Dentro il “Governo Invisibile”: guerra, propaganda, Clinton e Trump

[Articolo pubblicato il 27 Ottobre 2016, ndt].

Il giornalista americano Edward Bernays è spesso descritto come l’uomo che ha inventato la propaganda moderna. Nipote di Sigmund Freud, il pioniere della psicoanalisi, fu Bernays a coniare il termine “pubbliche relazioni”, come un eufemismo dialettico per un’attività che avrebbe dovuto essere definita “controllo ed influenza della stampa e relativi inganni”. Nel 1929 convinse le femministe a promuovere il consumo di sigarette tra le donne invitandole a fumare durante la parata pasquale di New York, comportamento poi considerato inusuale.

Una femminista, Ruth Booth, dichiarò: “Donne, accendete un’altra torcia di libertà, combattete un altro tabù sessuale!” L’influenza di Bernay si estese ben oltre la pubblicità. Il suo più grande successo è stato il ruolo avuto nel convincere il pubblico americano ad aderire al massacro della prima guerra mondiale. Il segreto, affermò, è “progettare il consenso” delle persone per “controllarle ed irreggimentarle secondo la nostra volontà senza che loro lo sappiano”. Descrisse tutto ciò come “il vero potere dominante nella nostra società”, definendolo un “governo invisibile”.

Ad oggi il governo invisibile non è mai stato più potente e meno compreso. Nella mia carriera di giornalista e regista non ho mai conosciuto come ora una tale propaganda costruita per insinuare le nostre vite e per indirizzare gli eventi. Immaginate due città. Entrambe si trovano sotto l’assedio dalle forze del governo del proprio Paese. Entrambe le città sono occupate da fanatici che commettono delle terribili atrocità, come la decapitazione dei locali. Ma c’è una differenza sostanziale. In uno dei due assedi, i soldati governativi vengono descritti come dei liberatori dai reporter occidentali ad essi affiliati, che riportano entusiasticamente le loro battaglie ed i bombardamenti aerei.

Ci sono foto in copertina di questi eroici soldati che mostrano una V con le dita in segno di vittoria. Non v’è menzione alcuna delle vittime civili. Nella seconda città – in un altro Paese vicino – accade quasi esattamente lo stesso. Le forze governative stanno assediando una città controllata dalla stessa razza di fanatici. La differenza è che questi fanatici sono supportati, riforniti e armati da “noi”, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Hanno anche un centro multimediale finanziato dalla Gran Bretagna e dall’America. Un’altra differenza è che i soldati governativi che hanno mosso l’assedio contro questa città sono i cattivi e vengono condannati per le aggressioni ed i bombardamenti, che sono esattamente la stessa cosa che i buoni soldati fanno nella prima città. Ciò è confusionario? Non proprio.

Questo è il doppio standard di base che è l’essenza della propaganda. Mi riferisco, naturalmente, all’attuale assedio della città di Mosul da parte delle forze governative Irachene, sostenute dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, ed a quello di Aleppo delle forze governative Siriane, sostenuto dalla Russia. Uno è buono, l’altro è cattivo. Ciò che raramente viene riportato è che entrambe le città non sarebbero occupate dai fanatici e devastate dalla guerra se la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non avessero invaso l’Iraq nel 2003. Quell’impresa criminale potette essere sferrata perché sostenuta da bugie sorprendentemente simili alla propaganda che ora distorce la nostra comprensione del guerra civile in Siria.

Senza questa grancassa propagandistica travestita da notizie, i mostruosi ISIS, Al-Qaida, al-Nusra e il resto della banda jihadista non esisterebbero, e la popolazione siriana non starebbe oggi combattendo per la propria vita. Qualcuno ricorderà una successione di giornalisti della BBC che nel 2003 si rivolsero alla telecamera per dirci che Blair è stato “giustificato” [ad invadere l’Iraq, ndt] per via di quello che si rivelò essere il crimine del secolo. Le reti televisive americane produssero la stessa legittimazione per George W. Bush. Fox News invitò Henry Kissinger a sostenere le invenzioni di Colin Powell. Lo stesso anno, poco dopo l’invasione, ho girato un’intervista a Washington con Charles Lewis, noto giornalista investigativo americano.

