“La sinistra è finita e cerca nuovi schiavi”

Questa è la prova provata dell’infamia di certo giornalismo e di coloro che intendono sfruttarlo in senso buonista. Consideriamo l’essenziale.

1) Non si può generalizzare un caso singolo e particolarmente eccezionale come ci fossero migliaia e migliaia (a decine o centinaia) di casi simili. Però è del tutto vero che esistono, anche in senso metaforico, le ben note “punte dell’iceberg”. Verissimo; e senz’altro tale “punta” va presa in attenta considerazione. Tuttavia, la punta deve avere un minimo di estensione per essere significativa; altrimenti è solo un pezzo di ghiaccio galleggiante. In questo caso, però, sono convinto anch’io che non si tratti di un simile fenomeno. L’iceberg c’è, almeno a me sembra così.

Tuttavia, si esige allora un’analisi seria di quest’iceberg, di come si è formato (le sue cause), di come sta evolvendo, dei possibili sviluppi futuri. Un’analisi che, per mettere poi in opera le misure adeguate a risolvere il problema, deve essere condotta in modo lucido, obiettivo, con assoluta freddezza; e non per eccitare gli animi a favore delle proprie tesi, soltanto miranti ai propri sporchissimi interessi come sono quelli dei buonisti, che vogliono accogliere i migranti per protrarre il loro dominio in una fase che li vede in calata di consenso.

2) L’iceberg può essere il risultato della politica coloniale e poi neocoloniale di dati paesi detti “avanzati” rispetto ad altri considerati “arretrati” o “sottosviluppati”. Allora, bisogna combattere ogni tentativo di nuovo predominio dell’avanzato sull’arretrato; e tale lotta non ha senso se non c’è in corrispondenza quella assai dura condotta dalle forze anticolonialiste nei paesi colonizzati. Nella fase storica della decolonizzazione, nessuno si è sognato di raccontare che si risolvono i problemi spostando la popolazione dal paese colonizzato a quello colonizzatore. Quando il Maghreb lottò e si liberò dal dominio francese e l’India da quello inglese, algerini, marocchini, tunisini, indiani, non sostennero certo l’esigenza di spostarsi in massa in Francia e in Inghilterra. Qualcuno lo fece, ma si trattò di nette minoranze e non di esodi massicci.

Pretendere di fatto il verificarsi di un simile fenomeno, come si sta facendo con l’infame propaganda per l’accoglimento, è il vero, autentico razzismo, il reale disprezzo per la cultura e civiltà degli africani e di altri popoli migranti. Si pretende che questi si spostino da noi solo per continuare a tenerli in condizioni di povertà, di bisogno, in modo da sfruttarli per tentare di resistere al proprio ormai evidente declino politico e sociale, all’incapacità di queste laide “sinistre” (che si pretendono pure “antifasciste”; cosa c’entra questo con i processi attualmente in corso non si sa) di dare l’avvio ad una virtuosa rinascita dei nostri paesi. Sono finiti, ma non vogliono morire e si servono dei “nuovi schiavi” per durare ancora un po’. Mettiamoli presto in condizioni di non nuocere, altro che storie, altrimenti saremo morti.

3) Non c’è nessun epocale esodo dall’Africa all’Europa. Quello che sta avvenendo, in particolare nel nord Africa e in Medioriente, è dovuto alla strategia del caos di obamiana memoria. Il tutto inizia infatti nel 2011 con la “primavera araba” e l’aggressione vilissima alla Libia poi continuata con l’utilizzo dell’Isis e affini per far cadere Assad in Siria. Con l’insuccesso della Clinton potrebbe esserci la progressiva fine di tale processo; anche se bisogna vedere cosa accadrà nel conflitto in corso negli Stati Uniti. Comunque vadano le cose, dubito però che si torni alla situazione antecedente; troppe pedine del gioco sono ormai state spostate. Il fatto è che i moribondi “sinistri/antifascisti” europei, con gli italiani in testa, hanno colto la palla al balzo per cercare di utilizzare a loro vantaggio l’esodo di una massa costituita assai poco da veri profughi, perseguitati e affamati, ma invece da torme di giovani ben in carne e nella grande maggioranza non assillati da stringenti problemi di sopravvivenza. I loro “dissimili” algerini e indiani (e altri) hanno in passato lottato con coraggio e abnegazione per l’indipendenza e nuova dignità dei loro paesi.

Questi rappresentano il peggio della gioventù debosciata dei paesi da cui fugge, attirata da prospettive rosee fattele brillare da briganti nostrani, fra i quali svettano anche certe ONG. Sono da ricacciare a pedate e da impedir loro di partire. In ogni caso, dopo un periodo in cui i popoli europei intorpiditi, fra cui brilla quello italiano, non saranno ancora stati in grado di regolare i conti con queste lerce e laide “sinistre”, possiamo essere sicuri che l’esodo mostrerà la corda perché non ha nulla di epocale, ma di occasionale; è insomma stato provocato dall’altrettanto lurida politica perseguita dagli Stati Uniti negli ultimi anni e poi preso in carico dai verminosi servi europei (ma soprattutto dagli italiani, poiché qui si annidano i più infami “sinistri/antifascisti”) per durare ancora e portarci all’annientamento.

Siamo indubbiamente in ritardo nel regolare i conti con questi banditi e rischiamo grosso se si va avanti così. L’esodo terminerà, ma ci lascerà una società disfatta e priva di autentiche guide politiche. Infatti, anche nell’opposizione (che in Italia mostrerà dopo le elezioni quanto di artefatto la mina) ci sono forze dette di “destra”, infami quanto quelle di “sinistra”. Infatti, i “destri” continuano a dipingere i “sinistri” come comunisti, che sarebbero responsabili di tutti i crimini (o della maggior parte) del XX secolo. Mi dichiaro apertamente seguace del comunismo di quel secolo e di ciò che ha tentato di fare. Si tratta però di un processo storico finito e i residui, che si dichiarano ancora suoi seguaci, sono furfanti solo addetti a disonorarlo e farlo pensare come un misto di lerciume e di comicità arlecchinesca.

Non lo è stato, infami di “destra”! E’ stato un grande evento storico. Tuttavia, con limiti intrinseci che si sono conosciuti assai tardi – limiti che il sottoscritto ha in buona parte evidenziato, senza tuttavia cadere dall’esaltazione enfatica alla denigrazione più immotivata – e che quindi l’hanno infine portato allo scadere del “termine storico” concessogli. A parte pochi residui (tra farabutti e idioti), quelli che oggi si dicono “sinistra” non hanno nulla a che vedere con i comunisti reali di un tempo ormai antico. Quei comunisti li avrebbero già eliminati “in toto”, con ciò liberando i nostri paesi dall’infezione “sinistra/antifascista”.

Tuttavia, cadere da tale infezione a quella di “centrodestra” (in Italia l’altrettanto verminoso berlusconismo) non ci porterà la salvezza. Bisogna spazzare via tutta questa marmaglia, abbandonare le ormai invereconde nostalgie falso-comuniste e falso-fasciste per avventurarsi verso il “nuovo”; certamente ancora confuso, poco coerente, ma proprio perché necessità di forti giovani energie infine impegnate per salvare i nostri paesi.

(di Gianfranco la Grassa – Conflitti e Strategie)