Time: sei miti femministi duri a morire

Molto di quello che ci viene detto riguardo le donne è falso. Alcuni fatti falsi vengono ripetuti così spesso che ormai sono accettati acriticamente. Nonostante non abbiano alcun fondamento queste bufale sono al centro dei dibattiti del congresso statunitense, ispirano nuove leggi e impostano la direzione dei programmi di studio delle università. Ecco sei dei più noti miti che devono essere rigettati da tutti coloro che intendono migliorare la condizione delle donne:

MITO 1: Le donne sono metà della popolazione terrestre, lavorano 2/3 delle ore lavorative in tutto il mondo, ricevono il 10% della ricchezza del mondo e posseggono solo l’1% delle ricchezze del mondo.

FATTO: Questa presunta ingiustizia è propugnata da diversi gruppi femministi, dalla Banca Mondiale, dall’Oxfam e dalle Nazioni Unite. È completamente falsa. Più di 15 anni fa le esperte di studi di genere dell’Università di Sussex Sally Baden e Anne Marie Goetz l’hanno confutata: “Questo mito è stato costruito da qualcuno che lavorava all’ONU perché a suo tempo sembrava adatto a rappresentare la situazione di ineguaglianza nel mondo. Ma non ci sono prove che la cosa sia vera, né allora né oggi”.

Non esistono dati precisi, ma nessun economista serio crede che le donne guadagnino solo il 10% della ricchezza del mondo e che ne posseggano solo l’1%. Come ha notato un ottimo articolo su The Atlantic: “Le donne statunitensi da sole guadagnano il 5.4% della ricchezza mondiale”. Oltretutto nei paesi africani, dove le donne hanno fatto meno progressi che nell’Occidente, l’economista di Yale Cheryl Doss ha rilevato che le donne sono spesso proprietarie terriere: sono l’11% in Senegal, il 54% in Ruanda e Burundi. Doss avverte che “usare dati imprecisi per portare avanti le proprie cause è controproducente”. I dati falsi non solo minano la credibilità, ma impediscono che dati più precisi possano essere raccolti.

MITO 2: Tra le 100.000 e le 300.000 donne sono vittima di tratta delle schiave ogni anno negli Stati Uniti

FATTO: Questa dichiarazione sensazionale è una delle preferite dei politici, delle celebrità e dei giornalisti. Ashton Kutcher e Demi Moore ne hanno fatto una causa propria. L’ex presidente Jimmy Carter ha dichiarato che la schiavitù delle donne negli USA oggi è peggiore della schiavitù degli africani nel XIX Secolo.

La fonte di questo dato è un rapporto dell’Università di Pennsylvania del 2001 da parte dei sociologi Richard Estes e Neil Alan Weiner. Ma la loro stima di 100.000-300.000 donne si riferiva ai bambini a rischio di tratta – non alle vittime vere e proprie. Quando tre giornalisti di Village Voice hanno chiesto a Estes quanti bambini venivano effettivamente sfruttati nel giro della prostituzione, rispose “parliamo di poche centinaia”. E questo numero, paradossalmente, include per la maggior parte maschi: secondo un rapporto del 2008 della città di New York sulla prostituzione minorile, più della metà dei minorenni prostituiti erano maschi. Poche centinaia di bambini sono sempre troppi, ma non li si aiuterà inflazionando il loro numero a centinaia di migliaia.

MITO 3: Negli USA, tra il 22 e il 35 per cento delle donne che entra in ospedale è a causa delle violenze domestiche.

FATTO: Questo mito è apparso su una infinità di libri, articoli e rapporti – ad esempio, nel libello sulla violenza domestica “Domestic violence law” e nel “Penguin Atlas of Women in the World”. Il “Penguin Atlas” compara la situazione delle donne statunitensi a quelle dell’Uganda e di Haiti, per quanto riguarda la violenza domestica.

Da dove viene questo numero? Il “Penguin Atlas” non cita alcuna fonte, ma il “Domestic violence law” cita uno studio del Dipartimento di Giustizia (DoJ) del 1997 e un post del Centers for Disease Control (CDC) risalente al 2009. Ma né il DoJ né il CDC si riferiscono alle 40 milioni di donne che entrano ogni anno in ospedale, bensì alle 550.000 donne che ricevono cure per “ferite violente”. Di queste, circa il 37 viene ferita dal compagno. Quindi non è corretto dire che tra il 22 e il 35% delle donne che entra in ospedale è per violenze domestiche: il numero corretto è inferiore all’1%.

MITO 4: Una donna su cinque all’università subirà violenze sessuali.

FATTO: Questo mito lo si trova su tutti i media. Ne hanno parlato giornalisti, senatori e perfino l’ex presidente Obama. Ma è vero che che i college americani sono uno dei posti più pericolosi sulla Terra per le donne?

