L’Europa tra Washington e Mosca

Il principale avversario geopolitico degli Stati Uniti d’America è sicuramente la Federazione Russa. Non la Cina, come continuano a sostenere molti analisti sviati da una visione economicistica dei processi mondiali (sono gli stessi che negli anni ’80, basandosi su dati meramente econometrici, annunciavano il nuovo secolo giapponese), né altri Paesi cosiddetti emergenti che, recentemente, hanno rallentato molto la loro corsa, non solo finanziaria ma anche politico-diplomatico-militare (Brasile, India, Sudafrica ecc. ecc.).

Che sia Mosca la vera preoccupazione di Washington lo dimostra la manovra di accerchiamento che la Casa Bianca, indipendentemente dai Presidenti in carica, applica al gigante euroasiatico. La Russia è una media potenza regionale, con una memoria da superpotenza, che può essere ancora agevolmente limitata da Washington attraverso mezzi “ibridi”. Tuttavia, in prospettiva, un’intesa tra la prima e le potenze europee (Germania innanzitutto, ma anche Francia e Italia) rappresenta una sfida diretta all’egemonia occidentale che crea ben altre preoccupazioni negli statunitensi.

Impedire che si concretizzi questa possibilità è il pensiero fisso della strategia americana. Da ciò si comprende che il teatro decisivo in cui si giocheranno le sorti del mondo, nell’incipiente epoca multipolare, sarà il Vecchio Continente, attualmente governato da forze reazionarie, legate agli egemoni d’oltreoceano, le quali, nel tentativo di fermare la Storia stanno consumando la vita di interi popoli e nazioni.

La Russia dovrà fare di tutto per uscire dall’isolamento in cui si è tentato di relegarla, dovrà rafforzarsi solitariamente mentre i suoi vicini vivono queste convulsioni da mutamento epocale e prepararsi a stringere accordi anti-monocentrici con quegli Stati europei che, condizionati dall’evoluzione oggettiva degli eventi, si incammineranno sulla strada del revisionismo geopolitico. È inevitabile che accada ma non sono scontati gli esiti della partita. La grande competizione per il destino degli assetti globali è ancora tutta da giocare.

Al momento, non dobbiamo però nasconderci la realtà. Mosca è messa a dura prova dalle mosse americane. Sebbene sia riuscita, momentaneamente, a proteggere i suoi interessi in Siria, in Europa ha subito qualche battuta d’arresto di troppo. Come riporta Stratfor, Paesi Baltici, Ucraina ed ex membri del Patto di Varsavia, profondamente americanizzati, sono spine nel fianco della Russia e dei suoi progetti di ripristino di una sfera d’influenza adeguata alle sue potenzialità:

“Le azioni militari e paramilitari della Russia in Crimea e nell’Ucraina orientale, in risposta alla rivolta occidentale di Euromaidan a Kiev, si sono scontrate con una serie di rappresaglie […] L’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è all’avanguardia per presenza e impegni di sicurezza in Polonia, Paesi Baltici e Romania. Gli Stati Uniti e la NATO hanno aumentato la sicurezza anche per l’Ucraina, in quanto il paese sostiene le sue capacità militari per soddisfare gli standard di difesa del blocco. Kiev, nel frattempo, ha lavorato per rovesciare i ribelli filorussi nel Donbass […]

Bruxelles e Washington hanno messo sanzioni sul Cremlino, in vigore da più di tre anni. Kiev ha cominciato a tagliare i suoi vasti legami economici con Mosca, instaurando un blocco economico nei territori separatisti [su iniziativa della Cia e dei consiglieri militari americani, ndt], mentre proibisce alle istituzioni finanziarie russe, come Sberbank, di fare affari in Ucraina. Inoltre, l’Ucraina ha seguito l’esempio di Stati come la Polonia ricorrendo a nuovi fornitori in Europa per soddisfare i propri bisogni energetici anziché la Russia […] i controlli al confine con l’Ucraina hanno reso difficile per le merci e le persone a passare e uscire dalla Transnistria, un altro territorio che la Russia sostiene […]

Non va meglio sui fronti informatici e culturali […] Il Consiglio europeo ha annunciato un framework denominato “cassetta degli attrezzi della cyber diplomazia”, lo scopo è di unificare le risposte comuni […] contro gli attacchi di Mosca. L’Ucraina ha vietato i principali social media russi e i siti di posta elettronica, mentre gli Stati baltici li hanno bloccati. I legislatori a Kiev hanno superato la legislazione che limita l’uso della lingua russa nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. E il parlamento della Lituania ha approvato un simile disegno di legge per limitare l’uso delle lingue “non UE”, vale a dire quella russa, nella programmazione televisiva […] 

I partiti politici in Germania hanno concordato di contrastare la disinformazione russa non usando bot automatici nelle loro campagne di social media, sono sorti nel paese centri anti-propaganda, così come in Danimarca, Estonia, Lituania e Regno Unito. Consorzi di controllo dei fatti e partenariati transfrontalieri giornalistici sono nati in tutto l’Occidente. Ad esempio, l’Alleanza per garantire la democrazia, un gruppo US ospitato presso il German Marshall Fund, ha lanciato un sito web Aug. 2 per monitorare e analizzare le offensive di disinformazione del Cremlino su Twitter. Tutti questi sforzi hanno … reso più difficile per la Russia usare la disinformazione per influenzare l’opinione pubblica.” 

Stratfor ha, ovviamente, tutto l’interesse a diffondere un quadro a tinte fosche esclusivamente per Mosca. Non è esattamente come nella descrizione ma è indubitabile che il Cremlino debba, in questa fase, giocare ancora sulla difensiva perché non attrezzato ad un attacco frontale alla controparte. Le cose cambierebbero tanto con una Europa meno ostile alla Russia e meno serva degli americani, ma di fatto una governance unitaria sarebbe espressione della Casa Bianca.

L’Europa, precipitata in una crisi d’identità, di sovranità e di benessere (soprattutto nelle sue aree periferiche e semi-periferiche e nei suoi ventri molli mediterranei come l’Italia) dovrebbe guardare ad Est per risollevarsi dai suoi guai, prendendo coscienza che la dipendenza dagli USA è un fardello troppo pesante da sopportare in una contingenza di scollamento globale come quella in atto. Gli USA faranno, ça va sans dire, l’inferno pur di impedire un riavvicinamento Mosca-Bruxelles. Ma passare attraverso l’inferno potrebbe essere persino più costruttivo (per le proprie aspirazioni di potenza) che restare sotto il tallone di ferro di un dominante in (relativo) declino, il quale, per mantenere il potere, si mostra disposto a passare sul cadavere di tutti e sulle macerie di molte nazioni.

(di Giovanni Petrosillo)