Gli chiesi: “Cosa sarebbe successo se i media più liberi del mondo avessero seriamente contestato ciò che si è rivelato essere una rozza propaganda?” Lui rispose che se i giornalisti avessero fatto il proprio lavoro, “ci sarebbe stata una possibilità molto elevata che non saremmo andata in guerra con l’Iraq”. Fu una dichiarazione scioccante, sostenuta da altri famosi giornalisti ai quali posi la stessa domanda, Dan Rather della CBS, David Rose dell’Observer ed altri giornalisti e produttori della BBC, che hanno preferito rimanere anonimi. In altre parole, se i giornalisti avessero compiuto il loro lavoro, se avessero contestato e studiato la propaganda anziché amplificarla, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini oggi sarebbero vivi e non ci sarebbe stato l’ISIS, così come nessun assedio di Aleppo o di Mosul.

Non ci sarebbe stata alcuna atrocità nella metropolitana di Londra il 7 Luglio 2005. Non ci sarebbe stato l’esodo di milioni di rifugiati; non ci sarebbero gli accampamenti miserabili nei quali vivono. Quando l’atrocità terroristica si è manifestata a Parigi lo scorso Novembre, il Presidente Francoise Hollande ha immediatamente inviato degli aerei per bombardare la Siria ed altro terrorismo ne è seguito, com’era prevedibile, questo è stato il prodotto dell’ampollosità di Hollande in merito alla Francia “in guerra” che non avrebbe mostrato “pietà”.

Che la violenza di stato e quella jihadista si nutrano l’un l’altra a vicenda è la verità che nessun leader nazionale ha il coraggio di esprimere. “Quando la verità è sostituita dal silenzio”, ha dichiarato il dissidente sovietico Yevtushenko, “il silenzio è una bugia”. L’attacco all’Iraq, l’attacco alla Libia, l’attacco alla Siria hanno avuto luogo perché il leader di ciascuno di questi paesi non è stato un burattino dell’Occidente. Il rispetto dei diritti umani di un Saddam o di un Gheddafi non ha influito. Non obbedivano agli ordini e non hanno ceduto il controllo del loro Paese.

Lo stesso destino attendeva Slobodan Milosevic una volta che avesse rifiutato di firmare un “accordo” che richiedeva l’occupazione della Serbia e la sua conversione in un’economia di mercato. La sua popolazione è stata bombardata e lui è stato chiamato in giudizio presso la Corte penale internazionale dell’Aia. Un’indipendenza di questo tipo è intollerabile. Come ha rilevato WikLeaks, il leader siriano Bashar al-Assad venne attaccato solo quando nel 2009 rifiutò di far attraversare il suo Paese da un oleodotto che sarebbe partito dal Qatar per arrivare in Europa.

Da quel momento, la CIA ha progettato di distruggere il Governo della Siria utilizzando dei fanatici jihadisti, gli stessi fanatici che attualmente detengono come ostaggio il popolo di Mosul e di Aleppo est. Perché questa non è una notizia? L’ex funzionario del Ministero degli Esteri britannico Carne Ross, responsabile delle sanzioni contro l’Iraq, mi ha detto: “Avremmo fornito ai giornalisti degli aneddoti di intelligence ripuliti, oppure li avremmo congelati, così funzionava”. Il cliente medioevale dell’Occidente, l’Arabia Saudita – a cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna vendono armi per il valore miliardi di dollari – sta attualmente distruggendo lo Yemen, un Paese talmente povero che nei suoi momenti migliori vede la metà dei propri bambini in stato di malnutrizione.

Cercate su Youtube e vedrete il genere di bombe utilizzate – “le nostre” bombe -, che i sauditi sganciano contro questi poverissimi villaggi, anche durante matrimoni e funerali. Le esplosioni sembrano come quelle di piccole bombe atomiche. Coloro che indirizzano le bombe in Arabia Saudita lavorano fianco a fianco con gli ufficiali inglesi. Questi fatti non sono riportati dai notiziari della sera. La propaganda è maggiormente efficace quando il nostro consenso è stato progettato da quanti abbiano una raffinata istruzione – Oxford, Cambridge, Harvard, Columbia – e vantino carriere alla BBC, al Guardian, al New York Times, al Washington Post.

Queste organizzazioni sono conosciute come i media liberal. Si presentano come tribuni illuminati e progressisti dello zeitgeist morale. Sono antirazzisti, sostengono il femminismo e le istanze LGBT. E amano la guerra. Mentre si esprimono a favore delle rivendicazioni femministe, sostengono guerre rapaci che negano i diritti di innumerevoli donne, incluso il diritto alla vita. Nel 2011, la Libia, allora uno Stato moderno, venne distrutta con il pretesto che Muammar Gheddafi stesse per commettere un genocidio contro il suo popolo.

