Rula, ce l’hanno tutti con te: #SessismoPerRula

Piazza Pulita non è certamente il punto di riferimento dell’informazione nostrana, già gravemente debilitata da figure perfino in ascesa come David Parenzo e perfino intoccabili come l’immigrazionista Enrico Mentana, ma a troneggiare negli ultimi anni c’è soprattutto lei: Rula Jebreal.

All’inizio di quest’anno, quando gli scontri tra polizia e afroamericani in USA imperversavano, seguendo una retorica delle forze dell’ordine razziste assassine (tesi indimostrata dalle statistiche, visto che la maggior parte degli uccisi disarmati oltreoceano sono bianchi, mentre gli afroamericani vittime della controversa pratica sono il 37%), dava un saggio delle sue brillantissime intuizioni sull’elezione di Trump, il presidente del “potere bianco” xenofobo che “vuole molto più protezionismo, muri, discriminazione razziale, misoginia” (??).

Ci metteva di tutto, Rula. Da professoressa di Carpisa quale indubbiamente è, la nostra donna dirittocivilista e antirazzista preferita tuonava la sua frase standard: “capisco che è difficile parlare con una donna di colore come me”.

Sallusti, l’interlocutore di quello scontro simpaticissimo, cercava di edulcorarlo definendola “collega brava e competente, ma esponente di quel mondo radical chic che amava molto i Clinton”. A quel punto, con uno sguardo degno di un cane rabbioso schiumante di tutto e di più, di cui abbiamo una diapositiva:

…la Rula passava al contrattacco, probabilmente a suo giudizio argomentando: “Non è vero, non mi è simpatica la Clinton, è brutto quando si passa agli insulti personali“.

Seguono sbraiti e inneggi a complotti vari, in cui sarete certi di trovare le parole sessismo, razzismo, misoginia, antifemminismo, discriminazione. Mettete, come sempre, in sottofondo la musica di Paperissima, dovrebbe rendere bene.

La nostra ha dato un altro saggio delle sue infinite ed indiscutibili competenze ieri sera al suo programma di riferimento, ovvero sempre Piazza Pulita. Lo scontro stavolta è con Nicola Porro, che esce dai gangheri dopo un’interminabile mezzoretta in cui la “professoressa” ha il monopolio assoluto della scena, contraltata da un fazioso (ma almeno competente) Federico Rampini e da un rappresentante di Medici Senza Frontiere di cui non ricordo il nome (dicono si chiami Loris, boh, farò una ricerca: pare fosse uno degli oltranzisti contro il codice Minniti, una voce autorevole senza dubbio).

“La Gran Bretagna ha perso posizioni economiche con la Brexit” sentenzia la suprema Rula. “La finiamo di dire stronzate?” risponde Porro.

“Non puntarmi il dito in faccia, perché questa è violenza”. Ok. “Guarda i dati della Banca Mondiale” continua sua Maestà il femminismo.  “Una cosa è il deprezzamento della sterlina, altro l’andamento dell’economia britannica”, ribatte ancora – abbastanza esasperato – Porro.

“Sessista”. E vabbé. Inutile provare a farle capire che non concordare con le sue senz’altro illuminate visioni non significhi essere sessisti, inutile provare ad apportare argomentazioni, il muro Rula non si ferma davanti a nulla, ovviamente urlando, sbraitando e non sapendo nemmeno cosa sia imbastire un vago approccio dettato dal bon ton. È il momento di cambiare colonna sonora, L’Impero colpisce ancora dovrebbe andare bene.

Purtroppo, le forze del bene – e della saggezza – qui sono completamente assenti. Anche se perfino Formigli nel finale, all’ennesima accusa di essere discriminata e di essere “messa in minoranza da tre uomini bianchi contro l’unica donna di colore” quasi diviene uno fascioxenofobo e le intima: “Non sei in minoranza su, non fare la vittima”.

Come a dire, la Rula stavolta ha veramente battuto ogni record.

(di Stelio Fergola)