“Cancella la croce”: il capitalismo uccide le radici occidentali

Prima Lidl, poi la Nestlé. Svizzera in pole position in questa assurda e titubante (vedremo poi perché) gara verso la sradicalizzazione anche solo delle immagini cristiane, di visioni innocue e laiche di per sé, ma osteggiate da chi si dichiara laico e privo di pregiudizi “con puro pregiudizio”.

La Lidl aveva cancellato le croci della Chiesa di Sant’Antonio Abate (Dolceacqua, Imperia) dai propri manifesti pubblicitari una settimana fa. “Lidl, la multinazionale della grande distribuzione, ha avviato una campagna europea per togliere i simboli religiosi – e quindi prima di tutto cristiani – dai suoi prodotti e dai suoi materiali pubblicitari. Lo scopo? Non “urtare la sensibilità di clienti non di fede cristiana”, il comunicato ufficiale dell’azienda.

Dopo le vivaci proteste della comunità, del sindaco del paese Fulvio Gazzola, e dei social, giustamente irritati per il fatto di aver rimosso un simbolo tradizionale che è immagine non solo di Dolceacqua, ma di tanti piccoli borghi d’Italia, la compagnia fa marcia indietro. “Se le croci vi danno così fastidio: mettete pure un’altra immagine, ma per favore non deturpate il nostro paese” aveva detto il primo cittadino.

Da qui la “titubanza” di cui sopra, di un mondo occidentale allo sbando ma che, ogni tanto, solleva finalmente qualche voce di protesta contro l’idiozia antistorica. Con un’azienda che interrompe la pratica, interessata com’è a non compromettere i propri affari per la follia dilagante.

Ma è troppo presto per festeggiare, anzi c’è da essere molto preoccupati, perché per una Lidl che si “arrende” c’è una Nestlé che prosegue inesorabile. La compagnia che ha aiutato tutti noi nello sviluppo dell’acne giovanile ha deciso di proporre nuovi motivi per farcela tornare, eliminando le croci dalle confezioni di yogurt di loro produzione, raffiguranti alcune tipiche chiese ortodosse greche.

Le storie delle due aziente però si intrecciano, perché le croci tolte dai luoghi di culto ellenici risalgono già al mese scorso, quando ancora Lidl, in Belgio, aveva ritoccato le immagini dell’isola greca di Santorini, eliminando ancora una volta le effigi cristiane.Le motivazioni? Ugualmente intelligenti: non offendere nessuno, mantenere una neutralità religiosa utilizzando simboli che appartengono essenzialmente alle religioni.

Il delirio occidentale anticristiano in realtà si manifesta in altre e molteplici forme: a Charnwood, Inghilterra, nei pressi di Nottingham, il consiglio comunale ha vietato di vendere delle tazze di caffè con la croce templare. Il motivo? Ma è ovvio! I templari hanno massacrato migliaia di musulmani durante le crociate.

Pieluigi Battista, sul Corriere della Sera, riporta un altro fatto clamoroso: ancora in Inghilterra, in alcune scuole del Sussex, è vietato fare riferimenti temporali “prima di Cristo” o “dopo Cristo”, tradizionale dei nostri calendari gregoriani. Ma anche qui i motivi non potrebbero essere più che ovvi, il cristianesimo, si sa, incita al neo-colonialismo e all’omofobia.

Per non offendere gli stranieri, insomma, si offende sé stessi. Ma in fondo non si offende nessuno, perché l’attaccamento degli occidentali alle loro radici è ormai, come sappiamo bene, ampiamente ridotto al lumicino.

Conforta che ci siano stati casi di reazione, che almeno formalmente esista una parte della stampa che replica a questa infinita mole di stupidaggini (non la definisco ignoranza perché vorrebbe dire assolverla: non ci vuole un colto per capire che una croce sia un patrimonio per l’Occidente).

Ma già che si sondi il terreno dà una precisa idea di quanto tutti noi siamo alla frutta, anzi, al caffé. Ma se preferite lo yogurt, fate pure. Noi non ci offendiamo.