“Abbatti la statua”, la nuova intelligentissima moda americana

Laura Boldrini sarà felice. Ha spopolato addirittura oltreoceano, senza saperlo. Per lo meno, lo hanno fatto le sue allettanti proposte o i suoi allettanti ammiccamenti (che poi sono la stessa cosa, ho notato qualche sparuto commento di chi prova a difenderla sostenendo che “non ha mai detto di voler abbattere i monumenti fascisti”, ma se le sue affermazioni sono interpretabili in quel senso la cosa resta gravissima).

I fatti di Charlottesville, in Virginia, sui quali abbiamo riportato una lettura più analitica e meno ossessionata dalla religione anti-razzista, hanno aperto il vaso di Pandora. Non ne viene fuori il male però, ma come al solito la stupidità.

La protesta dei suprematisti bianchi in quei tumultuosi giorni nella prima metà di agosto aveva in realtà una sua ragione di esistere. Con tutto il male che si può legittimamente pensare del pensiero razzista nordamericano, non c’è dubbio che abbattere i simboli della propria storia sia quanto di più bieco e triste si possa immaginare. Sinteticamente, la si può mettere questi termini: “Generale Lee, è stato bello, per molti potrà anche essere stato brutto, ma eliminarti significa solo essere morti. Dentro”.

Ma il mondo progressista non si ferma, macché, e decide, avanza come la peggiore delle dittature. La stampa che lo rappresenta fa finta di chiedersi che posizione si debba tenere mentre la dichiara apertamente, come avviene su Il Post, che domanda: “Costa è giusto fare?”. Lo stesso fa la Repubblica. Prevedibili e ridicoli.

Tattica inflazionatissima, quella di spacciarsi per un pensiero democratico: via i “simboli di istigazione all’odio” ed ecco che quindi, dopo Lee, viene fatto fuori anche quella del presidente Thomas Jackson, a Baltimora.

Nemmeno gli onori a un soldato confederato, colpevole, appunto, di esser stato confederato. Siamo a Durham, nel Nord Carolina.

La mappa pubblicata dal New York Times con le statue (in rosso) finora rimosse, insieme a quelle che dovrebbero esserlo in futuro (in nero) fa semplicemente impressione. È, a tutti gli effetti, una follia iconoclasta. Paragonabile tranquillamente ai Bücherverbrennungen, i roghi nazisti che bruciavano i libri che non si confacevano all’ideologia ufficiale. La dittatura dell’occidentalismo e della democrazia di stampo americano mostra, in queste settimane, tutta la sua disarmante idiozia.

E non solo per i simboli della guerra di secessione. Sissignori, “rischia” anche Cristoforo Colombo a New York, che nel frattempo viene brutalizzato anche a Detroit e Baltimora.

Cosa c’entra Colombo con l’istigazione all’odio? Proseguite la lettura, sarà bellissimo.

La richiesta, fatta al sindaco di New York Bill De Blasio, si basa sull’idea che che Colombo sia stato un conquistatore «spietato», che avrebbe ucciso e fatto schiavi migliaia di nativi d’America.

Ora, il monumento a Colombo è un simbolo della Grande Mela. La sua costruzione fu dovuta alle celebrazioni del 400esimo anniversario della scoperta dell’America (1892). È un punto di riferimento, turistico e storico. Ma niente, il progresso non può essere fermato.

La commissione nominata da De Blasio avrà infatti 90 giorni di tempo per esaminare monumenti in città che “potrebbero istigare all’odio”, al razzismo, all’antisemitismo, metteteci tutto che non sbagliate mai.

L’idiozia coinvolge anche esperti del settore. Come riporta Il Secolo XIXLibby O’ Connell di History Channel,  esperta di storia americana, ha difeso la statua di Colombo. Non andrebbe rimossa, dice. Ma la giustificazione che adduce forse fa venire voglia di abbatterla lo stesso: “Non è un santo, ma non del tutto un cattivo. Ha avuto il merito di contribuire alla scoperta da parte degli europei del Nord e del Sud dell’America”.

Com’è possibile che la cultura sia diventata così stupida da dover etichettare un personaggio storico con “buono o cattivo” in modo non solo manicheo ma estremamente infantile per poterne giustificare la memoria storica, che si dovrebbe basare su criteri ben superiori e più rilevanti?

Eliminiamo le statue moderne erette per Nerone (che ha bruciato Roma), o dei malvagi Cesare e Ottaviano Augusto, che dite? Un bel falò, anzi una bella fonderia. In nome dei buoni e dei cattivi.

L’ultima vittima è di nuovo italiana, si tratta di Italo Balbo. Troppo fascista, chissenefrega se ha trasvoltato per l’intero globo terrestre stabilendo record su record.

Qualcuno spieghi agli americani che un brillante ragionamento come questo dovrebbero condurre alla distruzione di Washington o al suo cambiamento di nome istantaneo. Sì, lo stesso George che in vita teneva più di 300 schiavi insieme alla moglie.

Certo, alcune interpretazioni storiche (come quella di Dorothy Twohig) si arrampicano sugli specchi e tentano da anni di revisionare il passato schiavista del primo presidente statunitense. Ma i fatti, anche in quel caso, parlano chiaro.

(di Stelio Fergola)