Sciopero della fame pro-ius soli, sciopero dell’umanità

La scuola è l’ingegneria dell’anima, e i suoi dipendenti sono i costruttori. Non sorprende se lo stato civico indegno in cui si trova oggi l’Italia sia anche frutto di indebolimento scolastico perpetuo che, dal solito e noiosissimo Sessantotto in poi, ha finito col produrre nuovi genitori, insegnanti e in generale adulti privi di spina dorsale e di amor proprio.

Lo sciopero della fame annunciato da parlamentari e insegnati ad essi affini iniziato oggi, con l’obiettivo di “non far morire la riforma” dello Ius Soli, in realtà si commenterebbe da solo. Basterebbe snocciolare i dati sulla povertà, ormai giunti ai livelli inimmaginabili soltanto tre o quattro anni fa: il 6,3% della popolazione, oltre cinque milioni di persone. Se andiamo a vedere i numeri di relativo stato di indigenza, si superano i sette milioni.

Sarebbe sufficiente ricordare il progressivo smantellamento dello stato sociale negli ultimi vent’anni, le privatizzazioni folli, il precariato galoppante, la sanità ridotta a una stampella con 12 milioni di italiani che, al 2017, rifiutano le cure.

Sarebbe oltremodo necessario ricordare lo schifo che può portare, verso certi individui, sapere che la propria cittadinanza non conta nulla, che è carta straccia, e che lo Stato che dovrebbe difenderla pensa oggi ad importare immigrati senza pietà, umanità, un minimo – ma un minimo – di buon cuore.

Basterebbe, di nuovo, chiedere a questi sedicenti solidali senza nessun rispetto per sé stessi e per i loro figli, perché non protestano, marciano o scioperano per la fame per simili cause, ma per ammazzare ancora di più la propria comunità.

Ma sappiamo bene che mettersi in posizioni di pena mediatica (perché solo così possono essere definite) sia la migliore arma per ingannare la gente, per farla ancora più propria, per schiavizzarla ancora di più.

Oggi il progressismo di sinistra e il suo straordinario potere di penetrazione nella malata società italiana, costituita anche da chi, dalla sinistra, ha avuto così tanto in termini di assistenza da esserne divenuto storico elettore immutabile, ha davvero toccato il fondo.

Il fondo dell’inumano, del bieco e del turpe, atteggiamenti in malafede, tipici di quel ricatto morale con cui sono abituati a ingannare le masse da sempre, intortandole con parole dolci che nascondono i peggiori istinti animaleschi e brutali.

Desidero ringraziare tutti gli insegnanti onesti e buoni che non hanno aderito a questa iniziativa: i silenziosi, miti, gli umili, quelli che non fanno parte di questa catena di potere immonda.

La consolazione è anche per i tanti commenti letti sotto gli articoli che riportavano la notizia: la gente non è così semplice da indottrinare quando si comincia a palesare non solo la crisi occupazionale, ma addirittura la mancanza del proverbiale piatto a tavola. Vergogna e pena per tutti quelli che hanno aderito, nessuno escluso. Gli stupidi, mi spiace, non sono giustificati.

Che, lei, signora Maria Grazia Cascio (in foto) rientri nell’una o l’altra categoria non ci interessa granché. Quello che proviamo per lei è solo profonda pena, tristezza, e un pizzico di malinconia. Continui pure sulla sua strada, la identifica perfettamente, insieme a molti suoi colleghi.

(di Stelio Fergola)