Quella era la notizia incessantemente riportata; e non c’era alcuna prova. Era una bugia. In effetti, la Gran Bretagna, l’Europa e gli Stati Uniti hanno voluto e cercato quello che gli piace chiamare “cambio di regime” in Libia, il più grande produttore di petrolio in Africa. L’influenza di Gheddafi nel continente e, soprattutto, la sua indipendenza, erano intollerabili. Così è stato ucciso con una coltellata alla schiena da alcuni fanatici, sostenuti da America, Gran Bretagna e Francia. Hillary Clinton applaudì a favore di telecamera la sua macabra morte, dichiarando: “Siamo venuti, abbiamo visto, ed è morto!” La distruzione della Libia è stato un trionfo mediatico.

Mentre rullavano i tamburi della guerra Jonathan Freedland scrisse sul Guardian: “Anche se i rischi sono molto reali, la motivazione per l’intervento resta forte”. Intervento, quale parola educata, benigna, “Guardiana”, il cui vero significato, per la Libia, è stato morte e distruzione. Secondo i suoi stessi dati, la Nato ha effettuato 9.700 “escursioni per il bombardamento” contro la Libia, delle quali più di un terzo sono state rivolte contro obiettivi civili. Comprendevano anche missili con testate di uranio. Guardate le fotografie delle macerie di Misurata e di Sirte, e le sepolture di massa identificate dalla Croce Rossa. La relazione Unicef sui bambini uccisi riporta: “la maggior parte [dei bambini] sotto i dieci anni”. Come diretta conseguenza, Sirte è diventata la capitale dell’ISIS. L’Ucraina è un altro grande trionfo mediatico. I rispettabili quotidiani liberal come il New York Times, il Washington Post, il Guardian e le principali emittenti televisive mainstream come la BBC, la NBC, la CBS e la CNN hanno giocato un ruolo cruciale nel condizionare i loro spettatori affinché accettassero una nuova e pericolosa guerra fredda.

Tutti hanno travisato erroneamente gli eventi ucraini, presentati come un atto maligno compiuto dalla Russia quando, di fatto, il colpo di stato del 2014 in Ucraina è stato un lavoro degli Stati Uniti, aiutati dalla Germania e dalla Nato. Questa inversione della realtà è talmente pervasiva che l’intimidazione militare di Washington nei confronti della Russia non fa notizia; è soppressa dietro una campagna di diffamazione e paura sul genere di quelle con cui sono cresciuto durante la prima guerra fredda. Ancora una volta, i russi stanno venendo a prenderci, guidati da un altro Stalin, che l’Economist raffigura come il diavolo. La soppressione della verità sull’Ucraina è uno dei più totali blackout dell’informazione che io ricordi.

I fascisti che hanno progettato il colpo di stato a Kiev appartengono alla stessa razza di quelli che hanno sostenuto l’invasione nazista dell’Unione Sovietica nel 1941. Tra tutti gli allarmi riguardanti l’aumento dell’antisemitismo fascista in Europa, nessun leader ha mai menzionato i fascisti in Ucraina, eccetto Vladimir Putin. Ma lui non ha importanza. Molti dei media occidentali hanno lavorato duramente per presentare gli appartenenti alla popolazione etnica di lingua russa residente in Ucraina come degli estranei nel proprio Paese, come agenti di Mosca, quasi mai come ucraini che cercano una federazione all’interno dell’Ucraina e come cittadini ucraini che resistono a un colpo di stato straniero orchestrato contro il loro governo legittimamente eletto. C’è quasi la joie d’esprit di una rimpatriata tra guerrafondai.

I suonatori di tamburi del Washington Post che incitano alla guerra con la Russia sono gli stessi editorialisti che hanno pubblicato la menzogna secondo cui Saddam Hussein possedesse delle armi di distruzione di massa. Per la maggior parte di noi, la campagna presidenziale americana è uno spettacolo circense mediatico, in cui Donald Trump è il supercattivo. Ma Trump è detestato da coloro che hanno potere negli Stati Uniti per ragioni che hanno poco a che fare con il suo odioso comportamento e le sue insensate opinioni. Nel governo invisibile di Washington, l’imprevedibile Trump è un ostacolo al disegno riguardante l’America per il XXI secolo.

