Addio ad Issam Zahreddine, terrore dell’ISIS

Il Comandante della Guardia Repubblicana Siriana Issam Zahreddine è stato ucciso nella giornata odierna a Deir el-Zor dopo che il suo convoglio è stato colpito da una mina anti-uomo piantata dalle milizie dello Stato Islamico. E’ una delle tante spiacevoli conseguenze sorte dalla recente liberazione di Raqqa a opera delle milizie curdo-arabe sostenute da Washington. Nonostante la propaganda mediatica, da un punto di vista amministrativo e militare, la città era tagliata fuori da mesi e buona parte delle truppe di Abu Bakr al-Baghdadi l’avevano evacuata, sebbene ci fossero comunque delle sporadiche ed ininfluenti sacche di resistenza.

Sul piano operativo, purtroppo, ha permesso il trasferimento di molti jihadisti presso Mayadeen, cittadina lungo l’Eufrate, e Deir el-Zor a contenere l’assedio dell’esercito siriano, avuto luogo agli inizi di settembre. Gli USA, infatti, paventato il rischio che le forze fedeli a Bashar al-Assad, dopo la pulizia delle sacche terroriste ad est di Aleppo, potessero giungere per prime nella capitale dello Stato Islamico e distruggere i progetti di un Kurdistan indipendente ostile alla cosiddetta “mezzaluna sciita”, la cui linea di continuità territoriale arriva fino a Beirut, hanno esercitato pressioni su YPG affinché accelerasse con le operazioni militari. La dirigenza ha accettato, probabilmente per un ritorno politico.

Nello scacchiere siriano lungo l’Eufrate, il Pentagono e la Casa Bianca tuttavia non sono stati nuovi a questo genere di infamie. Il 17 settembre 2016, per impedire alla Guardia Repubblicana Siriana, a Hezbollah e alla milizia Qawat al-Nimr di difendere la base aerea di Deir el-Zor dagli attacchi di Daesh, la coalizione sotto la loro regia effettuò un raid sulle loro postazioni. Un errore, dichiararono, ma i risultati furono catastrofici: 62 patrioti uccisi e i wahhabiti ritrovatisi in enorme vantaggio sul terreno. Il 20 agosto 2017, nei pressi di al-Kadir, per evitare che le forze legate a Damasco tagliassero in due la sacca terrorista tra le province di Hama ed Homs e conquistassero l’autostrada Resafa-Sukhna – città chiave per procedere senza intoppi a Deir el-Zor e congiungersi con l’esercito iracheno – cacciabombardieri a stelle e strisce e israeliani effettuarono un attacco ai loro danni ritardandone la riuscita dell’operazione.

Tutto ciò comunque non impedì all’eroico Generale, nella serata del 3 settembre 2017, di permettere a migliaia di sciiti e sunniti di scendere per le strade dopo la conquista dei villaggi strategici di Ghabaghib e di al-Shula lungo l’arteria stradale che collega al-Suknah alla cittadina ad est dell’Eufrate. Festeggiammo anche noi, pensando ai fegati spappolati di John McCain, Hillary Clinton e Bernard-Henri Lévy. La stessa medesima goduria di quando Bashar al-Assad, il 13 dicembre 2016, annunciò al mondo la riconquista di Aleppo. Oggi, però, è un giorno di ossequioso silenzio e rispetto verso un altro eroe acceduto nell’Olimpo che gli spetta troppo prematuramente.

(di Davide Pellegrino)