La nascita di un nuovo Maccartismo

Non fatevi trarre in inganno: l’America è entrata in una nuova era del maccartismo che dà la colpa di qualunque problema alla Russia e prende di mira i cittadini in disaccordo con questa nuova propaganda da guerra fredda.

La differenza col maccartismo degli anni ’50 è che a condurlo oggi sono liberals, democratici e perfino progressisti, motivati dal proprio disgusto per il Presidente Trump. Negli anni ’50 erano i Repubblicani e la destra a condurlo contro la sinistra, indicata da Joseph McCarthy come “non-americana” e “amica dei comunisti”.

I veri vincitori di questo nuovo maccartismo sono i neoconservatori, che hanno incanalato l’odio dei Democratici per Trump per condurre la sinistra in una nuova fase di isteria che vede la presunta “ingerenza russa” come un modo per “prendere Trump”.

I neocon e i loro alleati hanno usato la mania anti-russa per prelevare decine di milioni di dollari dei contribuenti da utilizzare in “programmi contro la propaganda russa“, ad esempio finanziando organizzazioni non governative che prendono di mira americani che osano dissentire dalle motivazioni di questa nuova guerra fredda.

Il Washington Post, da anni asservito alla propaganda neocon, sta incanalando il nuovo corso dell’America, come nel 2003 ha supportato l’invasione dell’Iraq e i “cambi di regime” in Siria e Iran. Il WP ha iniziato a dare la colpa di qualunque problema alla Russia. Per esempio, un articolo indicava come responsabile della flebile vittoria della Merkel in Germania non le sue politiche di austerità o le sue politiche sui rifugiati, ma -indovinate- la Russia.

Le prove, come al solito, sono vaghe, ma sufficienti per essere bevute da democratici e liberal, i quali odiano la Russia perché odiano Trump, e dai repubblicani che conservano il sentimento antirusso della guerra fredda.

Il WP citava il Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council, che su internet ha diffuso molta dell’isteria di massa sulle presunte ingerenze russe. L’Atlantic Council è in poche parole un think tank della NATO finanziato con soldi del governo americano, degli stati del Golfo, dei fornitori dell’esercito, da istituti finanziari e altri enti che ne guadagnerebbero direttamente da un aumento del budget alla difesa.

È SEMPRE COLPA DELLA RUSSIA

In questa nuova guerra fredda la Russia viene incolpata non solo di avere ostacolato i piani di “cambio di regime” come in Siria, ma anche degli sviluppi politici occidentali, come l’elezione di Donald Trump e la vittoria di AfD in Germania.

L’Atlantic Council ha dichiarato, secondo il Washington Post, che “nelle ultime ore della campagna elettorale tedesca, i supporter online della AfD hanno avvertito la base di possibili frodi elettorali, e questi allarmi sono stati lanciati da account troll anonimi e supportati da bot-net russi”.

Ovviamente il Post non trova prove di collegamenti con il governo russo o Vladimir Putin. È nella natura del maccartismo non mostrare alcuna prova, ma solo creare un clima di sospetto. Per coloro che operano i siti internet, i “troll” – alcuni volontari e altri professionisti – sono diventati un problema molto comune e rappresentano tante realtà politiche, non solo la Russia.

Il governo americano ha usato la stessa strategia in tutto il mondo usando partiti filoamericani per sollevare dubbi sulla legittimità delle elezioni. Questa strategia è stata applicata in Ucraina (la Rivoluzione Arancione del 2004), Iran (la Rivoluzione Verde del 2009), in Russia nel 2011 e in molte altre occasioni. Eppure, invece di vedere le manovre dell’AfD come la strategia di un partito relativamente di minoranza -e le elezioni tedesche mostrano che gli elettori sono sempre più scontenti delle politiche della Merkel-, l’Atlantic Council e il WP vedono i russi dappertutto.

È BELLO ODIARE PUTIN

Nel mondo della propaganda neoconservatrice, Putin è la bestia nera per antonomasia dal momento che le sue politiche hanno messo spesso i bastoni tra le ruote ai progetti neocon. Ha contribuito ad evitare un ingresso degli Stati Uniti nella guerra di Siria nel 2013; ha contribuito a ottenere l’accordo sul nucleare iraniano con Obama; Putin si è opposto -come ha potuto- al colpo di stato neocon in Ucraina nel 2014; e infine ha fornito supporto aereo al governo siriano, cacciando i “ribelli moderati” supportati dagli USA.

Il WP e i neocon vogliono Putin finito, e hanno usato le presunte “ingerenze russe” nelle elezioni americani come il nuovo tema di propaganda per giustificare la destabilizzazione della Russia tramite le sanzioni economiche e -se possibile- progettare un “cambio di regime” a Mosca.

Niente di tutto ciò è un segreto. Carl Gershman, il presidente neocon del National Endowment for Democracy (NED), ha dichiarato pubblicamente il suo obiettivo di contrastare Putin: “Gli Stati Uniti hanno il potere di contenere e sconfiggere questo pericolo. Il punto è quando avremo l’opportunità e la volontà di farlo”.

Nella propaganda neocon gli USA e i suoi alleati sono sempre le vittime di un qualche nemico nefasto che deve essere sconfitto per proteggere ciò che c’è di buono nel mondo. In altre parole, per la NED e altre think tank finanziate dal governo la Russia e Putin devono essere dipinti come gli aggressori.

“L’obiettivo di Putin è creare dubbi e incertezze intorno alla Germania e ai pilastri dell’Unione Europea“, continua l’editoriale del Post, “produce caos e menzogne nelle società. In questo caso, supportare l’estrema destra dell’AfD è straordinariamente cinico, visti i milioni di russi che hanno dato la propria vita per sconfiggere i fascisti decenni fa”.