Il dato “1 su 5” è basato sul “Campus sexual assault study”, commissionato dall’Istituto Nazionale di Giustizia tra il 2005 e il 2007. Due prominenti criminologi, James Alan Fox (Northeastern University) e Richard Moran (Mount Holyoke College) ne hanno criticato i risultati: “La stima è basata su un sondaggio condotto in due grosse università, e non riflette tutte le università americane. Inoltre al sondaggio molte persone non hanno risposto, il che ha sicuramente ha inflazionato la cifra”

Fox e Moran hanno anche notato che la definizione di “violenza sessuale” è molto fumosa. Furono indicate come vittime di violenza sessuale anche coloro che avevano ricevuto “baci forzati” o avuto rapporti sessuali in stato di ubriachezza. Coloro che difendono il dato “1 su 5” dicono che altri studi hanno condotto allo stesso risultato; studi che tuttavia sono stati condotti con gli stessi metodi. Le violenze sessuali nei campus sono un problema serio, e non si risolverà gonfiando le statistiche.

MITO 5: Le donne guadagnano, a parità di lavoro, 77 centesimi per ogni dollaro che guadagnano gli uomini

FATTO: Non importa quante volte questo mito del “wage gap” viene confutato dagli economisti, torna sempre a galla. Spiegazione molto veloce: il “gap” del 23% non è altro che la differenza tra i guadagni medi di tutte le donne e tutti gli uomini nei lavori a tempo pieno. Non tiene conto delle differenze di occupazione, posizione, educazione, condizioni di lavoro e ore lavorative settimanali. Quando si tengono in conto tutti questi fattori, il “wage gap” si riduce a pochissimi punti di scarto.

Le femministe sostengono che uomini e donne con lo stesso lavoro e la stessa educazione guadagnano comunque diversamente. Non tengono in considerazione alcune grosse variabili. Gli attivisti della National Organization for Women hanno una posizione ancora più estrema: che cioè l’educazione e la carriera delle donne non sono libere in quanto condizionate da stereotipi sessisti. Secondo questo punto di vista, la tendenza delle donne a lasciare il lavoro per dedicarsi alla famiglia o ad occupare lavori nel campo dell’educazione e della psicologia, invece di professioni altamente pagate come ingegneria petrolchimica, è sintomo di una coercizione sociale.

MITO 6: Il maschio è il sesso privilegiato

FATTO: Nessuno dei due sessi ha la meglio sull’altro. La vita moderna è un complicato mix di vantaggi e svantaggi – per entrambi i sessi. Quando si parla di incidenti, mutilazioni e morti sul lavoro, sono i maschi ad avere la peggio. Il Labor Department riporta che ogni anno almeno 5.000 americani muoiano sul lavoro, e di questi 4.400 sono maschi. Ci viene spesso ripetuto che tra le 500 maggiori aziende nella classifica Fortune solo 24 sono dirette da uomini, ma chi pensa ai 4.400 morti sul lavoro?

L’educazione universitaria viene chiamata “il passaporto per il sogno americano”. Sempre più, le donne ce l’hanno e gli uomini no. Fin dall’asilo, le scuole insegnano molto meglio alle bambine che ai bambini. Oggigiorno si laureano molte più donne che uomini. La narrativa mainstream vuole che il gruppo degli uomini, specialmente bianchi, sia quello più privilegiato – ma recenti dati governativi dimostrano che oggi le donne ispaniche o native americane hanno più possibilità di andare all’Università dei maschi bianchi.

Infine, si consideri la madre di tutte le differenze di genere: l’aspettativa di vita. In media, le donne vivono solo cinque anni più degli uomini. Ma se si considera anche la razza, si scopre che negli USA le donne ispaniche e asiatiche vivono in media tra gli 88 e gli 85 anni; un uomo bianco o afroamericano vive in media tra i 76 e i 72.

Verdetto finale: se Marte deve rivedere i propri privilegi, anche Venere deve farlo. Perché questi miti continuano ad esistere? In primo luogo c’è una grossa ignoranza statistica tra i giornalisti, le attiviste femministe e i politici. C’è anche l’ammirabile tendenza umana a mostrarsi protettivi verso le donne; infine, ci sono eserciti di avvocati che su queste statistiche “inoppugnabili” portano avanti le loro cause.

Ma le “statistiche inoppugnabili” qui riportate non fanno chiarezza tra problemi più gravi e meno gravi, indirizzando grandi risorse in direzioni sbagliate. Si dimostrano anche molto bigotte: l’idea che i maschi americani stiano attualmente schiavizzando 100.000 donne, che mandino ogni anno milioni di donne all’ospedale e che rubino loro lo stipendio contribuisce a creare rancore e disprezzo verso coloro che altrimenti sarebbero dei preziosi alleati. Il mio consiglio per coloro che difendono i diritti delle donne è: cercate la verità.

(da Time – Traduzione di Federico Bezzi)