tutte le forze speciali russe irruppero nel teatro, massacrando gli attentatori rimasti. Vennero uccisi quasi tutti ma ancora oggi della sorte di dieci terroristi non si sa assolutamente nulla.

I morti, nella tremenda azione terroristica avvenuta al teatro Dubrovka di Mosca, furono 129 ostaggi e 33 terroristi. La causa di molte di queste morti avvenne a causa del potente gas anestetico, pompato all’interno del teatro che causò anche vari danni fisici a tutti gli ostaggi liberati. Chiedendo scusa ai superstiti per non essere riuscito a salvare tutti gli ostaggi, il Presidente Putin, in seguito, prese la decisione di colpire duramente i terroristi ceceni.

Con il pugno duro, la Russia iniziò una campagna di rastrellamenti in Cecenia per colpire tutti coloro che collaboravano con i terroristi. Ma anche così, gli attentati del terrorismo wahhabita, sfruttando le enormi risorse provenienti dall’esterno delle quali esso disponeva, non verranno sempre fermati.

Il sequestro del Teatro Dubrovka, prima ancora che i terribili eventi di Beslan nel 2004, segnò un salto di qualità nell’impegno della Russia nella lotta al terrorismo internazionale. Il terrorismo ceceno, come è noto, non fu solo un fenomeno interno: godette del sostegno aperto degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita e di altri Stati confessionali arabi. Una congiuntura fatale che si sarebbe riproposta anni dopo anche in Siria – e per la quale la Russia seppe di dover intervenire massicciamente,  per la sua propria sicurezza interna e per quella di altri paesi.

(di Marco Montanari)