Il conflitto tra URSS e Giappone nella Seconda Guerra Mondiale

Nei libri scolastici di storia viene raccontato con toni altisonanti il contributo degli americani nel secondo conflitto mondiale, sia nello scenario europeo, sia in quello del Pacifico: in quest’ultimo teatro sono evidenziate famose vittorie degli statunitensi che vanno dalla battaglia delle Midway a quella di Okinawa, passando per quelle del Golfo di Leyte e di Iwo Jima. Però, stranamente, non trovano spazio le vittorie conseguite dall’Armata Rossa contro l’esercito nipponico.


La guerra di confine del 1939

L’Unione Sovietica, supportata dalla Mongolia, combatté una guerra di confine nel 1939 contro l’Impero giapponese e il Manciukuò (uno Stato fantoccio dei giapponesi creato dopo l’occupazione della Manciuria nel 1932). Il casus belli che fece divampare il conflitto nacque da un’accesa disputa sui confini orientali della Mongolia.

La battaglia più importante di tale guerra fu quella di Khalkhin Gol, che vide i due eserciti affrontarsi presso l’omonimo fiume che scorre tra la Mongolia e la Cina. Qui fece capolino un generale al tempo sconosciuto, ma che diventerà uno tra i più importanti strateghi nel secondo conflitto mondiale: Georgij Konstantinovič Žukov.

Lo scontro, durato più di quattro mesi, si concluse con la disfatta delle forze nipponiche. Il generale sovietico, infatti, dopo aver raccolto circa 50.000 uomini, 216 pezzi d’artiglieria, 498 mezzi corazzati e 581 velivoli, sferrò il suo attacco, bombardando le posizioni nemiche con gli aerei e l’artiglieria; dopo mesi di duro testa a testa, i giapponesi, accerchiati e senza rifornimenti, furono costretti arrendersi.

La vittoria sovietica ebbe diverse conseguenze: i giapponesi spostarono le operazioni militari verso le colonie europee in Asia e nel Pacifico; il 13 aprile 1941 venne stipulato un patto di non aggressione tra Tokyo e Mosca, con annesso patto di neutralità reciproca per 5 anni; le armate sovietiche furono spostate sul fronte europeo, le stesse che combatterono strenuamente nella battaglia di Mosca.


L’invasione della Manciuria

L’8 agosto 1945, quando la guerra era finita in Europa e gli Usa avevano già sganciato la bomba atomica su Hiroshima, l’Unione Sovietica iniziò l’invasione della Manciuria, infrangendo il patto siglato 4 anni prima.

Le operazioni militari erano guidate dal generale Aleksandr Michajlovič Vasilevskij, che poteva contare su 1.558.000 uomini, 26.000 cannoni e mortai, 5.500 carri armati e cannoni semoventi e 3.900 velivoli.

Tale campagna bellica durò circa 3 settimane, nel corso delle quali i sovietici conquistarono molti territori e città, tra cui Hailar, Port Arthur, Shenyang (Mudken), le Isole Curili nonché la parte meridionale di Sahalin, che era sotto il controllo di Tokyo dal 1905, anno della sconfitta russa nella guerra contro il Giappone. Il 2 settembre 1945, la 2° Guerra Mondiale si concluse e i sovietici ottennero Sahalin e le Curili.

Gli sforzi sovietici nella Seconda guerra mondiale spesso non vengono riportati nei libri di storia. Tale “dimenticanza” è probabilmente causata dalla “russofobia del terzo tipo”. Questa espressione è stata coniata da Guy Mettan, nel suo libro “Russofobia. Mille anni di diffidenza”, per indicare proprio l’avversione nei confronti dell’URSS e la conseguente demonizzazione del regime sovietico che si diffuse dopo la fine del secondo conflitto mondiale nei paesi occidentali.

(di Carlo Parissi)