Antifascismo e anticomunismo, scontri imbarazzanti su La7

Un’altra discussione sfociata in lite, tanto per cambiare, quella vista l’altra alla trasmissione di La7 Piazzapulita. Nell’arena si contrapponevano i “sinistri” Vauro e Fiano ai “destri” Sallusti e Sgarbi. A moderare Formigli, non proprio celebre per servizi obbiettivi (ricordiamo le faziosità contro Assad e Russia nella guerra di Siria). Al centro dello scontro alcuni servizi televisivi sul pericolo fascista e razzista in Italia e il conseguente ddl Fiano.

Con queste premesse sembrerebbe di essere nel 1943, quando una guerra sanguinosa aveva posto la fondamentale questione di schierarsi, a torto o a ragione, da una parte o dall’altra; ma non è così. E non siamo nemmeno negli anni’60, quando si temeva per la tenuta “democratica” del paese e cominciavano a venir fuori tentativi di golpe – il piano Solo ad esempio.

Non siamo neanche negli anni’70 quando manovrate da centri di potere occulto – Gladio – le forze genuine dell’idealità giovanile di destra e sinistra duellavano nelle università e si scontravano nelle strade – aderendo peraltro, al divide et impera del potere.

Eppure, anche in queste fasi si delineavano atteggiamenti di distensione al riguardo, come “l’appello ai fratelli in camicia nera” di Togliatti. Oppure teorie che, individuata nella divisione popolare la causa della tirannia, vedevano di buon occhio un’alleanza tra le parti– movimento studentesco degli esordi – o di ampio respiro – “Lotta di Popolo” e “Costruiamo l’azione”. Parallelamente, poi, anche a sinistra l’antifascismo diventava un affare fuorviante. Celebri le riflessioni di Pasolini, sull’antifascismo rabbioso e interscambiabile al fascismo, e la definizione “battaglia della retrovia” da parte di alcuni settori “rivoluzionari” negli anni ’60-’70.

Ebbene nel 2017, in uno scenario pienamente, quello sì, neo-totalitario, ma di ben altro tipo, i sapientoni della sinistra di potere, espressione della nuova categoria, sollevano la questione del fascismo e di leggi per ovviarlo. Tornando alla trasmissione, il tutto parte da qualche servizio su alcuni gruppi del radicalismo di destra accusati di essere i portatori di un pericolo di deriva “autoritaria”.

Segue poi una carrellata di macchiette che, sotto effetto dei fumi del vino o semplicemente beceri e criminali, rappresentano il nuovo capro espiatori per dire: “Visto? in Italia c’è il fascismo! E magari colpiamo le rivendicazioni di tutto il fronte anti-globalista e populista”. Pian piano, però, vengono fuori i veri “deragliatori della psiche” e “disturbatori del vivere armonioso”. Da una parte abbiamo Vauro in totale preda ai demoni dell’ideologia non ragionata.

Egli sembra contrariarsi come un bambino, quando Sallusti ”giustamente”, in risposta alla sua accusa a Pansa di “essersi fatto i soldi con i libri sull’antifascismo”, gli ricorda di esserseli fatti con le vignette. Il ragionamento sembra crudo, ma tuttavia quadra. Differenza non da poco, però, è che Vauro viene pagato coi denari pubblici e per quattro schizzi sulla carta, eguagliando tutti i suoi commilitoni radical-chic (Fazio, Santoro, Littizzetto e co.). Il vignettista, per certi versi, sembra addirittura voler superare il ddl Fiano, e inneggia al tenere ancora viva la fiamma dell’antifascismo, pur sembrando un gerarca fanatico infuocato.

Addirittura asserendo al fatto che il fascismo non sia un’opinione e rivendicando Stalin e l’armata rossa, proprio come un buon vecchio comunista avrebbe fatto. Peccato che intaschi dal servizio pubblico cifre che nemmeno un battaglione intero della resistenza avrebbe guadagnato in tutta la vita. Infine, l’ultima gaffe: concorda con Fiano che la legge sarebbe una risposta alla rinascita del fascismo in tutta Europa, e al riguardo presenta i casi di Ucraina e paesi Baltici, dove però i “nazisti” sono appoggiati proprio dalle corazzate anti-russe ideologicamente sue amiche e dai referenti europei e internazionali del PD.

