I retroscena dietro l’8 settembre 1943

Quali furono gli impegni reciprocamente presi dalle due parti al momento della firma dell‘armistizio? Quali furono gli obiettivi che i governi si posero e quali furono quelli raggiunti? Come si spiega la totale mancanza di leadership della classe dirigente e militare italiana in quel momento così cruciale per la sua Storia? Quali furono gli effetti della resa incondizionata? E quale fu la linea tedesca? Era evitabile il disastro dell‘8 settembre? Su tutte queste domande storici come Renzo De Felice prima ed Emilio Gentile oggi forniscono risposte contrastanti.

Alcuni lati delle vicende che portarono Vittorio Emanuele III e Pietro Badoglio a decidere di uscire dal conflitto e sedersi al tavolo dei negoziati che si conclusero con l’armistizio, firmato il 3 settembre 1943 alla presenza del Generale, Dwight Eisenhower, sono sempre stati sottaciuti dalla storiografia paranoide o interpretati in modi diversi.

Per molti anni, gli impegni assunti allora dalle due parti in quel di Cassibile nella più completa disinformazione sulla reale situazione militare hanno continuato ad essere oggetto, in Italia, di dibattito e controversie, le più famose quelle sulla responsabilità della monarchia e del governo Badoglio nella mancata difesa di Roma, nell’occupazione tedesca e nella totale dissoluzione del Regio Esercito.

Infatti, da 72 anni a questa parte, ciò che si conosce sono le clausole dell’armistizio breve, supinamente accettate da ogni governo insidiatosi nel corso della terza parentesi repubblicana del nostro Paese. Quelle del “lungo”, firmate in gran segreto a Malta il 29 settembre 1943, rimangono tutt’ora oggetto di studi e oscurantismi. Un ruolo fondamentale in queste ultime lo svolgono Vito Guarrasi, Filippo Naldi e Giacomo Carboni.

Il primo, stretto amico del Generale, Giuseppe Castellano, è un ambiguo avvocato della Palermo aristocratica legato ad ambienti della massoneria d’oltreoceano e alle vicende di Enrico Mattei. A proposito del suo “zampino” nell’armistizio e nelle vicende anglo-americane susseguitesi dopo lo sbarco del 10 luglio 1943, Max Corvo, procuratore italo-americano in servizio nell’OSS, scrive; “ho discusso i dettagli dei negoziati con Vito Guarrasi, che vidi durante i miei viaggi in Italia sia durante che dopo la guerra”. Testimonianza, questa, inclusa anche nel saggio del Generale Castellano, “Come firmai l’armistizio di Cassibile” (Mondadori, Milano, 1945).

Su Filippo Naldi, uno dei tanti finanziatori de Il Popolo d’Italia di Benito Mussolini nel 1914, sappiamo invece che, dopo il colpo di Stato del 25 luglio 1943, fonda un settimanale chiamato “Noi demoliberali” nel quale mette immediatamente in mostra alte conoscenze del mondo politico francese ed anglosassone che gli permetteranno di divenire capo dell’ufficio stampa del governo di Pietro Badoglio e, soprattutto, essere il tramite di quest’ultimo nei legami con l’intelligence britannica – abbozzati già da Renzo De Felice nel saggio Mussolini l‘alleato 1940-1945. I. L‘Italia in guerra 1940-1943, Tomo secondo, Crisi e agonia del regime – che fungeranno da solida base per i negoziati del 3 settembre 1943.

Giacomo Carboni, agente del SIM, fu colui che coadiuvò Vittorio Ambrosio, Capo di Stato maggiore, nell’iniziativa finalizzata allo sganciamento dell’Italia dall’alleanza con il Terzo Reich. Una importante sottolineatura in merito a questa chiara intenzione, in contrasto al comunicato di Badoglio, ci viene fornita nel documento a firma Frattini in data 29 agosto 1943, contenuto nel suo dossier, consegnato all’OSS: “Sono stato ricevuto molto cordialmente dalle autorità alleate, con le quali sono anche adesso in conversazione. Secondo il mio avviso, quello che è urgente è di prendere una immediata decisione: che non può consistere che nell‘accettazione delle note clausole militari e nella pienezza del nostro apporto pratico alla guerra contro la Germania.”

Tuttavia, il rapporto Carboni-intelligence USA è ben datato: in una Relazione IS-20 dattiloscritta e redatta da Andrea J. Torrielli, Tenente Colonnello delle forze armate USA, si legge che “i servizi segreti statunitensi accordano al Comandante delle Forze Armate italiane assegnate alla difesa di Roma nonché Commissario Straordinario del S.I.M. nei fatidici giorni del settembre ‘43 forniture di armamenti.”

È una verità incontestabile; sino a quando non si abbandoneranno definitivamente le argomentazioni elitarie e verranno resi chiari al popolo italiano questi retroscena, collusioni e cospirazioni dietro la tragedia dell’8 settembre, gli errori della politica italiana e le responsabilità militari nella vicenda armistiziale, l’Italia rischia di cessare di essere una Nazione e tornare all’entità descritta da Klebens Von Metternich nel 1815; una semplice espressione geografica.

(di Davide Pellegrino)