Ovviamente non c’è nessuna prova che Putin abbia davvero supportato l’AfD. L’Atlantic Council parla di “account troll anonimi” che hanno mosso accuse, da parte dell’AfD, di possibili frodi elettorali, e che questi sarebbero legati a “bot-net di lingua russa”. Anche se fosse vero, e l’Atlantic Council è tutto tranne che una fonte affidabile, dove sarebbe il collegamento a Putin?

Non tutto ciò che accade in Russia, una nazione da 144 milioni di abitanti, è ordinato da Putin. Ma per il Post si. È il punto focale di questa teoria del complotto neocon.

CHIUDERE LA BOCCA AL DISSENSO

Allo stesso modo, chiunque osi contestare questa propaganda viene liquidato come “schiavo del Cremlino” o “propagandista russo”. Di nuovo, nessuna prova viene fornita.

Martedì il Post ha pubblicato un articolo che parlava del sospetto -non dimostrato- che degli “operatori russi” avessero comprato 100.000 dollari di pubblicità su Facebook tra il 2015 e il 2017 per influenzare le politiche statunitensi. Di nuovo, nessuna prova.

Nell’articolo, il Post ricorda ai suoi lettori che Mosca da sempre si concentra sulle ingiustizie sociali negli Stati Uniti. È vero che l’URSS denunciò la segregazione razziale ed espresse solidarietà ai movimenti per i diritti civili. È anche vero che i comunisti americani hanno collaborato con questi movimenti per promuovere l’integrazione razziale.

Questo è esattamente il motivo per il quale J. Edgar Hoover prese di mira Martin Luther King e altri leader afroamericani, a causa della loro associazione con noti o sospetti comunisti. Allo stesso modo, l’amministrazione Reagan negò il supporto alla causa di Nelson Mandela perché il suo African National Congress accettò il supporto dei comunisti nella sua battaglia contro l’Apartheid.

È interessante notare come uno degli argomenti dei democratici a favore dell’integrazione razziale, negli anni ’60, fu che la repressione dei neri americani impedisse agli Stati Uniti di costruirsi alleati in Africa. In altre parole, le critiche dei sovietici e dei comunisti alla segregazione razziale hanno contribuito alla distruzione di quel sistema.

Eppure, l’associazione di King con presunti comunisti è rimasto uno degli argomenti caldi dei sostenitori del segregazionismo, perfino quando, dopo il suo assassino, si opposero alla creazione di un giorno di festa nazionale in suo onore.

Questi paralleli tra vecchio e nuovo maccartismo sono evidenti nell’articolo del Post, che cita le critiche di Putin all’uccisione dei neri da parte della polizia come prova del fatto che il presidente russo stia cercando di influenzare la politica americana.

“Da quando ha preso il potere, Putin ha talvolta usato le tensioni razziali negli Stati Uniti come mezzo per influenzare la politica statunitense” dice l’articolo, “Putin si è inserito nel dibattito razziale dopo le proteste di Ferguson nel 2014″.

“Voi credete che dal punto di vista della democrazia negli Stati Uniti vada tutto bene?” ha detto Putin al programma 60 Minutes della CBS, “Se tutto andasse bene, non ci sarebbe il problema di Ferguson. Non ci sarebbero gli abusi della polizia. Il nostro obiettivo è di vedere questi problemi e fornire risposte adeguate“.

La speculazione del Post vorrebbe che tra queste “risposte adeguate” di Putin ci siano i famosi “operatori russi” che comprano pubblicità su Facebook, ma non ci sono prove di questa teoria. In ogni caso, mentre questa isteria anti-russa continua a diffondersi, vediamo che coloro che protestano contro le uccisioni indiscriminate della polizia sono etichettati come “pupazzi di Putin”, così come King e gli altri leader dei diritti civili erano etichettati come “comunisti”.

COME IGNORARE LA REALTÀ

I democratici e la Cancelliera Merkel dovrebbero guardarsi allo specchio e cercare di capire come mai il lavoratore bianco gli ha voltato le spalle e ha votato le alternative “populiste” e “estremiste”. Invece danno la colpa a Putin e silenziano il dissenso dei presunti “operatori russi”.

Con l’intento di combattere la “propaganda russa” e le “fake news”, Google, Facebook e altri giganti della tecnologia stanno inserendo degli algoritmi volti eliminare le notizie che sfidano la narrativa del governo americano, in particolare su temi come l’Ucraina e la Siria. Di nuovo, non serve fornire alcuna prova: basta che Putin abbia detto le stesse cose.

Mentre i democratici, i liberal e anche alcuni progressisti saltano sul treno dell’isteria antirussa (guidato dal loro odio per Donald Trump e le sue presunte tendenze fasciste), dovrebbero ripensare per bene con chi si sono alleati e quali sono i piani dei neocon per il futuro.

Si può benissimo prevedere che, se mai il fascismo o il totalitarismo arriverà negli Stati Uniti, arriverà sotto la bandiera della democrazia e l’obiettivo di “proteggere il paese” dalla Russia o altri paesi nemici, invece che da un pagliaccio da reality show come Trump.

Il nuovo maccartismo, con i suoi algoritmi orwelliani, potrebbe sembrare un modo intelligente per neutralizzare -o magari eliminare- Trump, ma quando Trump non ci sarà più, la sovrastruttura che sta permettendo ai neocon e ai media mainstream di monopolizzare il dibattito politico in America sarà una enorme minaccia alla pace e alla democrazia.

(da Consortium News – Traduzione di Federico Bezzi)