Nuove sanzioni contro la Siria, l’UE sostiene il terrorismo

Ora che l’obiettivo di rovesciare Assad (e di conseguenza aiutare Arabia Saudita e Qatar, al momento in conflitto fra loro, a costruire un gasdotto per il trasporto di energia attraverso Damasco in direzione dell’Europa) sta fallendo in maniera eclatante, le uniche armi rimaste a disposizione del regime di Bruxelles sono le sanzioni, utilizzate nel patetico tentativo di punire Assad per la colpa di aver difeso il paese sovrano che lo ha eletto presidente e aver sconfitto i mercenari invasori dell’ISIS.

Il regime non eletto di Bruxelles ha annunciato di aver imposto sanzioni su 16 siriani “per il ruolo da essi svolto nello sviluppo e utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile”, come riportato in una dichiarazione del Consiglio Europeo.

“Il Consiglio ha aggiunto 16 persone alla lista di coloro nei confronti dei quali sono state adottate misure restrittive”. La totale mancanza di prove che certifichino la responsabilità del regime siriano nell’attacco chimico è evidentemente irrilevante, come illustrato da Seymour Hersh nel dettagliato articolo in cui spiega che ci troviamo davanti all’ennesima operazione “false flag” orchestrata ad arte.
Mentre i burocrati di Bruxelles sanzionano gli scienziati siriani sulla base di fantasiose accuse prive di fondamento, l’occidente in stato di bancarotta morale e intellettuale elargisce premi Oscar ai Caschi Bianchi controllati e manovrati da Al Qaida.

Come riportato da Sputnik News, fra gli individui sottoposti a sanzioni vi sono 8 ufficiali che ricoprono posizioni di rilievo nell’esercito e “8 scienziati impegnati nella proliferazione e consegna di armi chimiche”. Un totale di 255 siriani, oltre a 67 entità, è incluso nella lista di sanzioni che prevedono divieto di viaggio e congelamento dei beni.
L’atto legislativo dell’istituzione europea e i nomi dei 16 siriani sono stati pubblicati martedì 18 luglio sul Giornale Ufficiale.

Ad aprile, la Casa Bianca aveva già sanzionato 271 impiegati della compagnia accusata di partecipazione alla produzione di armi chimiche. Le misure restrittive adottate da Washington includono il congelamento dei beni depositati in banche americane e il divieto alle compagnie statunitensi di intrattenere rapporti commerciali con gli individui sanzionati.

Il 4 di aprile, la Coalizione Nazionale Siriana per le Forze di Opposizione ha ha riportato la notizia della morte di dozzine di persone in un attacco chimico nella provincia di Idlib. Le forze di opposizione sostenute dagli Stati Uniti hanno addossato la responsabilità dell’attacco alle forze governative.

Damasco ha negato ogni coinvolgimento, sottolineando che la completa eliminazione delle scorte di armi chimiche in possesso del governo siriano è stata certificata dall’ OPCW (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) nel gennaio 2016.

Il 20 aprile, il presidente Assad ha rilasciato un’intervista a Sputnik durante la quale ha dichiarato che l’attacco chimico a Idlib non è mai avvenuto e che i filmati utilizzati come prove non sono che montature. Il capo di stato siriano ha definito l’incidente una provocazione volta a giustificare l’aggressione di Washington entro i confini dello spazio aereo siriano avvenuta il 6 di aprile.

(da The Duran – Traduzione di Maria Teresa Marino)