Tale progetto sarebbe quello di mantenere il dominio degli Stati Uniti e di sottomettere la Russia e, se possibile, la Cina. Per i militaristi di Washington, il vero problema con Trump è che, nei suoi momenti di lucidità, questi sembra non volere una guerra con la Russia; vuole parlare con il Presidente russo, non combatterlo; afferma di voler parlare anche con il Presidente della Cina.

Nel primo dibattito con Hillary Clinton, Trump ha promesso che non sarà colui che per primo introdurrà l’utilizzo di armi nucleari all’interno di un conflitto. Ha detto: “Certamente non assesterò il primo colpo. Una volta che l’alternativa nucleare prenderà piede, sarà finita”. Ma forse questa non è una notizia. Intendeva davvero dire ciò che ha detto? Chi lo sa? Spesso si contraddice. Ma ciò che risulta chiaro è quanto Trump sia considerato una grave minaccia per lo status quo mantenuto dalla vasta macchina della sicurezza nazionale che gestisce gli Stati Uniti, a prescindere da chi sieda alla Casa Bianca. La CIA lo vuole sconfitto. Il Pentagono lo vuole sconfitto. I media lo vogliono sconfitto. Anche il suo partito vuole che sia sconfitto. È una minaccia per i dominatori del mondo, a differenza della Clinton che non ha mai lasciato dubbi circa la sua disponibilità ad andare in guerra con le potenze nucleari Russa e Cinese.

La Clinton ne avrebbe l’attitudine, come ha spesso vantato. Infatti, il suo primato in merito è ben dimostrato. Come Senatore ha sostenuto il bagno di sangue in Iraq. Quando ha gareggiato contro Obama nel 2008, ha minacciato di “cancellare completamente” l’Iran. Come Segretario di Stato, ha concorso nella distruzione dei Governi di Libia ed Honduras e ha messo in moto una provocazione contro la Cina. Ora ha promesso di sostenere una no-fly zone in Siria, che sarebbe una diretta provocazione per la guerra con la Russia.

La Clinton potrebbe diventare il Presidente più pericoloso degli Stati Uniti che abbia mai visto durante la mia vita, un riconoscimento importante, poiché la concorrenza è feroce. Senza uno straccio di prova ha accusato la Russia di sostenere Trump e di aver hackerato le sue e-mail. Rilasciate da WikiLeaks, queste e-mail ci dicono che quanto la Clinton afferma in privato, nei discorsi ai ricchi e ai potenti, è l’opposto di quello che dichiara in pubblico. Ecco perché minacciare Julian Assange e cercare di silenziarlo è così importante.

Come caporedattore di WikiLeaks, Assange conosce la verità. E lasciatemi rassicurare coloro che sono interessati, sta bene e WikiLeaks sta lavorando su tutti i fronti. Oggi è in atto il più grande raduno di forze a guida americana dalla fine della seconda guerra mondiale, nel Caucaso e nell’Europa orientale, al confine con la Russia, in Asia e nel Pacifico, e la Cina è l’obiettivo. Tenetelo presente quando il circo elettorale delle presidenziali raggiungerà il finale l’8 Novembre, se il vincitore sarà la Clinton, un coro greco di ottusi commentatori celebrerà la sua incoronazione come un grande passo avanti per le donne. Nessuno menzionerà le vittime della Clinton: le donne siriane, le donne irachene, le donne libiche. Nessuno menzionerà le esercitazioni civili di difesa che sono state condotte in Russia. Nessuno ricorderà le “torce di libertà” di Edward Bernays. Il Portavoce della stampa di George Bush una volta ha chiamato i media “complici inabilitanti”.

Venendo da un alto funzionario in un’Amministrazione la cui bugia, resa possibile dai media, ha causato tanta sofferenza, questa descrizione deve essere considerato un avvertimento da parte della storia. Nel 1946 il Procuratore del Tribunale di Norimberga ha affermato in merito ai media tedeschi: “Prima di ogni grande aggressione, hanno avviato una campagna stampa per indebolire le vittime e preparare psicologicamente il popolo tedesco all’attacco. Nel sistema propagandistico sono state la stampa quotidiana e la radio ad essere le armi più importanti”.

(di John Pilger – Traduzione di Giovanni Rita)