Isis in rotta di fronte alle forze governative

Che la Guerra civile Siriana sia arrivata ad una svolta lo dico ormai da tempo. Da quando infatti il presidente russo Vladimir Putin si è schierato con forza a fianco del legittimo presidente siriano Bashar al Assad, intervenendo anche sul campo di battaglia, le esauste forze dell’esercito siriano hanno ripreso coraggio.

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Da una situazione disperata che ha obbligato migliaia di siriani a fuggire dal proprio paese o a combattere contro il terrorismo islamico made in Isis ed Al Qaeda, con le forze governative che venivano impunemente bombardate da Americani e Turchi, sono ora le forze lealiste a tornare alla controffensiva, avvicinandosi sempre più alla vittoria.

La tanto attesa offensiva verso Deir ez-Zor è finalmente iniziata. L’esercito siriano, affiancato da truppe volontarie e da forze russe, è impiegato in un massiccio attacco su tutti i fronti che lo vedono combattere i boia del Daesh. Tre ormai sono i fronti che vedono le truppe lealiste impegnarsi a fondo contro l’Isis, il primo è quello occidentale dove l’esercito siriano sta cercando di distruggere la sacca islamista a Uqayrabat. Questa città, trasformata in fortezza dalle milizie del Daesh, era il centro della testa di ponte islamista ad est di Homs ed Hama.

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Qui le truppe del Califfato sono riuscite a respingere più assalti governativi, almeno fino a quando le truppe siriane, con la veloce avanzata degli ultimi mesi da Palmyra verso nord, non hanno circondato le roccaforti islamiste nella regione chiudendole in una sacca che via via si sta sempre più stringendo. La fortezza di Uqayrabat è riuscita di recente a respingere un ennesimo attacco lealista, ma la sua caduta è vicina non potendo più ricevere rifornimenti e rinforzi.

A nord-est la battaglia si sta facendo ancora più cruenta. A sud dell’Eufrate infatti l’avanzata delle temibili forze volontarie delle Tiger forces sono  state fermate da un ingente concentramento di forze e veicoli del Califfato che hanno dato vita ad una serie di controffensive con lo scopo di allontanarli dalla cittadina di Maadan.
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Questa città sarebbe l’ultimo grande centro a sovrapporsi fra i lealisti e la città assediata di Deir ez-Zor. È quindi logico che i miliziani dell’Isis cerchino in ogni modo dal prevenire la sua conquista, anche a costo di ingenti perdite; d’altra parte concentrare tutte le proprie forze in questo fronte ha sguarnito le difese nel centro del paese, lasciando così le zone desertiche e l’autostrada Palmyra-Deir ez-Zor incustodita.

Questo ci porta al terzo fronte, quello nel centro del paese. Dopo la veloce conquista di Al Suknah, la concentrazione di forze governative e volontari ha permesso di spezzare ogni tentativo di resistenza ribelle, così da velocizzare l’avanzata siriana. Un grande aiuto all’esercito siriano è giunto come sempre dall’aereonautica russa e siriana che hanno moltiplicato le loro azioni di disturbo e bombardamento provocando così enormi danni fra le file dei tagliagole dello Stato Islamico.

Dopo la presa di Al Suknah l’esercito siriano non ha infatti trovato grandi ostacoli sulla strada per liberare Deir ez Zor, riuscendo così a conquistare la montagna di Al-Bishri, a soli 37 km dalla città. Consapevoli che i governativi stanno arrivando alle loro spalle, il soldati del Califfato hanno inasprito gli assalti sulla cittadina assediata, non riuscendo però a guadagnare nessun metro di terreno.

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Per il legittimo presidente siriano Bashar Al Assad la vittoria sui terroristi del sedicente Califfato islamico è sempre più vicina. Quando Uqayrabat cadrà le truppe che stringono la sacca potranno essere concentrate ad est nella liberazione di Deir ez-Zor e nella conquista dei villaggi sparsi lungo l’Eufrate, cancellando così dalla mappa della Siria il Daesh.

D’altra parte gli sforzi da sostenere da parte delle forze siriane sono ancora molti, e l’unità della Siria, non più minacciata dal Daesh rimane invece sotto pressione per via delle forze indipendentiste Curde sostenute dagli Stati Uniti d’America. La vicina vittoria a Dir ez-Zor non solo permetterà al legittimo governo di assicurare la città più grande della regione, ma anche di incrementare il consenso e il supporto al presidente siriano, l’unico leader che non si è mai piegato ai ricatti dell’Occidente a guida USA così come alle pressioni della monarchia Saudita.

(di Marco Franzoni)