Passiamo poi al “legislatore” Fiano che armato, come Vauro, di superiorità morale – rivelazioni “mistiche” contemporanee! – ha la pretesa di aggiornare una legge che andava già bene così. Infatti la legge Scelba, come ricorda Sgarbi, fu fatta a caldo e quando aveva ragione di essere. Tuttavia l’isterico Fiano vuole di più e si impunta, rinforzato da Vauro che rivendica, al posto dell’interessato – così si fa nell’ambiente –, di aver avuto 10 morti in campo di concentramento.

Andiamo però anche a delineare l’altra parte dei duellanti. Sallusti sembra il più quieto e il meno agganciato a logiche da “poteri intellettuali” – cosa che dovrebbe far riflettere, cari amici sedicenti anti-sistema. Tuttavia il rinfacciare ai morti del fascismo quelli del comunismo e quelli fatti dalla resistenza, pur importanti, sembra un atteggiamento “infantile”. Del resto cosa si dovrebbe fare? Una legge pure per l’apologia di comunismo? Le idee devono circolare, anche le più aberranti, sta al tessuto intellettuale fare gli anti-corpi ed espellerle.

E comunque non si capisce perché non dare dignità a due filoni, marxismo e fascismo, che volenti o nolenti sono stati partoriti dal ventre dell’Europa occidentale. Non sarebbe meglio effettuarne un’analisi impersonale? Traendo magari gli spunti positivi, ad esempio come quelli della rivalutazione della cultura tradizionale ad opera dei movimenti fascisti d’Europa – altro che bonifiche e IRI, come si ama ripetere tra gli sbeffeggiatori del ventennio.

Cosa dovremmo fare? Gettare a mare tutta la filosofia di Gentile ucciso previa condanna a morte dai partigiani? Disprezzare Evola il “reazionario”, ma grande divulgatore delle dottrine orientali; Céline l’”antisemita” ma grandioso scrittore; Cavalli Sforza il “razzista” ma tra i primi ricercatori del DNA; Darrè il “nazista” ma tra i padri della cultura verde odierna?

Viceversa l’atteggiamento speculare sarebbe di oscurare Marx, creatore di una grande visione d’insieme dell’economia; condannare Lenin grande artefice di strategie politiche ampiamente usate nel’900 dai suoi stessi nemici; disprezzare i “cattivi” comunisti, benché fossero animati da genuini sentimenti avversi allo sfruttamento e all’egoismo economico?

Tornando a noi in terza battuta entra Sgarbi, e ancora lì a sbraitare, e di converso gli altri riprendono ad urlare, sembra un invito “concreto” a spegnere la TV. Da qui emerge che il lato emozionale è cosa non da poco nella battaglia politica odierna, come in altri fasi del resto. Oggi va colto l’aspetto che i soli contenuti non bastano più; è necessario lavorare anche sulle qualità “personali” di chi sta in politica. E poi che contenuti…! Anche Sgarbi inizia a diffondere tutta una serie di inesattezze e “pregiudizi anti-comunisti” su Corea del Nord e Cuba, roba da mainstream insomma.

Tutta questa vicenda è importante poiché rappresenta, un paese spaccato in due parti, che si fanno la lotta, spesso, però, su una serie di informazioni tutte errate. Essi sono frutto della manipolazione mediatica e di libri di storia che potrebbero essere tranquillamente “riscritti”, ma in modo sereno e distaccato, senza per forza dar ragione a questo o all’altro. Infatti, sono all’ordine del giorno scontri nel quotidiano, su questo o quell’argomento, e il compito dell’informazione, di quella fuori dal mainstream, è proprio di fornire i contenuti.

Non è possibile scontrarsi sull’immigrazione senza conoscere il ruolo speculatore di molte ONG, che proseguono il lavoro di saccheggio “antropologico” dell’Africa. Non è possibile parlare di proposte economiche senza tener conto dell’attuale fase turbo-capitalistica disumanamente irrazionale e che promuove consumi oltre i limiti della natura.

Diversamente, portando contenuti, sarebbe possibile realizzare punti di incontro tra le due Italie che si scontrano su questioni come quelle accennate. “Scontrarsi”, questo è il verbo appropriato per evocare anche l’altro aspetto, quello delle parti emozionali che vengono fuori. Sembra che a molti, più che dell’effettiva risoluzione dei problemi, interessi dar sfoggio di rancori e odi senza ragioni da un lato, e di piagnistei e presunte qualità empatiche dall’altro. Il risultato finale è il far tornare tutto come prima. Si mostra, o meglio auto-celebra, la propria identità, ma poi tutto continua ad andare a rotoli.

(di Roberto Siconolfi)